Gioco
Mattia ha un sogno: salire sul podio agli Europei di judo
Martelloni, campione italiano under 21, è una promessa «Ma per diventare professionista serve un gruppo sportivo»
PIOMBINO. Una passione nata per caso, ma che resta appiccicata addosso. Su quella divisa che si apre a ogni presa, di nuovo stretta con la cintura, con quel nodo che sa di competizione, sudore e divertimento.
Ha 18 anni e frequenta la quinta di Ragioneria, Mattia Martelloni, judoka nato per caso quando era un bambino, e già campione sul tappeto, tanto da essere un volto noto nelle ultime edizioni della premiazione degli sportivi promossa ogni fine stagione dal Comune di Piombino.
Un palmares, il suo, invidiabile considerando la giovane età. Nei campionati italiani ha raccolto due secondi posti, prima negli under 12, poi negli under 18, ma soprattutto ha vinto il titolo lo scorso marzo negli under 21, categoria 55 kg. Nella competizione “5 tappe”, con i migliori risultati ottenuti nel Gran Prix Italia, ha vinto quattro volte (due volte nella categoria sotto i 14 anni, poi in quella under 18, infine nell’under 21).
Inoltre, con l’under 18, due secondi posti nella Coppa Europa nel 2015 e l’anno successivo, un quinto posto, nella solita competizione, in Spagna, un terzo posto in Portogallo con l’under 21 e un quinto a Praga.
Il prossimo impegno saranno gli italiani assoluti, categoria minima 60 kg, dove Mattia affronterà rivali anche molto più grandi e di peso maggiore.
«Ho iniziato nel settembre del 2005 – racconta – Avevo 6 anni ed ero fissato con il wrestling. Lo guardavo in televisione e ci giocavo con babbo. Insomma, un giorno vengo portato a vedere una lezione di judo, lo sport più simile al wrestling da noi. L’istruttore Carlo Tomei disse ai miei genitori: “Lui non scenderà più dal tappeto”. E così è stato. Non è che fossi particolarmente portato, però mi piaceva, ho continuato e, a un certo punto, con l’amico Francesco Paladini, ci siamo spostati a Grosseto, dove tuttora mi alleno».
E di allenamenti, Mattia, ne fa sette ogni settimana. Quattro in Maremma, tre alla palestra Motus a Piombino. Da un’ora e mezzo fin quasi a tre ore (sulla base della programmazione delle gare) e venerdì doppia seduta. Dal desiderio di entrare in un gruppo sportivo («Solo così si è professionisti, per ora anche se vinco sono dilettante») alla scuola («Alcuni prof sono interessati a quello che faccio, ad altri invece non sto simpatico per le assenze che faccio. Però vado bene in tutte le materie»).
Di tempo libero ne resta poco a Mattia, che in estate non disdegna andare in sup con l’amico Riccardo Rossi, sostenuto nella sua passione dalla famiglia.
«Non potrebbe essere altrimenti – dice – nonno Mario era ciclista, babbo Mirco e mamma Lara calciatori. Siamo una famiglia di sportivi». E la sorella Sara? «Macché. Fa l’infermiera e niente sport».
Cosa prova in combattimento il Mattia judoka? «Un vecchio allenatore diceva che l’avversario deve avere paura di te. Comunque il judo è una questione di prese, e non c’è tempo per ragionare. Conta solo la concentrazione».
Il prossimo obiettivo? «Ne ho due – conclude Mattia – Entrare in un gruppo sportivo, e fare podio ai prossimi campionati d’Europa».
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