Gioco
Nuove avventure per i nostri fantastici 4 Storie di campioni e di giovani speranze
Manuel Nocciolini al Ravenna, Alessio Fatticcioni al Cascina, Alessandro Raimo al Ponsacco, Matteo Vittorini ancora indeciso
le interviste
«Può succedere che una partita venga dilatata a saga, a poema epico, e che ogni suo episodio si colori come nessuno avrebbe mai pensato assistendovi o addirittura prendendovi parte. Il calcio è straordinario proprio perché non è mai fatto di sole pedate. Chi ne delira va compreso, non compatito; e va magari invidiato, non deriso. Il calcio è davvero il gioco più bello del mondo per noi che abbiamo giocato, giochiamo e vediamo giocare» (Gianni Brera).
Non è soltanto il gioco più bello del mondo per chi, bimbo, alto quanto un soldo di cacio, si ritrova in mezzo a quel rettangolo verde e non può fare a meno di sognare, immaginandosi un giorno campione fra i campioni, a far gol in uno stadio traboccante di voci che chiamano il suo nome, e solo il suo. Qualcuno ha la fortuna, e la bravura, di rendere reale la fantasia. Ad altri va meno bene. E poi ci sono quelli che ancora stanno correndo, giocando ovunque ci sia un pallone da rincorrere.
FATTICCIONI.
Alessio Fatticcioni ha iniziato a tirar calci a Calamoresca, nel Salivoli, prima di essere preso a 12 anni dalla Fiorentina. Alla Viola ha fatto tutta la trafila delle giovanili, per poi andare al Campobasso in C2, quindi un paio di stagioni nel Gavorrano, poi Torres Sassari e nel 2015 il ritorno a casa, stavolta nel Piombino al secondo anno in Eccellenza. Qui tre stagioni prima di spostarsi a Poggibonsi e, adesso, a Cascina, sempre in Eccellenza.
«Vengo da un’annata positiva, nonostante il secondo posto in campionato e la sconfitta per un gol alle finali playoff – dice Fatticcioni – Sarei rimasto volentieri, ma le vicissitudini societarie non l’hanno permesso. Alla fine, fra le diverse richieste, ho scelto Cascina, dove ritroverò Matteo Giudici, con il quale giocai anche a Piombino. Ovviamente, anche se da lontano, ho seguito la stagione del Piombino e mi spiace molto per la retrocessione. Avevamo costruito un bel giocattolino che, non per colpa nostra, ha iniziato a perdere pezzi. Ora però vedo un rinnovato entusiasmo e spero che i nerazzurri potranno risalire presto in Eccellenza. Tornare a Piombino? Perché no. Qui ho giocato tre anni belli e indossare la maglia nerazzurra ti rende felice al di là dei risultati».
VITTORINI e RAIMO.
Giovanissimi, appena ventenni, anche Matteo Vittorini e Alessandro Raimo hanno iniziato nel Salivoli, arrivando nel 2017 a vincere, insieme, lo scudetto di LegaPro con la Berretti Livorno. Poi le strade si sono divise. Vittorini è andato alla Varesina (fino a gennaio), alla Massese in D e, l’anno scorso in Eccellenza alla Colligiana. «Ad oggi sono ancora senza squadra – spiega il ragazzo – Ho alcune situazioni in ballo fra la D e l’Eccellenza. Certamente vorrei ripetere una stagione come quella dell’anno scorso, con trenta presenze, molte da titolare. Ora come ora mi interessa giocare molto e con continuità, al di là della categoria. Piombino? Lo seguo sempre e mi dispiace per l’ultima annata. Proprio l’estate scorsa ho anche avuto modo di confrontarmi con la società, ma non era il momento. In futuro però non escludo assolutamente di poter indossare la maglia nerazzurra».
«L’anno scorso non ho giocato tantissimo – dice Raimo che, dopo lo scudetto con Berretti Livorno ha giocato alla Massese in D, in C col Pontedera e a settembre sarà nuovamente in D col Ponsacco – In C ho fatto solo cinque presenze in campionato e due in coppa, ma è stata un’esperienza importante, che mi ha fatto crescere molto. Adesso però scendo di categoria per rimettermi in gioco. Ponsacco poi è una bella piazza, e sono contento. Tornare a Piombino? Finché posso, voglio giocare le mie carte, ma il più tardi possibile, sicuramente tornerò nel Salivoli dove ho iniziato, con una maglia che mi è rimasta nel cuore».
NOCCIOLINI.
Sempre dalla Val di Cornia è uscito fuori un altro fuoriclasse con il pallone. Manuel Nocciolini, suveretano doc, «Scrivilo, mi raccomando, che la gente del paese ci tiene» le parole del centravanti che, partito dalle giovanili del Venturina, ha proseguito nella Fiorentina, al Pisa in D, poi Gavorrano, insieme a Fatticcioni, già conosciuto a Firenze, poi a Ravenna, Forlì, fino a Parma in B, l’anno scorso in prestito al Pordenone e ora nuovamente a Ravenna. «Arrivato a Parma, mi fu detto di non essere la prima scelta in mezzo ad altri giocatori importanti. Alla fine però è andata bene e segnai anche un gol nella finale playoff di LegaPro contro l’Alessandria. Ora torno a Ravenna e sono molto contento perché qui avevano creduto in me. Spero di far meglio dell’anno scorso per me e per la squadra. Tornare a casa? Beh, i miei genitori e mio fratello mi seguono spesso. Al paese torno più che altro per i nonni, parenti vari e amici. Calcisticamente parlando, però, ancora non ci penso. Vedrò più avanti come chiudere con il calcio. Senza dubbio a Suvereto ho cominciato la mia storia col pallone. A 4 anni seguivo mio nonno che allenava la squadra del paese. Io guardavo i giocatori e volevo far quello da grande. Fortunatamente ci sono riuscito». –
Francesca Lenzi
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