Gioco
Luci e un premio con gli occhi lucidi «Aspetto ancora qualche giorno...»
LIVORNO
Un momento intenso organizzato ieri pomeriggio dal Club Mario Magnozzi, per la consegna a Andrea Luci della targa che celebra le 300 presenze in maglia amaranto. Una corsa lunga, fatta di 10 anni di sudore, gioie e delusioni, di cui 9 trascorse portando la fascia al braccio, lui che è un mediano vecchio stampo e che meriterebbe una canzone a lui dedicata come Ligabue fece per Oriali.
Il numero 8 arriva a piedi percorrendo gli ultimi metri di via della Gherardesca e, qualcuno che passava, dopo averlo riconosciuto nonostante la mascherina rigorosamente con quella tonalità cara a tutti i tifosi dell’Unione, gli aveva urlato. «Andrea, allora, rimani?» Lui, ad allargare le braccia, mimando il gesto di chi ancora non sa dare una risposta. Ad accoglierlo, il presidente del Magnozzi, Enrico Fernandez Affricano. Dopo i saluti, la premiazione. «A dire la verità – attacca Fernandez- le presenze con la fine del campionato, sarebbero salite a 317, ma questo dono era preparato per dartelo in febbraio. Sappiamo tutti poi cosa è accaduto, e lo facciamo ora. Sperando di potertene consegnare un’altra con scritto 400. Perché ciò accada, bisogna che la società faccia il suo dovere e rinnovi il contratto ad un ragazzo che rappresenta un esempio in assoluto».
Pronta la risposta di Luci. «Tutti voi sapete quanto sia orgoglioso di giocare nel Livorno. Questa maglia non la baratterei per nessun’altra. Ho già rifiutato proposte e temporeggiato su altre situazioni. La mia priorità è l’amaranto ed il sogno è di finire la mia carriera qui. Attenderò qualche altro giorno, sperando in un lieto fine». Applausi, occhi lucidi, pacche sulle spalle. E un urlo che arriva dalla strada. «Chi non vuole Luci, non vuol bene nemmeno al Livorno!». —
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