Il Tirreno

«Calcio e Miriana i due amori della mia vita»

di Francesca Lenzi
«Calcio e Miriana i due amori della mia vita»

Da 44 anni alla guida del Salivoli, ha deciso di lasciare: «Ma resto a far qualcosa...»

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PIOMBINO. «La distrazione dello sport mi ha fatto arrivare a 80 anni». Distrazione. La chiama proprio così Gilberto Allori, nato il 7 ottobre del 1934, la passione per il calcio.

Un amore che l’ha tenuto alla guida del Salivoli per 44 anni.

«Tutto iniziò nel 1968 quando, da poco trasferito qui nel villaggio dei Cavalleggeri, i ragazzi facevano chiasso con il pallone e disturbavano gli operai che dormivano dopo aver fatto la notte – racconta Allori –. All’epoca non c’erano pullman e così li portammo a giocare nel vallone, chiedendo a quartiere e Comune la possibilità di fare dei campetti. Cominciammo nel 1968 con partitelle di calcio a 5, alle quali si unirono anche ragazzi fuori dalla zona di Salivoli, con torneini al sabato e alla domenica».

«Poi, nel 1970, io e Paladini costituimmo la società, realizzando poco dopo la fusione con la terza categoria del Salivoli in modo da renderla dilettantistica – prosegue Gilberto –. Da lì iniziarono i primi campionati».

E quindi partì l’avventura del Salivoli di Allori, presidente della squadra fino a un mese fa, quando ha lasciato la guida del club ad Alessandro Bezzini, consigliere e responsabile della squadra Giovanissimi.

«Il Salivoli è cresciuto sugli errori dell’Unione sportiva Piombino come accade quando le società pensano solo alla prima squadra senza considerare il settore giovanile – afferma senza peli sulla lingua Allori –. Adesso ne sta facendo un altro di errore il Piombino, accumulando giovani su giovani, scegliendone poi solo 3 o 4 e gli altri a casa. Noi non siamo così. Siamo diversi proprio da un punto di vista politico; non tratteniamo i migliori per la prima squadra. Addirittura li portiamo a Firenze a far vedere, quando non vengono direttamente a chiederceli; anzi, a volte li chiedono ai genitori senza passare da noi, violando i principi di lealtà sportiva».

44 anni di presidenza e adesso la scelta di lasciare. come mai?

«Beh, intanto ho lasciato la presidenza ma non il Salivoli, dove resto occupandomi di cosette meno impegnative come tornei, collaborazioni e altro. Ci tengo a chiarire comunque che sono rimasto alla guida della società per oltre 40 anni non perché fossi un dittatore ma perché i miei collaboratori, ogniqualvolta abbia chiesto loro di sostituirmi, non hanno mai voluto. Evidentemente andava bene a tutti così, anche sulla base delle tante responsabilità e difficoltà con le quali un presidente ha a che tutti i giorni. Adesso però avevo bisogno di lasciare. Perché? Per le polemiche che non mancano mai, per lo stress del ruolo, per l’impegno e per il desiderio di stare più vicino a mia moglie; ho così chiesto al direttivo di essere sostituito e fortunatamente ha preso il mio posto Alessandro Bezzini, un ragazzo con passione e idee da giovane sicuramente migliori delle mie. Io e Paladini restiamo nel direttivo, mettendo a disposizione la nostra esperienza. In ogni caso ci tengo a far sapere che le voci uscite in Piombino su miei ipotetici litigi all’interno della società non sono affatto vere».

Da dove parte la passione per il calcio?

«Ho iniziato a tirare calci al pallone nel Piombino, dal 1948 al 1953, nel periodo migliore del calcio piombinese, quando la squadra militava in serie B. Per due volte sono stato con il mio gruppo campione toscano, conservando bellissimi ricordi e fotografie. A me, Nigro e Volpi ci chiamavano il “trio dell’ave Maria”».

E poi cosa è successo?

«Dopo il 1953 chiuse la Magona e mi spostai tre anni nel Castagneto, ma iniziai a sentirmi male. Un esaurimento nervoso che mi fece smettere di giocare, tenendomi lontano dai campi di calcio per 15 anni, tanto era forte il dispiacere di non poter più scendere sul rettangolo verde. Quando infine nel 1966 mi trasferii nel villaggio dei Cavalleggeri con i ragazzi che facevano chiasso svegliando gli operai dopo il turno di notte, tornai a respirare l’aria del pallone».

Cos’è il calcio per Gilberto Allori?

«È stato il mio secondo amore dopo la famiglia, ma se lo chiedi a mia moglie ti dirà che è stato il primo – sorride Gilberto –. I miei cari mi sono sempre stati vicino, mia moglie è un angelo che ha continuato a seguirmi sui campi almeno fin quando nostro figlio ha giocato».

Miriana, quattro anni più giovane del marito, e i figli Cinzia che abita a Merate e Roberto, allenatore del settore giovanile, giocatore del Salivoli, poi del Venturina.

«Eh, sai, all’epoca c’era anche più attrito con il Piombino», interviene Miriana. Questa la famiglia di Gilberto Allori.

Qual è stato il momento più bello da presidente del Salivoli?

«Sono stati tanti. Il più bello è stato forse il 7 ottobre 2012; seguivo in trasferta all’isola d’Elba un torneo con i bimbi del 2003. Genitori e ragazzi mi fecero la sorpresa di una torta di compleanno. Non me l’aspettavo e mi commossi. In generale sono stati 44 anni di felicità, gioie e piccole amarezze che hanno reso piena la mia vita di sportivo e di uomo. Sono anche soddisfatto delle collaborazioni avute con l’amministrazione, altri sportivi e società. Sono sempre stato gioviale anche di fronte a chi non si era comportato bene con me. Che dire, ho un carattere forse buonista ma a me sembra che così facendo possa vincere qualsiasi battaglia».

Il momento invece più difficile?

«Qualche anno fa quando, nonostante i nostri sforzi, non riuscimmo a trattenere i ragazzi del 1996-1997, Ci sfuggirono tutti e restammo senza la categoria, tanto che la federazione ci tolse la scuola calcio. A parte quel brutto momento, oggi facciamo più fatica rispetto al passato, sia per la concorrenza con le altre società, sia per gli sport meno conosciuti che stanno prendendo piede negli ultimi anni».

Cos’è il Salivoli per Allori?

«È stata la mia seconda vita; anzi una vita divisa in due amori. Il Salivoli mi ha strappato dalla malattia e, se dovessi tornare indietro, rifarei tutto».

«Io invece non laverei più i completi di calcio – interviene Miriana, tra il rimprovero e il sorriso –. Già lavoravo nel guardaroba dell’ospedale e mi toccavano pure le maglie del calcio. Quale è stato il primo amore di Gilberto? Il calcio, non ci sono dubbi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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