Il Tirreno

«Alla fine ho capito che il mio posto è qui»

di Francesca Lenzi

Una settimana alla Varesina in serie D, poi il clamoroso rientro al Piombino in Eccellenza. Alessio Fatticcioni spiega perché

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PIOMBINO. È bastata una settimana ad Alessio Fatticcioni per capire di dover tornare a casa. Partito il 23 luglio alla volta di Varese per il ritiro con la squadra di serie D che l’aveva ingaggiato per la nuova stagione, il giocatore è rientrato a Piombino e mercoledì scorso era già in campo con i compagni dell’Atletico per l’inizio della preparazione.

Un ritorno a sorpresa quello di Fatticcioni. Probabilmente il colpo di mercato dell’estate per la società di Massimiliano Spagnesi che all’improvviso ha ritrovato sia una pedina fondamentale del gioco diretto da mister Sebastiano Miano, che un ragazzo prezioso sotto ogni aspetto, a partire dallo spogliatoio di un gruppo capace, l’anno passato, di far sognare i tifosi.

A dire il vero aveva un po’ sorpreso la partenza di Alessio per Varese, squadra organizzatissima ma di una sola categoria più in alto dell’Eccellenza. Aveva sorpreso per l’attaccamento alla maglia nerazzurra dimostrato dal ragazzo durante gli ultimi due anni a Piombino, tanto che ci si poteva immagine un suo addio soltanto di fronte alla richiesta di una società di Lega Pro. Così non è stato, e Fatticcioni, complice forse anche il mercato piombinese che stentava a decollare, a partire dalla riconferma o meno del gruppo preesistente da parte di Spagnesi, ha accettato l’offerta della Varesina.

Da dove parte la decisione di tornare a casa dopo una settimana?

«Dico subito di essere rientrato per questioni personali del tutto extra calcistiche. Dopo una settimana circa ho fatto presente alla società di Varese la mia situazione e devo dire di aver trovato molta disponibilità e voglia di venirmi incontro».

Eppure eri partito animato dalle migliori intenzioni.

«Sì, assolutamente. Ho trovato un ambiente perfetto e organizzatissimo, un livello alto anche per la serie D. C’erano però cose mie personali a casa che non mi facevano sentire di stare lontano. Anch’io poi volevo tornare perché, nonostante fossi partito convinto, ho capito, con il passare dei giorni, come quella non fosse la scelta migliore per me. A Piombino, oltre alla famiglia, avevo lasciato poi tanti amici e un gruppo di compagni con i quali avevo fatto qualcosa di grande nella passata stagione».

Come sono stati quei pochi giorni con la Varesina?

«Ero stato contento di partire e ho iniziato con convinzione. Tra l’altro avevamo già fatto un’amichevole con la Lucchese a Fiumalbo (lontano circa 70 chilometri da Carpineti dove noi avevamo il ritiro) e sia io che l’allenatore eravamo soddisfatti».

Quali reazioni ha suscitato il tuo ritorno a Piombino?

«Da una parte c’è sicuramente il dispiacere per la bella occasione che era; però, e mi è già capitato in passato, se non si è convinti al 100% di stare in un posto, alla fine viene meno la serenità. Comunque a Piombino ho subito visto tante persone contente di riavermi qua. Chi mi ha fermato per strada si è detto felice, confessandomi le grosse aspettative per la nuova stagione».

L’hai fatta la tua a tornare!

«Già, ora ne pago le conseguenze (ride, ndr).»

Stai bene adesso?

«Sì. Sono contento. Lo sono anche la società e i miei compagni. E poi riprenderò ad allenare i bimbi, per la precisione i Piccoli Amici del 2011. È stata la prima cosa che ho detto al direttore generale Enzo Madau: «Se torno voglio allenare i bimbi, altrimenti non se ne fa di nulla».

Come vedi il Piombino di quest’anno?

«Vedo gente motivata, e i nuovi si sono presentati molto bene, con umiltà e voglia di fare. Sono ragazzi intelligenti, pronti per una bella sfida. Già, perché le nostre aspettative sono alte. Affronteremo questo anno con umiltà, come sempre, ma anche con la consapevolezza di essere una squadra forte, che può dare filo da torcere a chiunque, comprese le società più attrezzate, come Cenaia, Cuoiopelli e Grosseto».

Quanto è stato felice Madau di riaverti a Piombino?

« Beh, è andata così: il primo che ho chiamato e al quale ho parlato della mia situazione e del desiderio di poter rientrare è stato Luca Gherardini. Non sapevo se e chi poteva aver preso la società per rimpiazzarmi… Luca però non mi ha nemmeno fatto finire di parlare e mi ha detto: “Alessio, Madau viene a prenderti anche ora a Varese per riportarti a Piombino”. Ho così sentito Enzo (Madau) che mi ha confermato la disponibilità, ma prima avrebbe dovuto sentire anche il presidente. Insomma, dopo un’ora sono stato richiamato ed è andata com’è andata. Sono contentissimo e credo che alla fine ci abbiamo guadagnato tutti».

Meno che Federico Di Cocco, difensore scelto per rimpiazzarti.

«Dé, mi dispiace, magari viene lo stesso. Il calcio però è questo. A me successe anche di peggio. Lui è giovane e troverà senz’altro la sua strada».

Forse ci voleva questa settimana con la Varesina per capire che il tuo posto è qua, a Piombino.

«Credo di sì. Ero partito convinto, lo ripeto, però mi sono presto accorto di come quella non fosse la situazione adatta a me. Non ero sereno, e non l’ho vissuta come avrei dovuto, ma è stato utile per tornare a casa bello carico, io come tutti i miei compagni. Abbiamo tanta voglia di far bene, non vogliamo solo salvarci, ma fare qualcosa di importante e, soprattutto, non vogliamo che si perda l’entusiasmo, la cosa più bella».

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