Il Tirreno

le società dilettantistiche fermate dal dpcm 

Il calcio non vuole arrendersi Ma si teme un altro lungo stop

Francesca Lenzi
Il calcio non vuole arrendersi Ma si teme un altro lungo stop

Spagnesi: «Grave danno». Bezzini: «Problema sociale». Poli: «Una barzelletta»

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piombino

Alla fine è arrivato per tutti lo stop ai campionati nel calcio dilettantistico. Il Dpcm di sabato ha stabilito la sospensione di ogni attività agonistica dall’Eccellenza in giù. Resta consentito allenarsi all’aperto, ma individualmente e rispettando il distanziamento. Il tutto per un mese. Salvo proroghe. Ed è questa la prospettiva che spaventa le società di calcio, già duramente messe alla prova dal primo lockdown.

«Continuare con gli allenamenti distanziati? Sarebbe un servizio nell’obiettivo di dare continuità all’attività – afferma Michela Righi, vicepresidente dell’Atletico Piombino – Per i più piccoli è importante venire comunque al campo e allenarsi. Per i più grandi, e penso alla juniores e alla prima squadra, la vedo più difficile. È chiaro che si perde un po’ il senso dello sport di squadra».

«Capisco i provvedimenti del governo su queste attività – interviene il presidente nerazzurro, Massimiliano Spagnesi – I contagi stanno esplodendo e un sistema di controllo andava preso. È evidente che quando si arriva a queste azioni qualcosa danneggi sempre. Il mondo dilettantistico sappiamo come sopravvive, e così è un danno economico importante. Il paradosso è di mantenere piccole attività da coprire con dei costi a fronte di nessun ricavo. I nostri introiti sono la pubblicità, il volontariato e la bigliettazione. Dove mancano le gare, mancano gli incassi. Speriamo che possa esserci attenzione da parte del governo e un concreto aiuto anche al mondo dilettantistico. Soprattutto per la sopravvivenza di questo mondo. Noi per ora stiamo fermi, aspettando di capire la linea della federazione. Ma credo che qualche allenamento per il mantenimento fisico e lo svago verrà fatto. Fa parte dell’attività fisica, ma ovviamente non ha nulla a che vedere con lo sport collettivo che rappresenta il calcio. Auguriamoci piuttosto che sia così solo fino al 24 novembre e che non sia un preludio per arrivare a gennaio. Ecco, le società chiedono chiarezza fin da subito su questo aspetto».

«Andiamo avanti cercando di salvaguardare l’aspetto sportivo ma anche e soprattutto quello sociale – spiega il presidente del Salivoli, Alessandro Bezzini – In questo momento di estrema difficoltà è importante far venire i ragazzi al campo, anche solo per il lavoro individuale, che avevamo già comunque organizzato. Probabilmente fermeremo tutto solo per i piccolini, ingestibili proprio da un punto di vista anagrafico, ma dai 7 anni in su, fino alla prima squadra, l’idea è di farli muovere, per mantenere quanto possibile un efficientamento fisico ma anche mentale. Certo, mancherà l’aspetto agonistico, sia in allenamento che nella gara ufficiale della domenica. L’umore? È sotto i tacchelli, è il caso di dirlo. Anche perché, pur comprendendo la situazione a livello nazionale che appare essere quasi fuori controllo, e ce ne rendiamo conto, pensiamo a cosa le società sportive hanno fatto sinora per permettere agli atleti di lavorare in totale sicurezza. Un impegno sia economico che mentale. Quello che si poteva fare l’abbiamo fatto, e ritrovarsi a queste decisioni è dura da digerire. Ne prendiamo atto, e sfruttiamo almeno l’opportunità dell’allenamento individuale. Cioè senza contatto. Distanza, gruppi ridotti e le regole del caso. Non è semplice, ma è quello che va fatto. Come si ripartirà poi? Non lo so. Anche perché di fatto non conosciamo i tempi della sospensione. Io credo ripartiremo a marzo e, nel caso, dovrà essere ridisegnato totalmente il calendario. Con mille problematiche, compresi i lavori stagionali dei ragazzi. Ora però è prematuro fare questi ragionamenti. Al momento sappiamo di uno stop fino al 24 novembre. Nel primo lockdown si partì con uno stop di 15 giorni. E poi sappiamo tutti com’è finita. Speriamo stavolta sia diverso».

«Qui davvero è diventata una barzelletta – commenta Simone Poli, presidente del Venturina – Se la guardo sul piano personale, da presidente, dico chi ce lo fa fare? E si chiude tutto. Poi penso però a quello che sta intorno, ai bimbi che rischiano di vedersi togliere anche questa ora d’aria. La nostra intenzione è quindi cercare di capire cosa possiamo fare, Invece di tre allenamenti, magari ne faremo due. Sperando che i ragazzi ci vengano dietro. Perché così si stravolge uno sport. Se al calcio togli le partite, il contatto, l’esultanza, gli abbracci, gli levi buona parte del bello. Stasera (ieri sera, ndr) c’è una riunione con le società della provincia di Livorno allo stadio del Cecina. Ci troviamo per trovare una stessa linea da seguire. Tante società sono propense a non fare nulla e bloccare tutto, allenamenti compresi. Sempre che poi il governo non blocchi anche quelli. Perché ogni giorno qui c’è una novità. Quando si ripartirà? Idea mia? Il campionato riprenderà la settimana della Befana. Se tutto va bene. La Figc per ora non si esprime, ma facendo i gironi a 12-13 squadre vuol dire che aveva messo in conto altri stop, lasciandosi un margine». —



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