Il Tirreno

la crisi nerazzurra 

Caro Piombino, ricomincia dai tuoi ragazzi

Francesca Lenzi
Caro Piombino, ricomincia dai tuoi ragazzi

Prima stagione di sofferenza dopo anni di crescita. Ne abbiamo parlato con cinque ex che hanno fatto la storia del club

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Caro, glorioso, Magona, domenica sul tuo terreno malandato si giocherà la sfida tra Piombino e Ponte Buggianese, ultimo match casalingo, prima della trasferta con Vorno. Dopo un percorso in crescita, compresi i quattro anni precedenti in Eccellenza, questa è la prima stagione di reale sofferenza per il club nerazzurro che rischia di retrocedere.

Ne abbiamo parlato con alcuni ex che hanno fatto la storia del Piombino, e che quella maglia hanno ancora nel cuore.

Ultimo, fra gli intervistati, ad averla indossata è Antonello Venditto, figlio di Luciano che, invece, alla sede di viale Regina Margherita c’è ogni giorno, figura storica e preziosa, segretario del Piombino di ieri e di oggi. «Dispiace vedere la squadra in questa situazione – afferma l’ex capitano che lasciò cinque anni fa per problemi fisici, proprio in avvio della prima stagione in Eccellenza – Dispiace dopo tutto quello che è stato fatto per riportare il Piombino in una categoria decorosa. Non conosco le dinamiche interne, né i motivi per cui alcuni giocatori sono andati via in estate. Sicuramente ritengo importante la cura del settore giovanile, fucina indispensabile per la prima squadra. Quest’anno tanti giocatori sono arrivati da lontano. Pochi quelli buoni. Ai miei tempi eravamo tutti, o quasi, di Piombino e per la maglia davamo il cuore, mentre chi viene da fuori pensa soprattutto allo stipendio. È giusto un rimborso, sia chiaro, ma non è la stessa cosa quando giochi per la tua città. Eravamo un bel gruppo di amici – continua Venditto – Magari non eravamo d’accordo su qualcosa, ma si discuteva e poi di nuovo avanti tutti insieme, nella stessa direzione. Se questo Piombino dovesse retrocedere, credo si debba ripartire con i giovani della zona».

Stesso pensiero per un altro ex nerazzurro, Stefano Da Mommio, in prima squadra dal 1978 al 1981, prima del volo in serie B. «Da fuori è sempre difficile e antipatico dare giudizi – dice – Posso dare però la mia modesta opinione. Negli anni precedenti si era creato un bel gruppo e un bel presupposto per far bene e far crescere i giovani. Il tutto con giocatori del posto, uniti e affiatati. In questa stagione ho visto soltanto due partite e, sinceramente, i nuovi arrivati non mi sono sembrati meglio dei precedenti. Anzi. Non ho visto la compattezza del passato. Ovviamente le scelte dei dirigenti sono andate per fare il meglio, ma i fatti dicono il contrario. Personalmente avrei preso altre decisioni, ma io non c’entro nulla. Una cosa però la so: la Promozione, l’Eccellenza non sono campionati professionistici. Credo perciò che l’ideale sia ripartire dalla strada presa negli anni precedenti. Una strada bella che ha fatto bene alla squadra e ai piombinesi. Una strada con i ragazzi di qui, che giocano anche per le tre lire, ma soprattutto per la maglia, per la città, per i tifosi. Ragazzi fra l’altro validi, come ad esempio Tommaso Rocchiccioli e Fatticcioni, coppia centrale che potrebbe giocare benissimo in D o anche sopra. Peccato per quest’anno, proprio quando era nato il Comitato #stadioxtutti che ha fatto cose eccezionali».

Uno che la maglia nerazzurra l’ha indossata più di trecento volte è Luca Granucci: «La stagione era partita con entusiasmo, è vero, ma per gli addetti ai lavori non è una sorpresa vedere com’è andata a finire – le parole dell’ex attaccante – I miei anni più belli sono stati con i piombinesi. Ok prendere qualche giocatore da fuori, ma non tutti e soprattutto, se li vai a prendere a Roma o in Calabria, devono essere atleti bravi bravi, che fanno la differenza. Purtroppo le partite che ho visto mi hanno sconcertato, e l’unico che mi ha fatto una buona impressione è stato Petrone. Di piombinesi ne sono andati via diversi: il capitano Gherardini, lo stesso Barozzi, buon giovane. Ripeto, o quelli da fuori fanno la differenza, oppure si faccia con i ragazzi del posto. Ricordo che noi sul Magona davamo l’anima perché avevamo nel cuore questi colori. Giocare era un’emozione per noi in campo, e anche per i tifosi che venivano allo stadio».

«Ho sempre sostenuto che Piombino sia dei piombinesi – afferma l’ex capitano Luciano Bianchi, quindici campionati con la maglia nerazzurra, più qualche altra stagione da allenatore, iniziando nel 1984 da secondo di Lamberto Pazzi – I proclami sicuramente sono stati eccessivi; era meglio partire sottotono e poi vedere. Alcuni piombinesi sono andati via all’inizio dell’anno, o sono stati mandati via. È un dato negativo, e non me ne capacito. Io sono nato a Bolgheri e ho abitato a lungo a San Vincenzo, però mi sono sempre sentito piombinese e non ho mai accettato le richieste di altre società, perché questa era la mia squadra. Credo adesso si debba ripartire dal settore giovanile, da gente del posto. Perché portare giocatori da fuori se poi non fanno la differenza? La società? Beh, è responsabile della scelte che fa, e le scelte di quest’anno sono da bocciare. A Piombino ci sono tanti ex giocatori di calcio, a partire da me che sono uno dei più vecchi. Perché non chiamarne uno per avere consigli e costruire la squadra? Già il calcio dilettantistico oggigiorno fa fatica, che almeno ci si metta la competenza».

Proiettato al futuro l’intervento di Corrado Ottanelli, ex giocatore, allenatore e diesse del Piombino: «Da tifoso rendo merito a Spagnesi per aver preso la squadra in Seconda categoria e averla portata, negli anni, in Eccellenza. Credo però che il bacino che abbiamo sia sufficiente per queste categorie. Mi spiace che siano andati via Enzo Madau e alcuni giocatori. Purtroppo il calcio nazionale, e anche locale, non riescono più a formare i ragazzi. Tutti i bimbi, o quasi, adorano giocare a calcio. Per farli continuare serve però un obiettivo. Il mio era giocare nella prima squadra del Piombino. In questo senso, ritengo importante mantenere l’Eccellenza. Proprio per dare un obiettivo ai giovani. Ormai il nostro territorio parla di Val di Cornia. Nel turismo, nel commercio. Nel calcio no. È medioevo farsi la guerra fra società. Mi auguro un’unità di intenti fra Salivoli e Piombino, così come spero di vedere un accordo fra Piombino e Venturina che ha un ottimo settore giovanile. Credo che sia un passo necessario, prima o poi da affrontare, con un ruolo importante affidato alle amministrazioni comunali». —

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