Gioco
Lo sport si ferma, ma il calcio? I dilettanti restano nel limbo
Dalla Promozione alle giovanili, presidenti e mister provano a fare qualche ipotesi
PIOMBINO
Lo sport ha detto basta. Una dopo l’altra le leghe di ogni disciplina (volley e basket fra tutte) hanno fermato definitivamente i campionati, mettendo il punto sull’emergenza coronavirus e rimandando le competizioni alla prossima stagione. Lo sport detto basta. Ma non tutto lo sport. Chi ancora resta in attesa, e fa rimanere in attesa le società, è il calcio. La lega del pallone non si è ancora pronunciata e non si arrende. L’intenzione è di far ripartire il calcio. Almeno la serie A. Ma a pagare questa incertezza sono anche le società dei campionati dilettantistici che, fermi da oltre un mese, continuano a vivere in una sorta di limbo. A oggi l’unica ufficialità arriva dalla Figc Toscana con il comunicato uscito giovedì che annulla di fatto le manifestazioni programmate al termine della stagione regolare: Torneo Orlandi (Rappresentative provinciali), Coppa Toscana Promozione femminile, Supercoppa di Eccellenza, Supercoppa di Promozione, Supercoppa Juniores, Allievi e Giovanissimi, Torneo regionale Juniores, Allievi e Giovanissimi, Torneo Allievi, Torneo Allievi A, Trofeo Cerbai, Coppa Toscana Under 15 e Under 17 femminile, Festa regionale del Pulcino (isola d’Elba), Feste provinciali Attività di Base, Feste regionali Attività di Base, Coppa regionale serie C2 calcio a 5, Coppa regionale Serie D Calcio a 5, Coppa regionale Under 21 calcio a 5.
«Giusto così, anche perché se ripartiamo, la priorità sarà finire il campionato – afferma il presidente del Venturina in Prima categoria, Simone Poli – Per ora comunque vige un silenzio totale sul futuro immediato. Dobbiamo aspettare. Ognuno ha la sua linea, la sua idea. La cosa più importante, comunque, è adesso liberare la gente dalle case, poi pensare agli eventi che prevedono aggregazione. Quando usciremo da questa situazione, sarà bene uscirci il più puliti possibile. Quanto al calcio, noi abbiamo ottenuto un permesso dall’amministrazione comunale che consente ai custodi di andare agli impianti per la manutenzione ordinaria. Le squadre invece sono tutte ferme, come già lo erano prima del decreto. Cerchiamo di mantenere i ragazzi in attività, abbiamo dato dei programmi da seguire, esercizi di mantenimento considerando la differenza di spazio di ognuno di loro: c’è chi ha il giardino e chi invece sta al quarto piano senza terrazzo. Annullare tutto? Mah, non mi pare giusto per le società che hanno investito per sei mesi di campionato. Faccio un esempio: non mi sembra corretto che il Saline, primo dall’inizio del torneo, sia valutato come il Guasticce che alla sospensione aveva raccolto soltanto tre punti. Personalmente, se non riuscissimo a ripartire, penserei a una soluzione che premi le prime due classificate e nessuna retrocessione. Lo so, potrebbe sembrare un discorso egoistico, ma lo direi anche se il Venturina non fosse secondo ma quarto, quinto o ancora più giù. Semplicemente non possiamo far finta di non aver giocato sino a febbraio. E poi l’anno prossimo fare un campionato a 18 squadre. Sempre che tutte le società reggano questa botta. E stesso discorso per le giovanili. Ad esempio le prime due del regionale, nella prossima stagione vadano a fare l’Elite. Detto questo, credo che in campo non ci si tornerà fino a settembre. Che poi adesso parliamo del calcio, la nostra passione, ma prima di tutto pensiamo a far ripartire l’economia. Che la gente torni al lavoro e che lo Stato sia di concreto sostegno».
«Per ora non sappiamo nulla – commenta Sebastiano Miano, mister del Cecina che milita in Promozione – Secondo me dovremmo continuare per non buttare via una stagione che, fra l’altro, era quasi finita. Mi rendo però conto che ora come ora le cose fondamentali sono altre, a partire dalla salute. Come allenatore vorrei giocare, i ragazzi vorrebbero scendere in campo. Dispiace perché ci sono squadre che lottavano per la vittoria del campionato; altre, come noi, erano in ripresa. Credo che qualsiasi decisione prenderà la federazione scontenterà comunque qualcuno. Stanno facendo di tutto per far ripartire la serie A. È vero che lì ci sono interessi forti, ma anche noi, nel nostro piccolo, vorremmo finire. Dispiace, ma è andata così. L’unica adesso è stare tranquilli e soprattutto a casa».
Incertezza e dubbi sulla ripartenza anche in Seconda categoria. «Si vive come tutti, in attesa – dice Luca Balestri, allenatore del San Vincenzo, primo in classifica insieme al Pomarance – Come gruppo ci teniamo in contatto, ma ovviamente c’è preoccupazione per come potrà finire questa stagione. Mi dispiacerebbe veder annullato il campionato. Speriamo nella decisione migliore. Un’idea sarebbe prevedere soltanto promozioni, senza retrocessioni. Che poi il prossimo anno ci sarà il problema delle società senza liquidità. Anche nel nostro territorio tante si sostengono con le sagre. A ogni modo, non credo proprio che ripartiremo prima di settembre a livello dilettantistico. Abbiamo dato ai ragazzi dei programmi, sì, ma un conto sono i professionisti, un altro giocatori normali che vivono pensando anche al lavoro. E poi le squadre che ripartirebbero a maggio/giugno non sono mica le stesse di febbraio. E giocarsi il campionato dopo due mesi di stop sarebbe fuori luogo. Noi il nostro l’avevamo fatto e la forbice fra noi, il Pomarance e le altre era importante. Vediamo. Le giovanili? Figuriamoci! Lì senz’altro si va a settembre, sempre che si riparta e in che modo. Non capisco per quale motivo il calcio ancora non abbia preso una decisione. C’è solo molto caos».
«Non posso saperlo al 100%, ma per come la vedo io non si riparte – sostiene Andrea Cinquemani, direttore tecnico del Salivoli e allenatore degli Allievi – Pensiamo alla serie A. Passerà dell’altro tempo per tornare ad allenarsi e forse farla ripartire a fine maggio. Con l’organizzazione e gli impianti che ha. Com’è possibile credere che tornino a giocare i campionati dei dilettanti e soprattutto le giovanili? Chi se la prende la responsabilità? Se parlo da allenatore mi dispiace moltissimo, tanto più che la mia squadra era prima a sette giornate dalla fine, ma da persona responsabile mi rendo conto che sarebbe pericoloso. I ragazzi li sento, sono demoralizzati. Io li sto preparando pian piano all’idea di rivedersi a settembre e cambio argomento, facendoli riflettere su chi sta peggio. Loro devono soltanto aspettare. Torneranno a giocare. Hanno tutta la vita davanti». —
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