Il Tirreno

l’intervista 

«Allenare nella mia Piombino era un sogno È stato brutto non poter gioire con la Marea»

Francesco Massei
«Allenare nella mia Piombino era un sogno È stato brutto non poter gioire con la Marea»

Il ritorno a casa di coach Fabbri non ha funzionato: «Mi aspettavo l’esonero, mi assumo le mie responsabilità»

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Francesco Massei

PIOMBINO. È finita dopo pochi mesi l’avventura di Enrico Fabbri sulla panchina del Basket Golfo Piombino.

La sconfitta patita dalla sua Solbat nel derby della costa (la sesta stagionale) è valsa al coach piombinese l’esonero, ufficializzato nella giornata di martedì ma comunicato nella tarda serata di lunedì. Un avvicendamento che, in qualche modo, poteva essere preventivabile: dopo la sconfitta con Chiusi che aveva fatto seguito alla vittoria interna con Firenze (dove comunque la squadra aveva faticato e non poco per portare a casa i primi due punti della stagione), era nell’aria che un eventuale ko anche nel derby con Cecina avrebbe lasciato strascichi pesanti. E infatti, appena 24 ore dopo, è arrivata la notizia dell’esonero di Enrico Fabbri, salutato sui social da numerosi tifosi gialloblù.

È finita quindi al Palapoggetti l’avventura dell’allenatore piombinese sulla panchina del Golfo, panchina che lo stesso Fabbri aveva ritrovato dopo un lungo girovagare per l’Italia durato quasi trent’anni. Il tecnico aveva iniziato la carriera proprio dalla sua città, guidando la squadra nel campionato di serie B 1998/1999, proseguendo poi con le avventure di Pistoia e Cecina. Negli anni 2000, il “trasferimento” al sud: Veroli, Bisceglie e Scauri (dove abita con la famiglia) passando poi per Gragnano e Pescara, prima del ritorno in estate a Piombino.

Coach Fabbri, si aspettava l’esonero?

«Sì, dopo la partita persa con Cecina era inevitabile».

Anche le partite precedenti hanno pesato, non crede?

«Sicuramente se consideriamo le ultime tre sfide che abbiamo giocato, quindi oltre a quella di Cecina anche le partite casalinghe con Firenze e Chiusi, potevo aspettarmelo. Per me e la squadra erano tre finali e mi sarei aspettato un atteggiamento che ricalcasse l’importanza di queste sfide. Invece così non è stato».

A cosa ha imputato questo atteggiamento?

«Non lo so, il tempo darà delle risposte».

Quando è tornato a Piombino, si sarebbe mai immaginato una fine del genere?

«Sono arrivato e ho dovuto faticare molto, più di quanto pensassi. Durante questa avventura ho sempre cercato di prendere nel migliore dei modi tutte quelle perplessità che man mano mi potevano sorgere. Dobbiamo considerare poi che questo è e sarà un anno particolare: i giocatori erano reduci dal primo lockdown che li ha tenuti fermi per mesi. Non credo fosse mai successa una situazione del genere, sportivamente parlando. Infine, dopo le prime due gare di Supercoppa, che col senno di poi avremmo dovuto affrontare diversamente, siamo stati anche sfortunati con tutti quei casi di Covid che ci hanno interrotto la preparazione».

Che peso ha avuto quel mese di stop durante la vostra preparazione?

«Beh, mi sono reso conto che oltre agli strascichi fisici e atletici, questa malattia ha lasciato anche conseguenze sotto il punto di vista morale e psicologico. Ad averlo saputo, avremmo iniziato la preparazione qualche settimana prima ma con i se e con i ma non si vincono i campionati».

Lascia la squadra al penultimo posto: cosa non ha funzionato?

«Innanzitutto mi assumo le mie responsabilità. Quando la squadra va male e la classifica è così deficitaria, è giusto che un allenatore si prenda le proprie colpe. Credo però che le responsabilità non siano da attribuire solo a me, e di questo ne sono convinto. Quello che certamente posso dire è che ho messo tutto l’impegno che potevo versare verso questi colori e anzi al riguardo ho un grande rammarico. Mi dispiace infatti non aver potuto mai gioire per una vittoria insieme alla Marea e insieme a tutto il pubblico piombinese. Questo è un vero peccato, anche perché erano stati encomiabili standoci vicino anche nelle partite giocate a porte chiuse, come successo con Chiusi».

Immaginiamo che ci sia del rammarico da parte sua...

«Sicuramente, tornare a Piombino per me era veramente un sogno e per riuscire a coronarlo, ci ho messo il massimo impegno. Sono dell’idea che però spesso alcune cose non devono accadere, e su questo puoi farci poco. Adesso, tornerò dalla mia famiglia che ho visto poco nell’ultimo periodo e da cui manco ormai da tanti giorni. Appena potrò tornerò a girare le palestre e i campi da basket, andare dagli amici e cercare di imparare ancora di più. Come ho sempre fatto dopo ogni avventura, considero momenti come questi delle vere e proprie ripartenze per fare ancora meglio». —

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