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Gelichi: «La città e questa squadra hanno diritto a uno stadio decente»

Gelichi: «La città e questa squadra hanno diritto a uno stadio decente»

PIOMBINO. L’unico politico a rompere il silenzio sul caso Magona è uno che non tifa e non segue nemmeno il calcio. Riccardo Gelichi, consigliere comunale di Ascolta Piombino, nei giorni scorsi ha...

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PIOMBINO. L’unico politico a rompere il silenzio sul caso Magona è uno che non tifa e non segue nemmeno il calcio. Riccardo Gelichi, consigliere comunale di Ascolta Piombino, nei giorni scorsi ha bussato all’ufficio tecnico del Comune, si è fatto spiegare alcune cose e ha buttato giù due idee. La prima, la più urgente: rimettere in sesto il vecchio Magona e superare il limite di agibilità dei 200 posti. La seconda, la più ambiziosa: creare un polo sportivo nell’area dismessa della fabbrica, la ex Icrot, dove c’è già il Palatenda e per la quale si era ipotizzato di tutto ma che al momento è ancora un cantiere incompiuto a cielo aperto.

Partiamo dal Magona. «Mi è stato spiegato - dice Gelichi - che per separare le tifoserie si dovrebbero modificare gli ingressi, aggiungendone uno in gradinata da via Silvio Mina». Il Tirreno ne aveva già parlato, ipotizzando tre ingressi distinti: quelli esistenti in viale Regina Margherita (per le squadre e la terna arbitrale) e al parcheggio di via Salgari (per i tifosi di casa), più uno dall’area del Circolo tennis (per i tifosi ospiti). Fermo restando la separazione in gradinata e la messa a norma della stessa.

«Secondo me - dice Gelichi - si potrebbe procedere con un intervento a stralci funzionali. Primo stralcio: buttare giù il muro e aprire un varco da via Mina, creare l’accesso, collegarlo con la gradinata e sistemare la stessa. Qui, magari, togliere la tribunetta coperta e spostarla davanti alla palazzina della sede, dove prima c’era la tribuna coperta. Oppure creare una copertura diversa. Non so. In ogni caso, con la gradinata messa a norma si potrebbe riportare la capienza a 1.500 posti. Il secondo stralcio riguarderebbe la sistemazione del campo. La stima che abbiamo fatto insieme all’ufficio tecnico è di un milione di euro. Secondo me è una cifra alla portata del Comune, della società e di altri sponsor. Non credo che sia impossibile trovare un finanziamento, basta lavorarci».

Gelichi ne ha parlato anche martedì sera a una riunione della propria lista civica, ricevendo consensi ma anche perplessità. «Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono anche altri impianti sportivi, altre società - dice Gelichi - ed è vero. È altrettanto vero che la città e questa squadra si meritano uno stadio decente. Non ho ancora parlato né col presidente Massimiliano Spagnesi, né col sindaco Massimo Giuliani. Per ora è solo una mia idea. Il Magona non può essere lasciato morire così. Non solo: se il campo dovesse rimanere quello, serve un sussidiario per gli allenamenti e per le giovanili. Le aree ci sono, per esempio dietro, nella zona della Tolla».

L’alternativa più ambiziosa, dicevamo, è quella di spostare tutto e creare un polo sportivo sui terreni del vecchio e mai realizzato progetto di Città futura: «Le previsioni del Piano particolareggiato di Città futura - dice Gelichi - per costruire il parco museo del ferro e dell’acciaio, la strada di collegamento Cotone-via Medaglie d’Oro, il parco della musica e della danza, un centro culturale e relativi parcheggi, non sono state più aggiornate. La variante Aferpi non ha interessato quell’area, che ancora oggi ha bisogno di essere bonificata. Siamo in attesa dell’avvio del nuovo Piano strutturale e relativo Piano operativo, dove per le aree di Città futura sarebbe interessante prendere in considerazione la possibilità di allocarvi il nuovo stadio polifunzionale e polisportivo. Una struttura che possa essere utilizzata tutti i giorni della settimana, al cui interno offrire servizi per la città affiancando attività parallele pensate per le necessità della città, che possano coesistere con lo stadio. Non è detto che lo stadio debba necessariamente essere pubblico, se si riesce a creare intorno tutta una serie di servizi che possano consentire il ritorno economico dell’investimento attraverso criteri di autonomia economica e funzionale, non è escluso che si possano trovare investitori disposti a mettersi in gioco».(a.d.g.)

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