Gioco
Quando Furio Vemati tornò all’Aquila e fu travolto dall’affetto dei suoi vecchi tifosi
Ha destato un grande cordoglio la morte dell’ex capitano nerazzurro Ieri l’ultimo saluto di amici e familiari prima della cremazione
IL RICORDO
STEFANO TAMBURINI
Un applauso che non finisce mai. Certo, è una festa, un raduno di vecchie glorie del calcio che all’Aquila non avevano mai organizzato prima. È la primavera del 1992, da capo della redazione aquilana del quotidiano abruzzese “il Centro” e insieme con alcuni vecchi giocatori e dirigenti metto in piedi questa festa che per il giornale vuol dire guadagnare mille punti in un colpo solo. E con grande orgoglio, fra gli altri, porto all’Aquila anche tre piombinesi che hanno vestito quei colori: Franco Cioni, Claudio Nassi e Furio Vemati. Tre in mezzo a una folla di decine e decine di attempati e festeggiatissimi ex.
La giornata dei ricordi rossoblù comincia con un pranzo pieno di commozione, risate e abbracci, in un ristorante gestito da un tifoso storico, Nicolino Mastropietro, con Aldo Di Bitonto a fare gli onori di casa pronto a scherzare con Franco Cioni: «Mi hai portato via il posto, però eri bravo». Subito dopo una sfilata nello stadio Tommaso Fattori prima di una sfida di campionato. I dieci minuti iniziali della partita in tribuna non se li fila nessuno, avrebbero potuto segnare anche tre gol e sarebbe stato lo stesso. Perché quegli ex scatenano un oceano di ricordi.
Anche Franco Cioni e Claudio Nassi sono avvolti da abbracci intinti nell’affetto ma l’immagine nitida che rimane scolpita nella mente è quella di Furio, letteralmente circondato: pacche sulle spalle, strette di mano, nostalgia. Lui è sorpreso e commosso, lo guardo e gli dico: «Visto che hai fatto bene a tornare?». Furio quasi non riesce a dire niente, ha gli occhi lucidi e un sorriso colorato di gioia pura. Perché è bello essere amati a casa ma se ti apprezzano altrove allora vale doppio. In fondo, non c’era da stupirsi: lui le maglie non le indossava, finivano per essere la sua pelle.
A un certo punto si avvicina Dante Capaldi, direttore didattico alle scuole elementari e già all’epoca di Vemati, Cioni e Nassi corrispondente del “Corriere dello Sport” (nonché padre di Aurelio, oggi collega di Rai Sport): «Lo vedi come gli vogliono bene? E sai perché? Perché lui dava sempre il 120 per cento. È stato qui per tre campionati ed è come se fosse ieri, usciva dal campo con la maglia inzuppata di sudore e tutto ammaccato per le botte che dava e prendeva. E poi giocava anche bene».
Di quell’affetto avemmo modo di riparlarne nell’estate del 2018 al Magona, per la festa delle vecchie glorie del Piombino sapientemente messa in piedi dal Comitato #Stadioxtutti. Furio Vemati si ricordava ancora di quella bella giornata abruzzese e appena mi vide saltò i saluti e andò subito alla rimpatriata aquilana: «Grazie ancora per quella bella festa». Grazie di cosa, Furio? Ci mancherebbe altro. Semmai grazie a te. E mica solo per quella giornata aquilana. —
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