Sicurezza
«Un progetto per lo stadio Ma serve collaborazione»
Il sindaco Giuliani parla di due tribune in più, in modo da aggiungere 4-600 posti «Il Comune fa tanto per lo sport, non vorrei che passasse il messaggio sbagliato»
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PIOMBINO. Nella sala d’attesa del sindaco c’è una targa. “Piombino candidate European city of sport 2020”. Viene da sorridere pensando ai problemi di molti impianti sportivi cittadini.
Compreso lo stadio Magona. Siamo qui per questo, per parlare di stadio con il sindaco Massimo Giuliani all’indomani del derby Piombino-Grosseto. Perché la partita dell’anno, che poi si è trasformata in una grande festa nerazzurra per il risultato ma che lo è stata comunque per la partecipazione e la scenografia, si è dovuta giocare al Santa Lucia di Venturina. Il Magona infatti - lo si è scoperto dopo vent’anni - formalmente non può contenere più di 200 persone.
Ct della nazionale di nuoto gran fondo, ex assessore allo sport, nipote di quell’Aulo Giuliani detto “il chiccaio” che tanto amò l’Us Piombino fino a diventarne presidente, per Massimo Giuliani lo sport è vita nel vero senso della parola. E il calcio non gli è indifferente.
Sindaco, come si risolve la questione del Magona?
«Vorrei fare una premessa».
Prego.
«Quel che penso io dello sport è noto. Ma più in generale il Comune di Piombino ha sempre creduto nella valenza sociale dello sport e nella sua capacità di tenuta sociale, di aggregazione, di coesione. Questa città ha raggiunto primati notevoli in questo senso e non parlo di coppe e medaglie, ma di sistema sport. Ora leggo qua e là tentativi di strumentalizzare politicamente anche la questione dello stadio. Ecco, per una volta vorrei solo rispondere con una domanda: ma lo sanno i piombinesi che fanno sport gratis grazie al Comune?».
Si spieghi meglio.
«Il Comune possiede 27 impianti, che vengono gestiti da un sistema di 20-21 gestori. Il gestore è il braccio destro dell’amministrazione perché attraverso di lui riusciamo a far praticare lo sport ai ragazzi. Noi abbiamo affidato gli impianti a questi gestori in base a contratti di locazione quinquennali che, a parte qualche eccezione, scadono tutti nel 2018. Allegato al contratto, c’è un regolamento di uso per ciascun impianto. La manutenzione ordinaria spetta ai gestori, quella straordinaria al Comune. I canoni di affitto sono minimi e comprendono acqua, luce, gas più il pagamento dei principali tributi, come la Tari. Tutto compreso nell’affitto. Alla comunità tutto questo costa 600mila euro l’anno, in un bilancio che è intorno ai 23 milioni e dove le spese del sociale rappresentano una voce da un milione e duecentomila euro».
Nello specifico, a quanto ammonta il canone dello stadio Magona?
«A 3.750 euro. All’anno, non al mese. Mentre per acqua, luce, Tari eccetera il Comune sborsa una cifra superiore ai 40mila euro».
E se il Comune spende 600mila euro per tutti gli impianti, quanto gli rientra in totale dai canoni di gestione?
«In teoria 90-100mila euro in tutto. Cioè un sesto di quanto spendiamo».
Perché in teoria?
«Perché abbiamo oltre il 40 per cento di morosità».
Chi è che non paga?
«Non importa, non voglio puntare il dito contro questo o quello. Capisco anche che il momento non sia dei migliori, anzi è dei peggiori. Però neanche voglio che passi il messaggio secondo il quale il Comune non fa niente, quando invece è il contrario. E quando altri Comuni si comportano diversamente».
In che senso?
«Ho fatto due conti, con 600mila euro all’anno potrei prendere un mutuo di nove milioni e sistemare tutti gli impianti. Tutti. Però a quel punto dovrei accollare ai gestori le spese di luce, gas, Tari eccetera. E a Piombino non è possibile, neanche a parlarne. Inoltre ricordo che ormai i tagli statali sono quelli che sono, ma non voglio piangermi addosso. Dico solo che per anni non abbiamo potuto accendere nuovi mutui, ad esempio l’anno scorso siamo riusciti a realizzare la nuova copertura del Palatenda con gli avanzi di amministrazione vincolati a investimenti specifici. Ora potremmo fare qualcosa, però ci vuole la collaborazione di tutti. Per questo a giorni mi riunirò con tutti i gestori, ho intenzione di fare qualcosa ma tutti devono contribuire in qualche modo. Cominciando a onorare gli impegni».
