Gioco
Carlo Bettini il ribelle: «Perché ho detto no a una serie D inventata e piena di rischi»
Il presidente: «Il protocollo in atto non garantisce nulla e non me ne frega niente della minaccia di retrocessione»
Francesca Lenzi
VENTURINA. Luci e ombre sul Basket Valdicornia che riparte con gli allenamenti, prova a guardare al futuro, ma rischia di ritrovarsi un passo indietro con la squadra dei senior.
Ma andiamo con ordine. «Ci fermammo un anno fa, a marzo, con la serie D – ricorda Carlo Bettini, presidente della pallacanestro venturinese – Eravamo in testa alla classifica, da soli, e alla fine rimanemmo con l’amaro in bocca. Avremmo potuto fare qualcosa di bello. Certo, nei playoff il Cus Pisa forse sarebbe stato più attrezzato ed esperto di noi che comunque avremmo potuto giocarcela alla grande. Il Covid è arrivato in un’annata per noi bella, dove c’era stata una crescita importante nei giovani, un gruppo dove chiunque dava il proprio contributo arrivando in ogni caso alla vittoria. Grazie al lavoro di Alex Blanco. Non solo. Al momento dello stop, eravamo primi anche con l’Under 14 regionale e stavamo raccogliendo risultati discreti pure con l’Under 16 Eccellenza, mentre per i bimbi, Esordienti e Pulcini, avevamo un accordo importante con Suvereto che speriamo di recuperare».
Alla fine della fiera, il campionato di serie D fu annullato, con la squadra che ha ripreso l’attività a settembre, «con il rientro di Liberati e l’arrivo di Franceschini – continua Bettini – per un gruppo forse meno giovane rispetto al precedente, ma comunque molto valido. Era già pronto il calendario quando, a quattro giorni dalla prima gara ufficiale per la Coppa Toscana, è piombato il nuovo stop». Altra stagione annullata quindi? «Per le giovanili è tutto fermo – risponde il presidente del Valdicornia – Per la serie D invece è prevista la partenza di un campionato del tutto inventato il 28 marzo. Con 22 squadre da tutta la Toscana, su 32 totali. Dieci società, compresi noi, hanno deciso di non partecipare. Il motivo è presto detto: al di là delle tempistiche e dell’impossibilità di giocare fino all’estate inoltrata con tanti ragazzi che fanno lavori stagionali, il protocollo in atto non garantisce nulla e non abbiamo intenzione di mettere a rischio i nostri tesserati. Fra l’altro i prossimi mesi non si preannunciano brillanti, anzi, ormai parliamo sempre più di nuove zone rosse. I tamponi? Sì, uno ogni 15 giorni, con gare infrasettimanali, per un contesto però che, in una categoria semi-amatoriale come la nostra, non può garantire ogni norma di sicurezza. Noi i tamponi li abbiamo fatti giorni fa, con la Croce Rossa, per i ragazzini dal 2009 fino alla prima squadra, e sono venuti fuori tutti negativi. Ma ci sono cose che non tornano. Ad esempio non è prevista la quarantena per chi entra in contatto con un contagiato; insomma, misure che cozzano con quelle espresse dall’Asl, tanto che sono già partite alcune denunce come in Liguria, e il responsabile è il presidente della società. No, mi spiace, ma non voglio noie. Si va a settembre, nonostante il rischio per la squadra della serie D di finire in Promozione, con possibilità di ripescaggio. Già, i fatti sono questi, ma a me non frega nulla, non mi faccio prendere per il collo dalla minaccia della retrocessione. E proprio per il fatto di aver rifiutato di tornare in campo dal 28 marzo, la squadra senior non può allenarsi in palestra. Avrebbe potuto, iscrivendosi al campionato. Pazienza, ha ripreso ieri gli allenamenti all’aperto. Non la capisco questa smania di voler ripartire con i campionati. M’interessa anche poco, voglio solo dopo un anno di pandemia che i giovani tornino in campo a migliorarsi, e che i più vecchi si liberino dalla sindrome della capanna. Prima squadra a parte, gli allenamenti delle altre categorie sono ripresi già da un mesetto e vanno avanti. Anche il minibasket è obbligato all’attività all’aperto, mentre i ragazzi dai 2003 ai 2010 saranno interessati da un torneo di interesse nazionale, organizzato dalla federazione, e quindi possono allenarsi in palestra. La ripresa degli allenamenti era cominciata per tutti all’aperto e distanziati. Poi la federazione ha messo a punto il protocollo attuale che prevede la possibilità del contatto dopo un tampone iniziale, autocertificazione e misurazione della temperatura. Noi però ci siamo autoregolamentati e abbiamo deciso ancora per due settimane, per puro scrupolo, di proseguire distanziati. Vuol sapere invece come riparte la pallavolo? Con zero tamponi e la ripresa dei campionati giovanili, con soltanto l’obbligo dell’autocertificazione. Sarà pure uno sport con minor contatto rispetto al basket, ma a rete la gente si respira in faccia. Comunque a me non dispiace di non ripartire. Mi spiace più per il volley. Non voglio fare i campionati, voglio solo andare avanti con gli allenamenti, per non disperdere il lavoro fatto, perché il problema oggi è quello della dispersione ed è trasversale, pericoloso per ogni età. Per capirsi, abbiamo ricominciato a fare attività con numeri inferiori al periodo prima dello stop e con l’aumento dei contagi a Venturina le cifre si sono ulteriormente ridotte. È un problema. Il nostro capitale umano conta di più di quello economico dove, per la cronaca, abbiamo cessato ogni rimborso. Le iniziative? – conclude Bettini – È saltato tutto, e non stiamo nemmeno programmando per la prossima estate. Non sappiamo neppure cosa sarà concesso nei prossimi mesi e comunque non c’è proprio lo spirito al momento per pensare a organizzare qualcosa. Per farlo, avremmo bisogno di vedere segnali incoraggianti che, per ora, non ci sono». —
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