Attenzione
«È la prima di nove finali»
Debutto di fuoco per il tecnico: «Squadra motivata, voglio Protti al mio fianco»
LIVORNO. Si parte dalla fine, quando Luciano Foschi parla di Protti e gli si illuminano gli occhi. «Igor per me è un amico, non solo perché siamo stati compagni di squadra alla Virescit tanti anni fa, ma proprio perché abbiamo un rapporto speciale. È stato al mio matrimonio, conosco la sua ex moglie. Insomma, per me non è possibile pensare di allenare il Livorno senza avere al mio fianco uno come lui. Me lo porterei anche a letto, se non ci fosse da pensar male. Può aiutarmi tanto. Anzi, sarà fondamentale». Svela anche che ha già ricevuto una telefonata da Di Carlo («ci sentiamo quasi tutti i giorni, figuriamoci se non mi faceva uno squillo per augurarmi ogni bene») e che forse chiamerà anche Sottil («è un ottimo allenatore, è stato mio giocatore e la sua delusione per l’esonero è stata anche la mia nel passato: gli auguro tutte le fortune che merita»).
Che squadra si trova in eredità e con quale spirito arriva?
«Una squadra che sta lottando per vincere il campionato. Tornare qui, dove ho lavorato nell’ultimo anno di A con Di Carlo, significa che qualche bel ricordo era stato lasciato. Ho una grande carica dopo essere stato fermo nonostante un gran campionato terminato la stagione scorsa col Renate, eliminati ai playoff proprio dal Livorno che aveva dei valori in campo diversi da quelli di cui io disponevo. Ero arrabbiato per essere ai box, e questa rabbia la voglio trasmettere ai giocatori. Vincere qui non è come vincere da altre parti».
E lei, essendo già stato a Livorno, lo sa bene.
«Ho vinto a Novara e Alessandria, come storia siamo vicini al Livorno. Ma la piazza a Livorno è calda, genuina. Gente che sta vicina ai giocatori, c’è senso di appartenenza. Questo devono capire i miei ragazzi. Calarsi nei panni del tifoso. Può essere determinante per essere trascinati da parte di chi, sui gradoni, soffre per questi colori».
Che contratto ha sottoscritto, e chi saranno i suoi collaboratori?
«Sono venuto firmando quasi in bianco, scoprendo la cifra solo al momento della firma. Arrivo per far bene e centrare lo scopo. Poi se verrà la conferma, meglio. Non ho mai fatto certe scelte guardando alla lunghezza di un contratto. I soldi non contano anche se è giusto che venga pagato. Ho detto a Signorelli che la cifra la decidesse la società. Per quanto riguarda lo staff, ho chiamato al mio fianco Juriy Cannarsa, mio ex giocatore, Piero Spinosa come allenatore dei portieri e Daniel Native come preparatore atletico».
C’è da ricostruire questo giocattolo che sembra rotto?
«Non lo so se c’è da ricostruire. La squadra l’ho vista per la prima volta stamani (ieri mattina, ndc), ho trovato ragazzi motivati. C’è da capire quali sono state le vere difficoltà, e da mandare in campo i ragazzi liberi di fare quello che sanno fare. Se hanno fatto 54 punti, dei valori ci sono, mica glieli hanno regalati».
Arriva il Siena, non una qualunque. Come lo affrontiamo?
«Il vantaggio di giocare uno scontro diretto è che la partita si prepara da sola. Sotto l’aspetto tattico, non c’è da stravolgere molto. Magari fornendo qualche concetto in più in base alla forza dell’avversario. Dovremo essere bravi però a sfruttare le nostre capacità, stringerci nei momenti di difficoltà ed essere pronti a fare male».
Come?
«Delle idee le ho. Abbiamo il vantaggio di aver cambiato allenatore, quindi non sapranno cosa ci inventeremo. Mignani, che allenava l’Olbia l’anno scorso, l’ho battuto all’andata applicando il 3-5-2 e al ritorno con il 4-3-3. Qui c’è da pedalare e pensare a nove finali».
Lei fa leva sull’appartenenza, ma lo sa che a Spinelli non piacciono i giocatori-tifosi? Luci e Mazzoni giocheranno con il Siena? E Valiani come sta?
«Valiani e altri acciaccati saranno osservati speciali nella rifinitura. C’è da valutare. Per quanto riguarda Luci e Mazzoni, sono due livornesi e sanno benissimo cosa sia l’appartenenza. Loro mi dovranno aiutare a farlo capire agli altri. Al presidente ho già detto che manderò in campo la formazione che riterrò la migliore possibile, quella che da allenatore mi dà più garanzie. Non schiero formazioni imposte. Luci lo conosco grazie alla mia passata esperienza qui, altri li conosco perché li ho avuti, altri ancora perché li ho trovati in squadre avversarie. Sono tutti ragazzi perbene, dai grandi valori».
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