Il Tirreno

Buti, la Nazionale e il buen retiro di San Vincenzo

Buti, la Nazionale e il buen retiro di San Vincenzo

Il capitano dell’Italvolley ha preso residenza in riva al mare «Un consiglio ai giovani? Giocate e pensate solo a divertirvi»

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SAN VINCENZO. «Inaspettata, carica. E fortunata. D’altra parte serve anche quest’ultima componente». Simone Buti racconta la sua Nazionale con fiducia e modestia, con il sorriso di chi può confidare nei propri mezzi ma è consapevole di quanto sia faticosa la salita. E’ un tipo con i piedi per terra il capitano dell’ItalVolley in Giappone e centrale di Perugia, anche dopo il secondo posto alla World cup, la fresca vittoria sulla Polonia campione del mondo e lo splendido pass che ci porta a Rio 2016. Risultati super dopo una rivoluzione tecnica che avrebbe potuto far scricchiolare qualsiasi ambiente e che, invece, ha visto rifiorire gli azzurri, pieni di entusiasmo per l’Europeo in Italia e Bulgaria ormai alle porte.

Buti è tranquillo e concentrato sull’obiettivo, ricaricato da qualche giorno al mare a San Vincenzo, dove ormai è di casa nel vero senso della parola. Alcune ore di relax in spiaggia dopo le fatiche giapponesi, poi il ritiro e gli allenamenti a Busto Arsizio, infine la partenza per Torino.

Buti, per l’Italia inizia la nuova avventura a Euro2015 tra pochissimi giorni. Quali sono le sue sensazioni?

«Debutteremo il 9 ottobre a Torino con l’Estonia, poi ci troveremo di fronte Croazia e Francia. In caso di qualificazione affronteremo una tra Russa e Serbia. Non sarà semplice ma la World cup ha dimostrato che possiamo giocarcela con tutti. Puntiamo a qualificarci e ad arrivare in semifinale a Sofia, poi vedremo. Siamo carichi e quando lavori bene prima o poi i risultati arrivano».

La World cup ha funzionato da spartiacque: dopo le dimissioni di Berruto e la notte brava di Travica e compagni, l’equilibrio poteva spezzarsi . E invece cosa è successo?

«Quando si cambia un tecnico, il palleggiatore viene lasciato a casa e la squadra rivoluzionata, si vive un passaggio delicato. Abbiamo affrontato una competizione dura con 11 partite in 15 giorni, contro squadre forti senza poterci permettere di perdere niente, con Blengini in panchina e nuovi giocatori come Juantorena. La voglia di riscatto è stata la molla per ottenere un risultato prestigioso come la qualificazione ai Giochi di Rio 2016».

Ma lei cosa ci fa a San Vincenzo?

«Ho comprato casa qui e vi ho la residenza. Sono di Fucecchio e ho sempre frequentato la costa. Cercavo un posto tranquillo e ho scelto San Vincenzo. Qui ho trascorso anche i due mesi estivi, a smaltire i postumi dei problemi alla schiena che mi portavo dietro dal Mondiale. Mi sono goduto il mare, ho staccato la spina perché tra Nazionale e club non c’è il tempo per una pausa mentale e ho portato avanti il recupero fisico. Mi sono allenato tutti i giorni con una doppia seduta alla palestra Dna, secondo il programma dello staff azzurro e la collaborazione di Marco Murzi. Spero che il fisico mi consenta di andare avanti a lungo, comunque ho sempre pensato di smettere al top: appena mi renderò conto di calare, tornerò a San Vincenzo (ride, ndr)».

E, mare a parte, che cosa ama Buti fuori dal campo?

«Ultimamente mi sono lanciato in un progetto social nel quale credo molto. Con la mia fidanzata Krizia e altre tre persone abbiamo formato una startup e abbiamo creato EatAround, un’app sul mangiare social. Ogni utente può creare un profilo culinario personale e creare un evento a casa propria, con menù e prezzo, o decidere di partecipare a un evento organizzato da altri. L’idea è che si può mangiare bene in una situazione di calore familiare che ti consente di conoscere persone nuove. Io ho la fortuna di viaggiare moltissimo e mi rendo conto ogni volta che vado all’estero che in Italia abbiamo un tesoro enogastronomico sfruttato in minima parte. Vi immaginate cosa vorrebbe dire per un tedesco in vacanza assaggiare un cacciucco fatto in casa, con il cuoco che spiega la storia del piatto e condivide con lui quella tradizione familiare? Tutto un altro sapore».

Torniamo sul campo di pallavolo. Il movimento pallavolistico in Val di Cornia ha sempre avuto una certa tradizione: cosa si sente di dire a tutte quelle ragazzine che sudano e sperano sui parquet?

«Giocate senza pensare a diventare campioni, divertitevi. Da ragazzino io ho sempre fatto così: ero felice perché stavo bene col mio gruppo e amavo questo sport. Poi sono andato avanti fino alla Nazionale grazie a tanti fattori e ad alcune persone che ho trovato sulla mia strada. Si tratta di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, come nella vita, ma divertirsi resta la parola chiave».

Azzurra Saggini

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