Sicurezza
Delegazione Uisp in aiuto dei paesi terremotati
Donati al Comune di Cavezzo i soldi raccolti in alcune manifestazioni stretti anche contatti col comitato modenese dell’associazione
PIOMBINO. «Il terremoto ci ha scosso, ma non ci ha portato via la voglia di giocare a calcio e divertirci tutti insieme». Il foglio è attaccato a una transenna del centro del paese. Accanto altri pezzi di carta, messaggi, annunci di eventi, avvisi di servizio, che trovano posto sulla barriera di metallo quasi fosse una vetrina. Siamo in provincia di Modena, a Cavezzo, uno dei paesi più colpiti dal terremoto del 29 maggio. Se la scossa di nove giorni prima aveva creato danni e crepe, il sisma di fine maggio ha portato distruzione, crolli e morti.
Siamo in Emilia in una torrida mattina d’agosto. Protagonisti del viaggio da Piombino fino alla pianura modenese sono alcuni rappresentanti della Polisportiva Arci Uisp Venturina (il presidente Carlo Lenzi, il vice Giuliano Landi, il consigliere Luca Vangelisti) e del comitato Uisp Piombino (il presidente Giovanni Muoio e il dirigente Franco Minichino). A guidarli il desiderio di vedere di persona i luoghi che hanno aiutato concretamente con lo spettacolo “Musiek”, allestito da Spazio Danza di Paola Micheli. Il saggio a fine luglio è stato infatti replicato al teatro Concordi di Campiglia, e il ricavato della serata destinato alla causa del terremoto in Emilia. Nello specifico, una parte dell’incasso è andata alla Uisp di Modena come aiuto per l’attività sportiva giovanile, mentre il contributo più consistente è stato donato al Comune di Cavezzo, finalizzato all’acquisto di materiale didattico.
Dopo la visita alla sede della Uisp di Modena, il gruppo ha visitato Cavezzo. Lungo la strada che da Modena arriva al paese è graduale la presa di coscienza della tragedia. Le prime crepe, col passare dei chilometri, si allargano, sino a diventare macerie. Nelle strade di Cavezzo, 7.000 abitanti, accanto a un palazzo intatto, la distruzione diventa l’unico scenario che lo sguardo può coprire. Davanti alle rovine uno schieramento di transenne che non può far nulla per alleviare un senso di impotenza che diventa smarrita condivisione a due passi da una valigia in frantumi, una tenda strappata, un quadro rimasto appeso in una stanza squarciata. Cavezzo è quasi una città fantasma, abbandonata da chi è rimasto senza un tetto, e non solo. Le finestre sono chiuse, le serrande abbassate, le tende ancora fuori dai palazzi, i capannoni distrutti, sostituiti da prefabbricati e padiglioni provvisori. La gente qua racconta, ricorda, confida emozioni e pensieri, con la dignità di chi pretende di ricominciare, per non darla vinta a quel mostro che la mattina del 29 maggio ha scosso per trenta, interminabili, secondi, migliaia di esistenze.
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