Il Tirreno

«Decisivi i valori tecnici dei giocatori»

«Decisivi i valori tecnici dei giocatori»

Di Tonno sveste i panni del “pompiere” e finalmente esulta: possiamo migliorare ancora

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PIOMBINO. Ha 42 anni, è di San Vincenzo e lavora nella gestione della piscina del Park Albatros, ma nelle ultime settimane, negli articoli usciti sull’Atletico Piombino, l’abbiamo spesso fatto passare per “pompiere”. Non c’era versi di scucirgli una dichiarazione di fiducia, uno sbilanciamento di entusiasmo per un finale di campionato ormai chiaramente nelle mani dei nerazzurri. Testa bassa e concentrazione. Questo ha sempre chiesto Tiziano Di Tonno ai suoi ragazzi.

Guai a distrarsi o a pensare di avere già in pugno la vittoria; per festeggiare ci sarebbe stato tempo. E il tempo è arrivato. Domenica il “pompiere” Di Tonno si è sciolto in un sorriso emozionato e felice, dopo aver raggiunto, al primo anno in nerazzurro, in coppia con il direttore sportivo Flavio Vanni, una promozione che da Piombino mancava da 14 anni. Eppure l’inizio di stagione non è stato dei migliori. C’era chi dubitava della bontà del suo arrivo, chi apertamente lo criticava secondo un’idea tutta piombinese per la quale chi non è della città non può che far male, non avendo nemmeno il diritto di provare a far bene. Alla fine però ha vinto lui.

Mister, ma almeno all’inizio, con i risultati che stentavano ad arrivare, ha mai avuto dubbi?

«Certo, in avvio di stagione, quando le cose non andavano per il verso giusto, è stato difficile, ma dalla mia ho sempre avuto la consapevolezza, anche sulla base del gioco espresso dalla squadra, dell’efficacia del lavoro che stavamo facendo».

Qual’è stata la parte migliore di questo campionato?

«L’aver scommesso su ragazzi quasi tutti del posto, per una scelta che si è legata a un senso di appartenenza alla maglia che si è fatto sentire. Poi è vero, c’è un gruppo fantastico, unito, ma la vera differenza l’hanno fatta i valori tecnici dei giocatori».

In un’annata meravigliosa c’è qualcosa che sarebbe potuta andare meglio?

«Forse l’aver inserito in corsa Del Bono, insieme al contributo dei giocatori più esperti, ha risolto i problemi iniziali dovuti alla giovane età del gruppo».

Qual è stato il momento più difficile?

«Quando abbiamo perso in casa contro il Porta a Piagge. Venivamo da una rincorsa eccellente, frutto di sette vittorie consecutive che avevano ridotto il nostro svantaggio sulla prima a una sola lunghezza e con quel blackout c’era il rischio di perdersi anche alla luce del match successivo che ci vedeva impegnati nella trasferta insidiosissima di Perignano. Lì poi abbiamo pareggiato ed è andata sempre meglio».

Quale è il momento più bello vissuto quest’anno?

«Ce ne sono stati tanti. Tante vittorie ottenute con difficoltà. Ma se devo scegliere un solo momento dico la vittoria in casa contro il San Miniato. Anzi no, il pareggio a Donoratico. Sì, quel 2-2 arrivato all’ultimo secondo, un grande risultato in una gara complicatissima».

Cosa vede nella prossima stagione?

«Essendo la nostra una squadra molto giovane ha ancora margini per migliorare e proseguire il cammino intrapreso. Senza dubbio sarà un campionato più difficile, con valori tecnici più alti, ma sarà anche un bel banco di prova per tutti, dai giocatori allo staff».

Se dovesse citare un giocatore importante per la stagione quasi conclusa?

«È una vittoria di tutti, da chi è sceso in campo ogni domenica, ai giocatori meno impiegati che si sono sempre fatti trovare pronti, allo staff nel complesso. Dicendo un solo nome farei un torto a tutti gli altri».

Quando ha capito che l’Altletico avrebbe potuto vincere il campionato?

«Paradossalmente nella sconfitta in trasferta contro il San Miniato alla sesta giornata. Perdemmo ma giocammo una gran partita contro la squadra annunciata come favorita. Ecco lì, nonostante la sconfitta, ho avuto la sensazione che avremmo potuto farcela».(f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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