Il Tirreno

«Non togliamo la speranza ai ragazzini»

di LUCA GHERARDINI (*)
«Non togliamo la speranza ai ragazzini»

Capitan Gherardini e quel sottopassaggio «Tutti da bambini sognavamo di uscire da lì»

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Sul caso Magona, lo stadio “a numero chiuso” che non può ospitare più di 200 persone, pubblichiamo oggi un intervento di chi quello stadio lo vive tutti i giorni e lo ha sognato da bambino. Luca Gherardini, capitano del Piombino, ci ha scritto una bellissima lettera in vista del derby con il Grosseto, che lui non potrà giocare in quanto infortunato e che i propri compagni dovranno disputare a Venturina. Ma il capitano non è preoccupato per il derby: è preoccupato per il futuro.

Volevo scrivere due parole in merito alla questione del campo Magona che ha lasciato me, i miei compagni e i tifosi piombinesi sbalorditi.

Domenica dovremo giocare una partita, un derby importante, in un campo che non è il nostro per un motivo che poteva essere evitato tempo fa.

Sono consapevole della situazione in cui si trova la nostra città, il momento di crisi che sta mettendo in ginocchio tutti, dobbiamo però dire anche che lo stadio Magona risulta abbandonato da molti anni senza un valido motivo.

Una cittadina come Piombino non può non avere uno stadio dignitoso per affrontare un campionato di Eccellenza (non di serie C), per non parlare dell’assenza di un campo sussidiario per potersi allenare o quanto meno per far allenare i ragazzi del settore giovanile, futuro sia della società che della nostra città.

Io come capitano, tifoso ma soprattutto piombinese doc, vorrei capire i motivi di tutto questo. Mi piacerebbe non ricevere la solita risposta «c’è crisi» poiché qui, oltre alla crisi, penso che ci siano disinteresse e indifferenza nei confronti di certe situazioni ritenute non di primaria importanza.

Per quanto mi riguarda invece non si tratta di un aspetto secondario perché ne risentirà il futuro dei giovani. Abbiamo un buon settore giovanile ed è giusto che i giovani stiano a Piombino, devono crescere e giocare nella propria città, in un campo con una grande storia. È fondamentale allenarli al meglio e in buone condizioni se vogliamo che, un giorno, siano parte della prima squadra, composta principalmente da piombinesi.

Infine, vorrei concludere dicendo che i giovani hanno dei sogni, piccoli o grandi che siano. E il mio, quando ero piccolo e andavo al Magona, era uscire da quel sottopassaggio come giocatore, come capitano della squadra della mia città e vedere le tribune del Magona piene di tifosi piombinesi.

Io sono felice di averlo realizzato e vorrei che i nostri giovani avessero lo stessa opportunità che ho avuto io.

Ma come possono avere il desiderio di giocare in uno stadio fatiscente con massimo 200 persone a guardare la partita?

(*) capitano del Piombino.

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