Il Tirreno

serie b 

Il Golfo a Firenze supera l’esame di maturità

Daniele Perini
Il Golfo a Firenze supera l’esame di maturità

Andreazza: «Tutti sono stati grandiosi. Siamo l’evoluzione dello scorso anno. C’è unità di gruppo e di staff»

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Di tutto ciò che il Golfo ha vissuto e fatto vivere domenica al Mandela Forum di Firenze «la cosa che ha amato di più è stata l’aria». Servono le parole di Ivan Graziani e della sua Firenze (Canzone triste) per provare a raccontare tutte le emozioni vissute nell’ultimo turno di serie B. Il Golfo strappa la quinta vittoria consecutiva e un secondo posto da capogiro a una Fiorentina che lotta con il ferro fino all’ultima azione in attacco mentre i tentativi di Vico e Berti oscillano sul ferro per rendere ancor più incredibile la partita.

«Vittoria che rappresenta tantissimo per me - dice coach Formica, assistente fiorentino di Andreazza - Era la prima volta che avevo l’onore di giocare qua, nonostante le esperienze nelle società fiorentine. Uscire così poi, con un grandissimo seguito a osannarti dopo una vittoria assolutamente non calcolata, beh... lascia senza parole. Eravamo sfavoriti e adesso dimostriamo appieno di meritarci la posizione che abbiamo per la qualità di queste prestazioni ma anche per l’abnegazione dei ragazzi. Da un periodo così complesso, grazie alla loro dedizione, tiriamo fuori una vittoria importante, un risultato che rimarrà».

Nel match che preannunciava un grande spettacolo la conferma è stata totale, le due squadre si sono affrontate senza esclusioni di colpi lasciando al secondo e al quarto periodo due break che hanno deciso l’andamento pulsante della partita. Anche Andreazza non ha saputo trattenere la gioia nei festeggiamenti ringraziando e complimentandosi con i suoi giocatori: «Tutti quanti sono stati grandiosi, perché non mi sento di escludere nessuno, come lo stesso Tommaso Molteni che ha giocato quattro minuti alla grande. Sicuramente è stata una prova di carattere, ma c’è tanta qualità nella vittoria di stasera. Oggi c’è stata una grande dimostrazione di crescita dalla squadra con una prestazione decisiva di un Pedroni che si è preso molte responsabilità e ha capitalizzato al massimo, proprio ciò che la scorsa settimana avevo detto che ci sarebbe servito da lui».

Una squadra che ha saputo rincorrere un risultato quasi impossibile, dimostrando una capacità che nella prima versione della Piombino di Andreazza, non era contemplata: «Siamo l’evoluzione dello scorso anno, con due innesti d’esperienza come Fratto e Mazzantini siamo più pronti a questo genere di reazione grazie anche a unità di gruppo e staff consolidata da ormai due stagioni».

La resilienza di Procacci e Fratto, la loro capacità di martellare Cuccarolo e gli arcigni Berti, Savoldelli e Banti, hanno aperto la strada alle difese di Bianchi e alla sfrontatezza di Mazzantini, Iardella e Pedroni, sempre molto caparbi ed efficaci. Con i fondamentali e complementari protagonisti trovati in Bazzano e Molteni dalla panchina e l’aiuto di un acciaccato ma mai domo Persico, il gruppo rimane la base più solida della prestazione piombinese e la difesa, con le mille iniziative e la grinta messa in campo da tutti, la principale arma.

«La nostra zona - svela Andreazza - è nata per emulare la loro e provarla ad attaccare in allenamento. Venerdì sera ho parlato con Lorenzo e Daniel (i collaboratori del coach, Formica ed Ulivieri, ndr) e abbiamo deciso che sarebbe stato interessante provarla, visto come la interpretavamo. Cuccarolo e Banti ci facevano paura ed è stata un’arma in più fino a che Drocker non ci ha punito dall’arco. C’è stata una grande voglia di cambiare la partita, non ho disegnato niente nella lavagna nell’intervallo. Cercavo solo questo genere di reazione a un parziale fin troppo severo che ci stava condannando, sono stato ripagato alla grande».

Tra lo strappo al polpaccio rimediato da un accompagnatore e la sciarpata sfrenata di uno dei commentatori del Palatenda presente in tribuna, la squadra oggi torna a lavorare cercando di accantonare l’euforia facendo tesoro di un risultato da ricordare. —

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