Il Tirreno

Rocchiccioli, la rabbia del capitano

Alessandro De Gregorio
Rocchiccioli, la rabbia del capitano

«Fratini e Ferroni sapevano che sarei partito. Amo la squadra della mia città, non meritavo quelle frasi»

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Ci è rimasto male. Ci sono rimasti male entrambi i gemelli, ma Tommaso Rocchiccioli è il capitano e quella fascia non la indossa per moda. La sente. Tanto da aver anticipato i tempi di recupero dopo l’infortunio al crociato e da andare in campo ogni volta sapendo di rischiare il ginocchio.

Tommaso e Iacopo in questi giorni sono a Santo Domingo. Hanno trascorso il Capodanno lì, nella casa di famiglia, come sempre. Le dichiarazioni del mister e del diesse lo hanno ferito. Fratini aveva detto che non se l’aspettava e che considerava grave l’assenza del capitano nella partita di domani col Cenaia. Ferroni aveva rincarato la dose preannunciando provvedimenti. Entrambi erano caduti dalle nuvole.

Tommaso ha saputo e ci ha contattati dai Caraibi: «La cosa che mi ha dato più noia di tutto questo - dice - è che sono state fatte pubblicamente dichiarazioni false su di me e su mio fratello mentre eravamo a Santo Domingo in vacanza come tutti gli anni. Il fatto che mi da più noia è che il direttore sportivo Ferroni era a conoscenza di tutto e mi dovrà ripetere in faccia, quando torno, che non gli avevo detto che partivo. Come uomo e come direttore sportivo della società della mia città. Quanto al mister, io prima di partire ci ho parlato insieme a mio fratello spiegandogli che ogni anno, da dopo Natale alla Befana, parto per Santo Domingo perché sono gli unici giorni in cui posso prendere le ferie e liberarmi col mio lavoro. La società, a cominciare dal presidente Spagnesi, è sempre stata a conoscenza di questo. È il terzo anno consecutivo che parto per Capodanno».

Rocchiccioli non si ferma qui: «Ognuno dovrebbe prendersi più responsabilità invece di scaricarle su altri con queste sciocchezze che non c’entrano nulla con l’andamento della squadra. Io fino al 23 dicembre ho giocato al 200% per la mia squadra, di cui sono capitano. Lo dimostra il fatto che per il mio infortunio al ginocchio ho ridotto i tempi da tre mesi a un mese, rischiando la mia salute. E questa è la ricompensa. Pensavo di non meritarmi tutto questo. Il problema è che purtroppo io lavoro e il calcio per me è un divertimento - prosegue Tommaso - come dimostrano i rimborsi di questa categoria. Però loro non dicono che gli accordi a inizio anno erano per quattro allenamenti a settimana, dalle 14.30 alle 17, mentre poi sono diventati cinque più il ritiro il sabato sera. La squadra non ne era entusiasta, ma abbiamo accettato visto quanto teniamo al Piombino».

E infine: «Io per questa squadra soffro quando i risultati non arrivano, solo noi sappiamo la fatica che duriamo e la rabbia quando la domenica perdiamo. E io essendo capitano della squadra della mia città mi sento responsabile. Sempre, anche nel periodo in cui ero infortunato e non potevo farci nulla. Ora sono a Santo Domingo e invece di divertirmi sono qui che rispondo a Ferroni e a Fratini. Perché sono attaccato alla maglia. Perché l’Atletico Piombino è la squadra della mia città, è la mia squadra e io sono il capitano». —

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