Il Tirreno

piombino: i gemelli replicano all’ex diesse FERRONI 

I Rocchiccioli non ci stanno «Allora ecco com’è andata»

Francesca Lenzi
I Rocchiccioli non ci stanno «Allora ecco com’è andata»

«Era lo staff tecnico che faceva le fazioni. Ad alcuni giocatori veniva imposto di non passare la palla ad altri in cambio di una nuova destinazione l’anno dopo»

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Alessio Ferroni, ormai ex direttore sportivo del Piombino, nelle dichiarazioni di fine mandato aveva chiamato in causa problemi e difficoltà da parte dell’ambiente, una squadra divisa, un progetto – il suo – ostacolato a più riprese. Da chi? Anche da alcuni giocatori. I nomi che più frequentemente sono scivolati nell’esposizione del diesse quelli dei fratelli Rocchiccioli. Tommaso, difensore centrale e quest’anno capitano (a parte la breve parentesi della vacanza incriminata a Santo Domingo), e Iacopo, centrocampista, nell’ultima stagione jolly di quartiere in mezzo al campo.

«Non ci piace fare dichiarazioni pubbliche, ma spesso veniamo tirati in ballo e senza mai essersi confrontati prima di persona – partono i gemelli nerazzurri – Le parole di Ferroni, però, sono tutte da rivedere. Tanto per iniziare non è vero che solo lo zoccolo duro della squadra era contrario al ritiro il sabato sera. Era un’opinione di tutto il gruppo che noi due, insieme a Buselli, come giocatori più rappresentativi, portavamo avanti. Altra storia quella di Santo Domingo… ah, per la cronaca dal 26 dicembre all’8 gennaio ci torniamo, insieme a nostra nonna, la “contessa”. Ecco, lo diciamo pubblicamente, così la questione non si ripropone più. Dopo questa stagione tutti, società, giocatori, staff e lo stesso Ferroni, dovremmo fare una sana autocritica e capire dove abbiamo sbagliato. Le colpe sono sempre a metà. Noi abbiamo sbagliato perché siamo quelli che entrano in campo; ma hanno sbagliato anche la società, Spagnesi, il diesse. Tutti ci prendiamo la nostra responsabilità, tranne Ferroni che scarica sempre la colpa sugli altri».

Altro punto tirato in ballo nella conferenza stampa dell’ex diesse Ferroni: l’arrivo mancato di Di Tonno nel post dimissioni di Riitano: «Se fosse vero che un paio di giocatori condizionano le scelte societarie sarebbe un grosso problema della società – sostengono i due fratelli – L’unica cosa che dicemmo noi a suo tempo fu che avremmo parlato con l’allenatore per poi decidere che fare. Con Di Tonno, come qualsiasi altro mister. Non avevamo escluso nessuno nell’ambito di una decisione che doveva andare nell’interesse della squadra. Infatti quando abbiamo giocato contro il Cecina abbiamo salutato Di Tonno normalmente, senza rancori su cose passate e già chiarite. Non ci permetteremmo mai di dire a una società a cui vogliamo bene di non prendere un allenatore». Sulla frattura nella squadra, fra piombinesi e “forestieri”, soprannominati “phalesiani” in relazione all’hotel che li ha ospitati durante la stagione: «Era lo staff tecnico che faceva le fazioni – dicono i Rocchiccioli – prendendo i phalesiani come esempio di professionisti da seguire. E non era giusto. Fra l’altro abbiamo saputo da alcuni giocatori come gli venisse imposto di non passare la palla ad altri, in cambio della promessa di una nuova destinazione per l’anno successivo. Il fatto poi che Ferroni abbia portato al Piombino, da agosto a dicembre, 43 giocatori è sintomo di come avesse poco chiare le idee. E qui la responsabilità è sua, al 100%. Altra cosa il budget limitato: lo sapeva sin dall’inizio e poteva non andare a sperperare i soldi prendendo giocatori in giro per il mondo. Che poi non sono per nulla d’accordo sul dover fare una squadra con gente da fuori – precisa Iacopo – Abbiamo visto negli anni passati come sia possibile fare un gruppo con ragazzi del posto e solo qualche innesto da fuori, comunque dalla zona. Nel comprensorio esistono benissimo i giocatori in grado di farci fare il salto di qualità. I fatti parlano – va avanti Tommaso – Con una squadra composta all’80% da piombinesi abbiamo disputato una volta e sfiorato quella dopo i playoff. E anche quest’anno, pur con qualche giocatore bravo da fuori, alla fine in campo eravamo perlopiù noi del posto. L’abbiamo visto alla fine della stagione: quando il gruppo si è notevolmente ridimensionato, con pochi ragazzi da fuori e quasi tutti noi, si è vista un’altra squadra. Era tardi ormai, è vero, ma è così. Perché l’attaccamento alla maglia è la prima cosa. Negli anni passati, con nomi meno blasonati, eravamo più affiatati tanto da fare sempre ottimi campionati».

Ferroni è andato via e si riparte dalla Promozione: «Abbiamo sperato tutti nella salvezza – affermano i Rocchiccioli – ma almeno abbiamo capito che una squadra come Piombino può e deve fare con gente del posto, attaccata ai colori e con voglia di giocare, contando anche sul settore giovanile. Tutti ragazzi che possono crescere e far bene. Non è un dramma ripartire dalla Promozione che, dalle premesse, sarà davvero impegnativa». —

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