Il Tirreno

l’intervista al nuovo mister del piombino 

Serena... rasserena «Questa squadra deve ritrovare la tranquillità»

Francesca Lenzi

«Allo stesso tempo bisogna dare l’anima ogni domenica Il bel calcio lasciamolo ad altri, ora qui c’è da combattere»

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Da calciatore proprio sul terreno del Magona ha mosso i primi passi. Mirko Serena, nato a Piombino nel 1972, ha fatto in nerazzurro tutta la trafila delle giovanili fino alla categoria Allievi, quando è passato alla maglia della Berretti Cecina. Al Magona però è tornato. Ancora da calciatore, giocando per oltre dieci anni, e poi da vice allenatore nella prima stagione di Seba Miano sulla panchina del Piombino. Quella delle meraviglie finita con lo spareggio playoff contro il Roselle, per capirsi. La prima esperienza come tecnico, a dire il vero, per Serena risale al 2013 quando fa il vice di Bardocci a Venturina. A casa torna dopo due anni per allenare le giovanili, e anche quest’anno faceva il mister dei Giovanissimi B 2005. Anzi, continua a farlo, nonostante l’incarico da mister della prima squadra, mantenendo i due ruoli sino alla fine del campionato.

È stato il presidente Massimiliano Spagnesi a decidere l’esonero di Fratini. È stato sempre lui a scegliere Serena. Il piombinese. L’uomo che di nerazzurro non ha indossato soltanto le maglie, ma ha colorato anche il cuore. Tanto che nella stagione più brutta della storia recente del Piombino e, probabilmente, nel momento più difficile, non ha esitato neppure un secondo. Fra le critiche mosse alla società nel campionato in corso c’è proprio l’aver disperso il gruppo di ragazzi del posto che hanno riportato il Piombino in Eccellenza, mantenendo la categoria con risultati da sufficienti a ottimi. Chissà che un piombinese doc come Serena non possa rappresentare la cura per una squadra in crisi nera. A partire da domani, nel derby di fuoco con il Grosseto capolista, ma tallonato dal Fucecchio.

Quando la società le ha chiesto di sostituire Fratini, ha risposto subito all’appello.

«Certamente. Sono legato da sempre a questi colori e a questa società. Sono stato vice di Seba nell’annata più bella e adesso mi ritrovo da primo allenatore nel momento probabilmente più difficile degli ultimi anni. Però ci proviamo».

Che tipo di mister vuol essere per il Piombino?

«Credo che ora come ora i ragazzi debbano soprattutto stare tranquilli. È normale che ci siano tensione e nervosismo. Se non ci fossero sarebbe senza dubbio peggio. Ma adesso devono essere bravi a essere sereni, e io cercherò di aiutarli. Dobbiamo metterci in testa di dover scendere in campo ogni domenica per fare una battaglia, dando l’anima. Solo così possiamo arrivare a fare risultati. Tranquilli, quindi, ma anche più intensi. Il bel calcio lasciamolo fare da altri parti, qui combattiamo sino in fondo».

Cosa manca a questo Piombino rispetto alla squadra sua e di Miano di due anni fa?

«Non il livello tecnico. I valori c’erano allora e ci sono anche adesso. Forse lo spirito. Ricordiamoci che due anni fa nelle prime sei giornate il Piombino era in fondo alla classifica. Poi c’è stata la svolta e da lì è cambiato tutto. È cambiata la mentalità. A volte la questione mentale vuol dire tanto. Dobbiamo cambiare testa, e per farlo occorrono tranquillità e cattiveria».

Come sono andati questi primi giorni alla guida della squadra?

«Oggi (ieri, ndr) abbiamo fatto un allenamento bello intenso. Mi son garbati. Vediamo che succede domenica».

Babbo Mauro Serena, storico volto del Piombino, che le ha detto in questi giorni?

«Eh, che mi son preso una bella gatta da pelare, ma di cercare di fare del mio meglio. Nient’altro. Se gli chiederò consigli? Beh, esperienza ne ha e il confronto è sempre una bella cosa». —

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