Veniamo al Magona. Lo stadio cade a pezzi e ha bisogno di una bella risistemata. Eppure, anche in queste condizioni, il limite di 200 spettatori sembra assurdo.
«Sì, sono d’accordo. Lo dissi anche alla riunione in commissariato, va trovata una soluzione. I tempi sono stretti ma prepareremo un progetto».
Che progetto?
«So che il governo ha stanziato 100 milioni nel bando “Sport periferie”. La scadenza è il 15 dicembre, entro quella data dovremo aver presentato un progetto. Non serve che sia definitivo, basta anche un progetto preliminare. Ora l’emergenza è la capienza, l’agibilità. Dobbiamo aggiungere almeno altri 400-600 posti ai 200 esistenti. Penso ad altre due tribunette, niente di complicato».
Due tribunette da mettere dove?
«Non lo so, magari dove c’era prima la tribuna coperta, oppure ai lati di quella già presente sulla gradinata. È una mia idea, non faccio previsioni né proclami. Dico solo che c’è questa possibilità e dobbiamo provare a sfruttarla».
Ma la curva Tolla? E la gradinata? Perché i gradoni sono considerati inagibili?
«I tecnici dell’ufficio lavori pubblici parlavano di un problema di altezza della seduta, 40 centimetri anziché 35».
Mah...
«Guardate, anch’io ne so poco. Per questo ho convocato una riunione per lunedì prossimo con loro, con l’assessore Claudio Capuano e con il presidente del Piombino, Massimiliano Spagnesi. Lì si parlerà di tutto, di gradoni e di questo progetto».
In tutto questo, Piombino si è candidata come Città europea dello sport 2020.
«Sì, ma non è una gara in cui arrivare primi. A me interessa il percorso. Senza considerare che ci saranno delle premialità. Si potrà accedere a contributi e bandi dell’Unione europea. Il senso di questo concorso è premiare le città dove lo sport svolge un’importante funzione sociale. E a Piombino lo sport lo sta facendo da sempre».
Alessandro De Gregorio
Compreso lo stadio Magona. Siamo qui per questo, per parlare di stadio con il sindaco Massimo Giuliani all’indomani del derby Piombino-Grosseto. Perché la partita dell’anno, che poi si è trasformata in una grande festa nerazzurra per il risultato ma che lo è stata comunque per la partecipazione e la scenografia, si è dovuta giocare al Santa Lucia di Venturina. Il Magona infatti - lo si è scoperto dopo vent’anni - formalmente non può contenere più di 200 persone.
Ct della nazionale di nuoto gran fondo, ex assessore allo sport, nipote di quell’Aulo Giuliani detto “il chiccaio” che tanto amò l’Us Piombino fino a diventarne presidente, per Massimo Giuliani lo sport è vita nel vero senso della parola. E il calcio non gli è indifferente.
Sindaco, come si risolve la questione del Magona?
«Vorrei fare una premessa».
Prego.
«Quel che penso io dello sport è noto. Ma più in generale il Comune di Piombino ha sempre creduto nella valenza sociale dello sport e nella sua capacità di tenuta sociale, di aggregazione, di coesione. Questa città ha raggiunto primati notevoli in questo senso e non parlo di coppe e medaglie, ma di sistema sport. Ora leggo qua e là tentativi di strumentalizzare politicamente anche la questione dello stadio. Ecco, per una volta vorrei solo rispondere con una domanda: ma lo sanno i piombinesi che fanno sport gratis grazie al Comune?».
Si spieghi meglio.
