Il Tirreno

Il Progetto è naufragato, sarà meglio pensare al futuro

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C’è poco da dire. Il “Progetto” è naufragato. Nulla da eccepire sulla buona volontà, sulla buona fede e anche sul grande entusiasmo con cui il dirigente Ferroni è sbarcato a Piombino la scorsa estate. Ma un conto è fare il procuratore, un conto fare il direttore sportivo di una società. Ferroni in questi anni ha dimostrato di saper gestire i calciatori, di saperne curare e seguire la carriera. Lo dicono i risultati. Il suo nome è conosciuto e stimato nell’ambiente del calcio a livello nazionale. Al suo primo tentativo di fare il diesse, però, si è scontrato con un lavoro diverso: quello di assemblarli, i giocatori. Di sceglierli per farli diventare una squadra. Forse Piombino non era la piazza adatta, forse ha avuto sfortuna, forse ha alzato troppo le aspettative. Sicuramente non ha avuto il successo che sperava. Anche in questo caso, lo dicono i risultati. In mezzo campionato il Piombino è finito in fondo alla classifica da dove non riesce a tirarsi fuori. In 16 partite ha racimolato la miseria di 13 punti. Ha incassato 31 gol, la peggior difesa insieme a quella del Cecina. Ne ha realizzati 13, il secondo peggior attacco dopo quello del Camaiore (12). Il Magona, un tempo fortino quasi inespugnabile, dove le sconfitte erano rare e onorevoli, è diventato terra di conquista. Nelle ultime due giornate si dovevano fare 6 punti: erano alla portata ed erano obbligatori, contro due dirette concorrenti. Invece prima di Natale è arrivata la sconfitta con il Vorno (0-3) e ieri quella con il Cenaia (0-1). La classifica non sarebbe neanche compromessa, ma bisogna essere realisti: giocando come ieri, la retrocessione sarà inevitabile. Unica certezza di questa stagione.

Inutile però prendersela con i giocatori. Loro fanno quel che possono. E anche la scena finale di ieri, con la squadra venuta coraggiosamente e umilmente alla rete a prendersi il cazziatone e il carbone (di zucchero) lanciato dagli ultrà, è stata triste. Quelli non sono milionari del calcio, quelli sono ragazzi che giocano per passione. E che in campo non si risparmiano. Così non li carichi, così li mortifichi e basta.

La responsabilità è di chi li ha assemblati e di chi li manda in campo. Dispiace dirlo, ma se vogliamo fare un’analisi seria e serena della situazione, pur con tutta la stima e la simpatia verso Fratini e Ferroni, bisogna partire dai veri responsabili e dalla società che li ha ingaggiati. I numeri valgono per tutti e sono impietosi. Lo scrivemmo anche dopo la batosta con la Cuoiopelli e dopo l’ennesimo mercato choc. Da questo Piombino sono spariti quasi tutti i piombinesi mentre il Magona è diventato una specie di X-Factor, con decine di ragazzi venuti da lontano a cercar fortuna. Alcuni anche bravi, ma tutti in prova perenne e tutti buttati nella mischia.

Ora, questi sono. E c’è un intero girone da giocare. Ci sta tutto, nella vita e nel calcio. Ma è meglio prepararsi a soffrire e cominciare a pensare al futuro. —

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di Redazione web