Italia
Arbitri più moderni ma no alla tecnologia sui campi di calcio
Francesca Lenzi
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I relatori del convegno e uno scorcio del pubblico 3 MINUTI DI LETTURA
SAN VINCENZO. La sezione Aia (Associazione italiana arbitri) "Aldo Bacci" di Piombino compie 60 anni, e per festeggiare è stata organizzata a San Vincenzo, al Riva degli Etruschi, una tavola rotonda con la partecipazione del presidente nazionale Aia, Marcello Nicchi, di Matteo Trefoloni dirigente arbitrale e presidente del Comitato arbitri della Toscana, di Renzo Ulivieri presidente dell'Associazione allenatori calcio e del vicepresidente settore tecnico Vincenzo Fiorenza. "L'arbitro nello spettacolo calcio". Questo il titolo dato all'iniziativa. Molti gli argomenti trattati nel meeting, saltati fuori da una discussione vivace, condotta dal presidente della sezione Aia di Piombino, Massimo Gherardi. Sono 35.000 le persone appartenenti all'Associazione italiana arbitri, che nell'anno dell'anniversario dell'unità piombinese, compie lei stessa un importante traguardo. Sono infatti passati 100 anni dalla fondazione dell'Aia. Cento anni di cammino per una sostanziale evoluzione della figura del direttore di gara. Questo il primo tema affrontato da Nicchi, e più volte riproposto nel corso del dibattito. Di fronte all'accusa di immobilismo e mancata crescita da parte del corpo arbitrale, il presidente nazionale ha risposto con forza, spiegando al contrario la sensibile trasformazione dell'uomo con la giacca nera. «Negli ultimi anni abbiamo messo in campo la volontà di farci conoscere per mostrare quel grande lavoro di coordinamento che adesso è una realtà - afferma Nicchi - Vogliamo aprire le nostre sedi, far capire alla gente come lavoriamo, qual è la strada per creare un arbitro; perché il gioco del calcio non vive solo di società, allenatori, giocatori e giudice di gara, ma di un intero sistema collettivo». In tale complesso il movimento arbitrale risulta fondamentale per lo spettacolo calcistico, con la direzione di 15.000 partite settimanali. «Gli arbitri sbagliano molto meno rispetto al passato, perché la preparazione, anche nelle serie più basse, è la stessa dei direttori di serie A - dice Nicchi - Se prima esisteva il fenomeno che si distingueva dalla massa, ora ci sono ottime squadre di arbitri. La coesione associativa e tecnica che abbiamo messo in pratica rende la nostra categoria inattaccabile». Si è poi parlato di tecnologia e di come questa potrebbe interagire con l'arbitro. La risposta sull'argomento è un secco e generale no, anche da parte di chi non appartiene alla professione. «Non vorrei mai la tecnologia sul campo di calcio - sostiene Renzo Ulivieri - Io amo lo spettacolo, che ha bisogno di movimento e poche interruzioni per esistere. Una partita è una somma di sentimenti che non può essere rovinata dagli strumenti tecnici. Basta l'arbitro, che in questo bellissimo show deve saper rischiare». Da Matteo Trefoloni arriva il racconto di come ha iniziato a indossare la giacchetta nera: «Arbitri quasi sempre si diventa per caso. Non ero granché a calcio e quando la mia squadra si è sciolta ho trovato un volantino per il corso da arbitro. Chi frequentava tutte le lezioni avrebbe ricevuto il regolamento del gioco del calcio. Io lo volevo, e così è cominciata. I ricordi più belli che ho non sono legati però alle gare di serie A, ma alla partita diretta a Portoferraio quando avevo 18 anni, quando quel giorno, in quel posto, esisteva solo quel match». Dopo la discussione sono stati premiati alcuni degli esponenti di settore, anche locale, come l'emergente Alessandro Tonin, e presentato il volume, curato da Gherardi, "Una storia infinita" che riassume l'avventura del distretto arbitrale di Piombino. A testimoniarne la nascita c'era tra il pubblico anche Idoneo Quiriconi, 92 anni, dal 1946 arbitro effettivo, ancora innamorato del gioco del calcio.
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