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PALLAVOLO 

Il Riotorto teme di perdere le nuove leve del suo vivaio

Francesca Lenzi
Il Riotorto teme di perdere le nuove leve del suo vivaio

Il presidente Vallini: «A settembre stavamo ripartendo, ora il nostro timore è che non tornino più, non si capisce perché il volley sia considerato a rischio»

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piombino. Lo sport è ancora fermo. Tutto, o quasi. Vanno avanti le attività individuali e, negli sport di squadra, i campionati dei professionisti. Ferma dal primo lockdown è anche la Pallavolo Riotorto che ha giocato l’ultima partita il 22 febbraio scorso, nel campionato di serie D. Prime fino alla pausa natalizia, le ragazze del coach Matteo D’Alesio si sono ritrovate con un paio di passi falsi al sesto posto, ma con ogni possibilità di recupero, se non fosse arrivato il coronavirus a interrompere tutto. «Siamo fermi da marzo con la serie D e con i corsi per le bambine dai 6 ai 12 anni – afferma il presidente Evio Vallini –. Ci siamo allenati un mese a settembre, ma poi a ottobre ci siamo fermati nuovamente. Hanno continuato e continuano le squadre giovanili Under 13, Under 15 e Under 17, per un totale di cinque squadre, di cui una maschile. Hanno continuato perché questi campionati sono ritenuti d’interesse nazionale e quindi per la Federazione e il Coni possono allenarsi, sempre nel rispetto delle disposizioni». Eppure il volley sembra lo sport con meno contatto al mondo. Nessuno si tocca, a parte per festeggiare un punto, e a spostarsi da un team all’altro è solo il pallone. «Macché! – replica Vallini –. Siamo stati considerati in questa pandemia come uno degli sport più pericolosi. Perché le atlete si affrontano a muro e poi il pallone che passa dall’una all’altra è visto come un rischio. Fra l’altro la nostra prima squadra che è in serie D è ferma, ma la C invece gioca e si allena, nonostante siano entrambi campionati regionali. E alla fine ci rimettono le atlete grandi che sanno perfettamente gestirsi sia come comportamento che a livello di sicurezza. Ma ci rimettono, comunque, anche le più piccole, quelle dai 6 ai 12 anni, con tutte le problematiche sociali che emergono. Tante bimbe, infatti, avrebbero bisogno di fare attività motoria e sono loro a pagare di più in questa pandemia». In realtà anche le società dilettantistiche degli altri sport sono tornate ad allenarsi. Non tutte, è vero, e in ogni caso singolarmente e osservando il distanziamento. «Ma all’aria aperta – dice Vallini –. E comunque che senso avrebbe per noi del volley allenarsi senza potersi passare la palla? Il rischio maggiore è che si perdano generazioni di atlete. L’anno scorso, fra le bimbe dai 6 ai 12 anni, abbiamo chiuso l’attività con 32 piccole atlete. A settembre, unico mese nel quale abbiamo potuto fare qualcosa, erano 13, poi 16, e insomma, stavamo ripartendo, ma c’hanno fermato di nuovo e le abbiamo perse. Parliamo di bambine che non fanno più sport. Il pericolo è questo, che passi loro la voglia e l’entusiasmo e che si abituino a non far niente. Noi ci proveremo a farle tornare, ma sarà dura, si ricomincia da zero. Neppure i genitori hanno insistito più di tanto, magari per paura. La pandemia c’è, sia chiaro, i morti e le difficoltà anche, nessun vuol sminuire nulla, ma avremmo potuto gestire meglio l’emergenza. La nostra società, ma penso anche tante altre – prosegue Vallini – ha predisposto nei mesi scorsi un protocollo fatto di sanificazioni, attenzioni massime, posti assegnati negli spogliatoi, e quant’altro. Il fatto è che a pagare di più in questa pandemia è stato lo sport. E non solo lo sport, ma anche l’arte, lo spettacolo. È un problema culturale. La ripartenza? Credo che fino a quando non terminerà lo stato di emergenza non si parlerà di un ritorno sui campi. Almeno per il dilettantismo. Sono in contatto praticamente giornaliero con il comitato regionale e loro sperano di ricominciare a fare qualcosa a fine marzo. Ma cosa, dico io? Si parla di una serie C con gironi da quattro squadre. Se si deve ripartire così, tanto vale star fermi».

E pensare che un anno fa, di questi tempi, il Riotorto annunciava la collaborazione con il camping Mare Verde, come nuovo sponsor insieme a F&F Architetture, e come possibile base per eventi e tornei. «Vediamo cosa succederà, speriamo di uscire dall’emergenza – spiega Evio Vallini, presidente di una società che conta in tutto 140 atleti, 38 dirigenti, scuole a Riotorto e a Massa Marittima –. Almeno la Festa della pallavolo siamo riusciti a farla questa estate ed è andata anche bene. A livello economico reggiamo per ora. Abbiamo perso tante quote ma, col fatto che non si gioca andiamo in pari. È, però, una magra consolazione. Vedere il palazzetto vuoto, senza le nostre bimbe, non è davvero un bello spettacolo».—



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