Attenzione
BENALTRISMO E SILENZIO INDOLENTE
di ALESSANDRO DE GREGORIO
«Se avessi un’ora per salvare il mondo, per 55 minuti definirei bene il problema». Lo disse Albert Einstein, uno che i problemini a volte li risolveva. Anche Mr Wolf in Pulp fiction risolveva i...
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«Se avessi un’ora per salvare il mondo, per 55 minuti definirei bene il problema». Lo disse Albert Einstein, uno che i problemini a volte li risolveva. Anche Mr Wolf in Pulp fiction risolveva i problemi a modo suo, ma quello era un film.
Il Magona è un problema reale e urgente da risolvere. Con buona pace dei benaltristi, di quelli che «non c’è solo il calcio» e di quelli che oppongono un silenzio indolente. Il Magona – toh, guarda, lo scriviamo ancora – è un bel problema. Se ne parla da una settimana, eppure non risulta che il problema sia stato affrontato da chi può e deve farlo.
Sì, a Piombino la crisi vale doppio per i noti problemi di Aferpi e di tutto il comparto industriale. E sì, è vero, ci sono anche il volley, il basket, il rugby, il tennis e l’atletica. C’è anche il tiro al piattello, tutto quello che volete. Ma c’è anche il calcio. Eccome se c’è. E per una città di oltre trentamila persone, che peraltro si candida come città dello sport 2020, uno stadio decente è il minimo che si possa chiedere.
Oggigiorno sui social i nostri politici sono lesti a postare di tutto. In tempo reale. Abbiamo fatto questo e quello, faremo quest’altro. Il Magona è assente dalle bacheche Facebook di sindaco e di assessori. Ma anche da quelle dei vertici del Piombino.
Abbiamo “scoperto” che da vent’anni il Magona non può ospitare più di duecento spettatori alla volta. Perché? Non basta alludere genericamente a motivi di sicurezza e di ordine pubblico. Serve che dagli archivi comunali spunti fuori la relazione della commissione tecnica che, all’indomani della donazione del campo dalla Magona al Comune, indicò quella cifra: 200 persone. In base a cosa, di preciso?
Gli accessi? Ce ne sono già due, uno in viale Regina Margherita e uno dal parcheggio di via Salgari. Un terzo può essere aperto al Circolo tennis Magona.
La separazione delle tifoserie? Da via Salgari e dal Circolo tennis ne può passare una, l’altra potrebbe confluire da viale Regina Margherita e girare attorno al campo di calcetto, entrare nella curva e accedere alla gradinata.
La curva è franata? Dove? Quando? Perché? Non risulta che poggi su piloni, a quanto ne sappiamo è solo una gettata di cemento su terra. Cosa ci vorrà mai a sistemarla?.
La seduta in gradinata non è ammessa: anche in questo caso, perché? Non pare per motivi strutturali dei gradoni, altrimenti quella stessa tribunetta coperta da circa duecento posti sarebbe a rischio.
Per risolverli, i problemi, bisogna affrontarli, esaminarli, discuterli. Poi ci vogliono anche i soldi, ma prima servono competenze. Serve soprattutto la volontà.
Senza gettare la croce addosso a questo o a quello. La responsabilità nel caso del Magona sembra abbastanza collettiva. Ma anche senza gettare fumo negli occhi. Ieri in consiglio comunale è stato approvato il Dup, il documento unico di programmazione 2018-2020. Tra le voci, ci sono anche 200mila euro per «la sistemazione del campo Magona». Uno pensa evviva, finalmente. Peccato che quei soldi siano stati già spesi nel 2015.
Il Magona è un problema reale e urgente da risolvere. Con buona pace dei benaltristi, di quelli che «non c’è solo il calcio» e di quelli che oppongono un silenzio indolente. Il Magona – toh, guarda, lo scriviamo ancora – è un bel problema. Se ne parla da una settimana, eppure non risulta che il problema sia stato affrontato da chi può e deve farlo.
Sì, a Piombino la crisi vale doppio per i noti problemi di Aferpi e di tutto il comparto industriale. E sì, è vero, ci sono anche il volley, il basket, il rugby, il tennis e l’atletica. C’è anche il tiro al piattello, tutto quello che volete. Ma c’è anche il calcio. Eccome se c’è. E per una città di oltre trentamila persone, che peraltro si candida come città dello sport 2020, uno stadio decente è il minimo che si possa chiedere.
Oggigiorno sui social i nostri politici sono lesti a postare di tutto. In tempo reale. Abbiamo fatto questo e quello, faremo quest’altro. Il Magona è assente dalle bacheche Facebook di sindaco e di assessori. Ma anche da quelle dei vertici del Piombino.
Abbiamo “scoperto” che da vent’anni il Magona non può ospitare più di duecento spettatori alla volta. Perché? Non basta alludere genericamente a motivi di sicurezza e di ordine pubblico. Serve che dagli archivi comunali spunti fuori la relazione della commissione tecnica che, all’indomani della donazione del campo dalla Magona al Comune, indicò quella cifra: 200 persone. In base a cosa, di preciso?
Gli accessi? Ce ne sono già due, uno in viale Regina Margherita e uno dal parcheggio di via Salgari. Un terzo può essere aperto al Circolo tennis Magona.
La separazione delle tifoserie? Da via Salgari e dal Circolo tennis ne può passare una, l’altra potrebbe confluire da viale Regina Margherita e girare attorno al campo di calcetto, entrare nella curva e accedere alla gradinata.
La curva è franata? Dove? Quando? Perché? Non risulta che poggi su piloni, a quanto ne sappiamo è solo una gettata di cemento su terra. Cosa ci vorrà mai a sistemarla?.
La seduta in gradinata non è ammessa: anche in questo caso, perché? Non pare per motivi strutturali dei gradoni, altrimenti quella stessa tribunetta coperta da circa duecento posti sarebbe a rischio.
Per risolverli, i problemi, bisogna affrontarli, esaminarli, discuterli. Poi ci vogliono anche i soldi, ma prima servono competenze. Serve soprattutto la volontà.
Senza gettare la croce addosso a questo o a quello. La responsabilità nel caso del Magona sembra abbastanza collettiva. Ma anche senza gettare fumo negli occhi. Ieri in consiglio comunale è stato approvato il Dup, il documento unico di programmazione 2018-2020. Tra le voci, ci sono anche 200mila euro per «la sistemazione del campo Magona». Uno pensa evviva, finalmente. Peccato che quei soldi siano stati già spesi nel 2015.
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