Il Tirreno

Il biondo Esposito cavalca l’onda per vivere a mille

di Francesca Barone
Il biondo Esposito cavalca l’onda per vivere a mille

L’esordio a cinque cerchi del piombinese che ama la sua città e non rinuncia a un mojito

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PIOMBINO. Portland, isola del Dorset a oltre 170 km da Londra. Weymouth, città del Dorset su una baia riparata. Le coordinate di un sogno, quello di Federico Esposito e del suo windsurf. Il ventiseienne piombinese, reduce dall'oro agli Europei, rappresenterà l'Italia nella classe RS:X maschile alle Olimpiadi che inizieranno venerdì.

Lui e Alessandra Sensini sono stati i primi, la scorsa settimana, ad atterrare sul suolo inglese. La Sensini, oro a Sydney 2000, argento a Pechino 2008, bronzo ad Atlanta 1996 e Atene 2004, è alla sua sesta partecipazione olimpica. Per Federico, invece, questo è l'esordio a cinque cerchi.

Il portacolori delle Fiamme Oro è praticamente cresciuto in mare, sulla Costa Est. La mamma, infatti, è proprietaria del Bagnoskiuma, stabilimento balneare a Carlappiano.

Biondo, occhi chiari e sorriso stampato sul volto, Federico è un tipo tutto pepe. Amante della velocità e delle moto, vive ogni esperienza a 200 all’ora.

Bart, come lo chiamano gli amici, è pluritolato: campione italiano, europeo e del mondo. Ed ora lo attende l’ultima sfida, la più importante: le Olimpiadi.

Tu e il windsurf. Tutto ebbe inizio...

«Grazie ad Alberto Cremisi. Lui veniva a Carlappiano con il windsurf. Io ero sempre in spiaggia dato che mamma aveva il ristorante sul mare la Baracchina. Un giorno di fine estate Alberto mi chiese se volevo provare. Montai, ma avevo solo 8 anni e la tavola e la vela erano troppo grandi per me. Non riuscivo ad andare. Però ne rimasi subito affascinato. Papà, visto il mio entusiasmo, mi chiese se per il compleanno mi avrebbe fatto piacere ricevere una tavola da windsurf. E da lì è nata una grande passione».

Il passo verso la carriera agonistica è stato breve?

«Ho trascorso due estati da windsurfista, poi mi chiesero se volevo partecipare ad una regata a livello italiano. Arrivai sesto nella categoria Under 11. Da lì è partito tutto. Dopo un anno ho vinto il campionato italiano e poi ho cominciato a rappresentare la Federazione italiana vela nelle regate internazionali».

Ti è mai capitato di avere paura del mare?

«No, sono praticamente nato in acqua. È logico che qualche spavento me lo sono preso. Però, anche quando sono rimasto in mare perché avevo spaccato l'attrezzatura, sono sempre rientrato per conto mio».

In sedici anni hai collezionato un bel palmares. Ma fra tutte le vittorie quale ti ha dato più soddisfazione?

«Ogni medaglia alla fine dà grande soddisfazione. Ma di sicuro la vittoria più sentita è stata quella al campionato del mondo, soprattutto perché me la sono dovuta lottare fino all'ultimo metro».

Come stemperi la tensione prima di una gara?

«Mi rilasso, ascolto musica».

Niente sesso come i calciatori?

«Ma siamo matti? Anzi!».

Le Olimpiadi. Quanta fatica hai durato per raggiungere questo grande sogno?

«Ci provavo già da molti anni. Oltre a questa, che mi ha portato a Londra, ho fatto altre due campagne olimpiche: quelle per Atene e Pechino. Ma nel 2004 avevo solo 16 anni. Iniziai male, migliorando poi durante il periodo delle selezioni, tanto che, un mese prima delle Olimpiadi, vinsi il campionato italiano con una prova di anticipo. Ma ormai la campagna era finita. Nel 2008, invece, arrivai secondo».

C'è stato un momento, durante la tua carriera, talmente difficile da pensare di mollare tutto?

«Sì, subito dopo la campagna olimpica del 2008 perchè la federazione aveva preso sotto l'ala solo il vincitore della selezione lasciando gli altri alla deriva. Mi ero fatto il mazzo e non accettavo l'idea di essere scartato. Così ho smesso. Poi un atleta israeliano, terzo a Pechino 2008, uno dei miei migliori amici, mi chiese di aiutarlo negli allenamenti. Da lì ho ripreso a gareggiare. Stavo andando più forte che mai. E così mi sono tolto un po' di soddisfazioni, oltre che di sassolini dalla scarpa!».

La tua famiglia ti seguirà a Portland?

«Solo papà. Mamma non può lasciare l'attività, comunicheremo attraverso skype».

Il tuo rapporto con Alessandra Sensini.

«Andiamo d'accordo, lei mi corregge là dove sbaglio e io... la tengo allegra».

Fra i tuoi rivali olimpici chi temi di più?

«L'olandese Dorian van Rijsselberge, che sta andando molto forte, poi il neozelandese J.P. Tobin e il francese Julien Bontemps, campione del mondo in carica. Al momento sono i più forti, sulla carta dovrebbero distruggere tutti».

Prima di farti un'altra domanda devo sapere se sei scaramantico.

