Il Tirreno

Matilde Mori, una combattente d’oro

Matilde Mori, una combattente d’oro

Vince la Coppa del mondo Wako di kickboxing nella categoria juniores bissando il successo di tre anni fa nei cadetti

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PIOMBINO. L’ha fatto di nuovo. Matilde Mori non è più una sorpresa, ma una magnifica abitudine, fra medaglie e coppe di taekwon-do e kickboxing. Stavolta, come altre volte, il premio conquistato dalla giovanissima atleta del Body Line Lab ha il colore dell’oro, del primo posto, della Coppa del mondo Wako di kickboxing best fighter 2018 che si è tenuta nell’ultimo fine settimana a Rimini. Quella stessa coppa che Matilde, oggi 18enne studentessa dell’alberghiero di Piombino, aveva vinto 3 anni fa nella stessa città della riviera romagnola, anche se in una categoria diversa: cadetti nell’edizione 2015, juniores adesso. Gli anni passano ma, per capirsi, Matilde continua a restare sul gradino più alto del mondo. Ieri pomeriggio, appena tornata da Rimini, è venuta nella redazione del Tirreno – coppa alla mano – per raccontarci cosa si prova a essere, ancora una volta, la migliore fra tutte. «Sono arrivata ora ora, non sono ancora riuscita a far vedere la coppa a babbo e mamma», dice Matilde, tirando fuori dallo zaino il trofeo. La piombinese, accompagnata alla manifestazione mondiale dal maestro Daniele Bernardeschi (gli altri istruttori del Body Line Lab sono Raffaele Della Vecchia, Monica Ghizzani e Roberto D’Andrea) è arrivata a Rimini sabato e, dopo essersi dedicata alle faccende burocratiche fra registrazione, misurazione del peso ecc., è scesa sul tatami domenica in un evento che raccoglieva oltre 2.400 atleti. Passo dopo passo, punto dopo punto, Matilde ha battuto in semifinale un’avversaria francese, prima di superare, nella finalissima, una norvegese. «La semifinale è stata facile – racconta la giovane piombinese – Dopo 20 secondii, sul tentativo di schivare un mio calcio, la francese è caduta e si è infortunata. Quasi non me ne sono accorta. Diverso il discorso per la finale, tirata e molto difficile, contro un’avversaria parecchio più alta di me e che non voleva arrendersi, nonostante io sia stata sempre in vantaggio nel punteggio. D’altra parte i norvegesi sono così. Insieme a russi e turchi, sono i più ostinati e duri da battere». Matilde però si è dimostrata più dura, tenace e vincente e, dopo l’oro delle forme a squadre nel mondiale di taekwon-do in Irlanda e l’argento dell’individuale ad aprile in Bulgaria, ha replicato il successo del 2015 nella Coppa del mondo Wako di kickboxing best fighter, facendo esplodere di felicità maestri, parenti e amici, una città intera. «Io ancora non mi rendo conto per bene – dice con un sorriso Matilde – Alla fine la francese ha anche voluto fare una foto con me. Daniele (Bernardeschi, ndr) era contentissimo e ci siamo abbracciati, poi ho chiamato subito mamma Barbara. È la prima telefonata dopo ogni gara. E che non mi azzardi a ritardare per togliermi le protezioni; nel caso è lei a chiamarmi. Cosa mi ha detto? Beh, piangeva e mi chiamava “amore”».

L’abbiamo detto: Matilde Mori ormai ci ha abituati a medaglie, coppe e successi di ogni tipo, ma non può non stupire ogni sua nuova impresa. «Se pensavo di vincere alla vigilia? Beh, negli ultimi 2-3 mesi mi sono preparata solo sul mondiale – dice come se fosse la cosa più normale – L’unica preoccupazione: una contrattura rimediata prima di partire che mi ha tenuto ferma un paio di settimane. Ma al best fighter dell’anno scorso, dove sono arrivata seconda, avevo una caviglia gonfissima, quasi rotta, quindi che problema poteva esserci per una contrattura?». Più dei risultati, a impressionare è la forza mentale di Matilde, che si sorprende di tanto rumore attorno ai suoi successi, comprese le congratulazioni su Facebook del sindaco Massimo Giuliani.

«Ho vinto un mondiale, è vero, però mi sembra strano che la gente mi fermi per strada per farmi i complimenti. Eppure succede, anche ora sotto la redazione. E io, come sempre, divento rossa». Dopo settimane di allenamenti giornalieri e gare sempre più importanti, per Matilde è arrivato il momento del relax estivo per tornare a settembre sul tatami. «Cosa mi piace di più? Non saprei. Sia taekwon-do che kickboxing. Ecco, non mi piacciono tanto le forme, dove bisogna essere precisi che gli arbitri ti guardano. A me invece piace picchiarmi. È più ganzo, anche se un pizzico di paura c’è sempre, visto che non sai mai chi ti tocca e certe atlete hanno delle gambe che con un calcio ti stendono».

Francesca Lenzi

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