«Il Comune possiede 27 impianti, che vengono gestiti da un sistema di 20-21 gestori. Il gestore è il braccio destro dell’amministrazione perché attraverso di lui riusciamo a far praticare lo sport ai ragazzi. Noi abbiamo affidato gli impianti a questi gestori in base a contratti di locazione quinquennali che, a parte qualche eccezione, scadono tutti nel 2018. Allegato al contratto, c’è un regolamento di uso per ciascun impianto. La manutenzione ordinaria spetta ai gestori, quella straordinaria al Comune. I canoni di affitto sono minimi e comprendono acqua, luce, gas più il pagamento dei principali tributi, come la Tari. Tutto compreso nell’affitto. Alla comunità tutto questo costa 600mila euro l’anno, in un bilancio che è intorno ai 23 milioni e dove le spese del sociale rappresentano una voce da un milione e duecentomila euro».
Nello specifico, a quanto ammonta il canone dello stadio Magona?
«A 3.750 euro. All’anno, non al mese. Mentre per acqua, luce, Tari eccetera il Comune sborsa una cifra superiore ai 40mila euro».
E se il Comune spende 600mila euro per tutti gli impianti, quanto gli rientra in totale dai canoni di gestione?
«In teoria 90-100mila euro in tutto. Cioè un sesto di quanto spendiamo».
Perché in teoria?
«Perché abbiamo oltre il 40 per cento di morosità».
Chi è che non paga?
«Non importa, non voglio puntare il dito contro questo o quello. Capisco anche che il momento non sia dei migliori, anzi è dei peggiori. Però neanche voglio che passi il messaggio secondo il quale il Comune non fa niente, quando invece è il contrario. E quando altri Comuni si comportano diversamente».
In che senso?
«Ho fatto due conti, con 600mila euro all’anno potrei prendere un mutuo di nove milioni e sistemare tutti gli impianti. Tutti. Però a quel punto dovrei accollare ai gestori le spese di luce, gas, Tari eccetera. E a Piombino non è possibile, neanche a parlarne. Inoltre ricordo che ormai i tagli statali sono quelli che sono, ma non voglio piangermi addosso. Dico solo che per anni non abbiamo potuto accendere nuovi mutui, ad esempio l’anno scorso siamo riusciti a realizzare la nuova copertura del Palatenda con gli avanzi di amministrazione vincolati a investimenti specifici. Ora potremmo fare qualcosa, però ci vuole la collaborazione di tutti. Per questo a giorni mi riunirò con tutti i gestori, ho intenzione di fare qualcosa ma tutti devono contribuire in qualche modo. Cominciando a onorare gli impegni».
Veniamo al Magona. Lo stadio cade a pezzi e ha bisogno di una bella risistemata. Eppure, anche in queste condizioni, il limite di 200 spettatori sembra assurdo.
«Sì, sono d’accordo. Lo dissi anche alla riunione in commissariato, va trovata una soluzione. I tempi sono stretti ma prepareremo un progetto».
Che progetto?
«So che il governo ha stanziato 100 milioni nel bando “Sport periferie”. La scadenza è il 15 dicembre, entro quella data dovremo aver presentato un progetto. Non serve che sia definitivo, basta anche un progetto preliminare. Ora l’emergenza è la capienza, l’agibilità. Dobbiamo aggiungere almeno altri 400-600 posti ai 200 esistenti. Penso ad altre due tribunette, niente di complicato».
Due tribunette da mettere dove?
«Non lo so, magari dove c’era prima la tribuna coperta, oppure ai lati di quella già presente sulla gradinata. È una mia idea, non faccio previsioni né proclami. Dico solo che c’è questa possibilità e dobbiamo provare a sfruttarla».
Ma la curva Tolla? E la gradinata? Perché i gradoni sono considerati inagibili?
«I tecnici dell’ufficio lavori pubblici parlavano di un problema di altezza della seduta, 40 centimetri anziché 35».
Mah...
«Guardate, anch’io ne so poco. Per questo ho convocato una riunione per lunedì prossimo con loro, con l’assessore Claudio Capuano e con il presidente del Piombino, Massimiliano Spagnesi. Lì si parlerà di tutto, di gradoni e di questo progetto».
In tutto questo, Piombino si è candidata come Città europea dello sport 2020.
«Sì, ma non è una gara in cui arrivare primi. A me interessa il percorso. Senza considerare che ci saranno delle premialità. Si potrà accedere a contributi e bandi dell’Unione europea. Il senso di questo concorso è premiare le città dove lo sport svolge un’importante funzione sociale. E a Piombino lo sport lo sta facendo da sempre».
Alessandro De Gregorio
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