«No... diciamo a tratti. Però non seguo nessun rituale prima di una gara, ho solo una collana che mi porto sempre dietro».

Quindi se ti chiedo cosa ti aspetti da Londra, mentre mi rispondi non fai le corna dietro la schiena?

«Mettiamola così, non si può fare un pronostico vero. Il windsurf è uno sport condizionato dal vento. Io vado particolarmente bene con poco vento indipendentemente dall'onda, perchè sono il più leggero della flotta. Sono alto 1,68 e peso 70 chili. Ho dei seri svantaggi quando c'è vento forte. Uno più alto e pesante riesce a fare più leva e a tenere la tavola leggermente più attaccata all'acqua. Io, invece, perdo velocità. Spero che il vento mi porti fortuna. Le vittorie sono un mix di bravura e fortuna. E io, la fortuna, la cerco di continuo».

In caso di podio, a chi dedicheresti la tanto agognata medaglia olimpica?

«In primis ai miei genitori, e poi agli amici che mi sono stati vicini e a tutti quelli che mi hanno dato una mano durante questo lungo percorso».

Il 7 agosto per il windsurf finiscono le Olimpiadi. Che farai dopo?

«Di sicuro rimango fino al 10 agosto. Non mi perderei mai la finale dei 100 metri. Voglio vedere dal vivo Bolt, anzi vorrei stringergli la mano. Alla cerimonia di apertura lo andrò a cercare per farmi una foto con lui. Quando tornerò a casa, se le Olimpiadi dovessero andare bene, vorrei sfruttare l'onda positiva. Poi di sicuro mi prenderò 5 o 6 mesi sabbatici. Mio fratello va in Australia quindi ci sta che lo raggiunga».

Obiettivi post-Olimpiadi?

«Prendere il diploma. Frequentavo il liceo linguistico Alberti, ma non ho potuto diplomarmi perchè nella settimana degli esami di maturità partecipavo al campionato del mondo. Il prossimo anno di questi tempi vorrei essere diplomato. Poi mi piacerebbe iscrivermi all'università. Adoro veterinaria, ma purtroppo non ho la possibilità di frequentare le lezioni, quindi opterò per scienze motorie».

Quando dici “sfruttare l'onda positiva” intendi che parteciperesti anche ad un reality?

«Sì, perchè no? Sono favorevole ai cambiamenti. Non mi piace fare sempre la stessa cosa. Non ho pregiudizi su niente. Lo scorso inverno ho fatto il colloquio con Milly Carlucci per partecipare alla passata edizione di “Ballando con le stelle”. Poi però la produzione ha fatto altre scelte».

Ma almeno sai ballare?

«No, ma imparo!».

E se poi ti monti la testa?

«Montarmi la testa? Faccio windsurf, mica gioco a calcio».

Ti è mai capitato di firmare autografi per strada?

«No, però due settimane fa, in spiaggia, una ragazza si è avvicinata e mi ha chiesto l’autografo. Mio fratello e il bagnino si sono girati e si sono messi a ridere».

Il tuo rapporto con Piombino.

«Mi sento legatissimo a questa città. Giro il mondo, ma come Piombino per me non c'è nessun altro posto».

Quindi il tuo futuro lo vedi qui?

«Piombino sarà sempre la mia base. Due mesi fa ho comprato una piccola casa in via Lombroso. Un primo investimento dietro consiglio di mamma. Ho preso un mutuo».

Girando molto, riesci ugualmente a mantenere i rapporti con gli amici piombinesi?

«Certo! Il mio miglior amico è di Piombino, Manuel Bertini detto “il Nocciolo”. Tra un po' si laurea in ingegneria civile».

Ti senti privilegiato?

«Sì, in tanti mi dicono che sono fortunato tra i fortunati. Anche se ci sono stati momenti difficili».

Hai qualche vizio?

«Fumo una sigaretta la sera per conciliare il sonno, il dottore mi ha detto che posso. E poi mi piace troppo il mojito».

Gli atleti durante le interviste dicono che non bevono e non fumano?

«Ma sono tutti bugiardi!».

Musica: la tua playlist.

«Skunk Anansie, Queen, Pink Floyd».

Associa una canzone alle Olimpiadi.

«“Sail” degli Awolnation. In questo periodo l’ascolto ogni giorno prima di andare in acqua».

Cosa ti dà adrenalina oltre al windsurf?

«Un po’ tutto, sono un tipo che si lascia trasportare dalle emozioni. Forse, però, quello che mi dà più adrenalina in questo momento è la mountain bike». Come ti vedi fra vent'anni?

«Spero con una famiglia. Con mio figlio vorrei essere tanto bravo quanto papà lo è stato con me».

Una delle prime cose che gli insegnerai?

«Il rispetto. Vorrei dargli le basi per poi fare delle scelte da solo, come ha fatto la mia famiglia con me».

Quando smetterai di fare l'atleta continuerai ad indossare la divisa da poliziotto?

«Sì, però mi piacerebbe essere trasferito a Piombino nella Polmare. O magari allenare qualche atleta delle Fiamme Oro».

Rinunceresti mai al mare se ti offrissero milioni di euro?

«No mai! Quando cammino a piedi nudi sulla spiaggia sto bene, non ho bisogno di altro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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