Il Tirreno

La sensazione di un gruppo unito e pronto al sacrificio

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Risaliva al 20 gennaio, campionato di Eccellenza, l’ultima vittoria al Magona. Il Piombino in quel caso piegò il Montignoso con un calcio di rigore al 90’. Prima e dopo, tante sconfitte, pochissimi e inutili pareggi, proclami e mugugni, spogliatoio a pezzi e infine la retrocessione.

Vero, anche la Promozione era cominciata male per i nerazzurri, travolti 3-0 a Tavarnuzze dal Lebowski. Ma ieri, nella prima al Magona, il Piombino non ha tradito le attese e ha ritrovato se stesso, la voglia di soffrire, l’appartenenza e il senso di squadra. Ha dato la sensazione di essere un gruppo vero e coeso, pronto al sacrificio.

Certo, non è stata una partita che resterà negli annali, non la ricorderemo come la celebre Piombino-Roma 3-1 degli anni d’oro. Ma quel che era stato chiesto ai ragazzi, i ragazzi lo hanno fatto. I tre punti sono arrivati grazie al sudore, all’umiltà, alla capacità di calarsi in questa categoria dove il calcione, le mani addosso, il gioco sporco, la furbata e anche la zampata a tradimento sono la regola. Dove si fa quel che ti dice l’allenatore e zitti. Il Piombino targato Madau ha saputo fondere l’esperienza della vecchia guardia con la freschezza dei ragazzini. Non a caso i gol sono arrivati da una serpentina diabolica di Catalano (bravo il mister a riportarlo in avanti, del resto che ci fa dietro uno come Kevyn?) e da un tap-in di Braschi, fin lì così così ma sempre vivo. Ottimo anche il ritorno al Magona di Luca “Bombetta” Gherardini: il piede è sempre quello, c’è poco da fare. Bene gli ultimi arrivati come Di Batte e Del Nero, che devono ancora disfare le valigie: il primo approccio non è stato male. Lo stesso Luci sta prendendo confidenza con il proprio ruolo, un 10 completo: fantasista, combattente, trascinatore, leader. Catarzi merita una nota a parte: non ha fatto gol, se ne è divorato uno nel finale, ma ha percorso trecento chilometri in novanta minuti, facendo spesso reparto da solo. Ecco, forse è la solitudine del numero 9 un problema da risolvere. Bene anche soldatino Maio, entrato nella ripresa e subito bello reattivo: è un ragazzo che non molla mai e, ricordiamocelo, ha appena 17 anni.

Non sarà una passeggiata questa Promozione. Il Piombino non dovrà perdere la sua arma migliore: l’umiltà. Questa squadra dovrà pensare a salvarsi prima possibile. Poi, ma soltanto dopo, si potranno fare altre considerazioni. La rosa è giovanissima, con tanti 2001 e 2002 di prospettiva. Con gente come i Rocchiccioli e “Bombetta” possono solo crescere. Serve solo un po’ di pazienza. Le garanzie sono rappresentate da un allenatore come Madau e un diesse come Andrea Gherardini: gente di poche parole, zero fronzoli, ex calciatori con ancora tanta passione, tanto amore per questo sport, tanto da insegnare. C’è insomma la possibilità di aprire un nuovo ciclo invertendo la rotta. Ma ora bisogna pensare una partita alla volta. —

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di Redazione web