Il Tirreno

La famiglia Toffolutti, quel terribile 1998 e «un’emozione che resta inossidabile»

«Il 17 maggio 1998 - scrive la famiglia Toffolutti - Ruggero fu ucciso da un ingranaggio, dall’egoismo e dall’indifferenza alla Magona di Piombino. Oggi Arcelor Mittal. Due mesi dopo Matteo dette per...

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«Il 17 maggio 1998 - scrive la famiglia Toffolutti - Ruggero fu ucciso da un ingranaggio, dall’egoismo e dall’indifferenza alla Magona di Piombino. Oggi Arcelor Mittal. Due mesi dopo Matteo dette per la prima volta il calcio d’inizio al Van Toff, pseudonimo calcistico di suo fratello. Che tifava Milan e ammirava Van Basten. Ancora qualche mese e nacque l’associazione “Ruggero Toffolutti” per la sicurezza dei luoghi di lavoro, aperta a uomini e donne di buona volontà non necessariamente familiari delle vittime. Obiettivo, sensibilizzare l’opinione pubblica su questa emergenza ampiamente sottovalutata “con ogni strumento non violento”. Ogni estate la vita dell’associazione e il Van Toff si intrecciano. Dal 2013 lo fanno al campo Van Toff. Perché la nostra richiesta è stata accolta dal Comune e da Corrado Ottanelli, proprietario del Magonello. “Inventore” del Van Toff. Fu lui a darsi subito da fare per ricordare l’amico». «Ora siamo alla ventesima edizione - prosegue la famiglia - Eppure, l’emozione e la commozione della partita iniziale, degli incontri prepartita con i giovani e i giovanissimi e del saluto alle finali, restano inossidabili. Scandite dai rumori di fondo, dai fischi dell’arbitro, dal tifo. E dalla sensazione che, a guardar bene, Ruggero sia proprio lì. E che, come sempre, stia facendo un sacco di goal».

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