Il Tirreno

Picchia l'arbitro Tonin e poi gli chiede scusa

Alessandro Tonin
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Alessandro Tonin

Pisani (Marinese), squalificato 44 mesi: «Troppa adrenalina»

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 PIOMBINO. Offese e minacce all'arbitro piombinese Alessandro Tonin, che poi si è visto prendere per il collo prima di essere raggiunto da tre violenti schiaffi all'altezza della spalla destra. Un fatto che è costato una pesante squalifica, 3 anni e otto mesi, a un giocatore della Marinese. Lui, Nicola Pisani, aveva appena visto un compagno di squadra, colpito da un avversario, stramazzare al suolo, svenuto e col volto insanguinato. Era il finale di gara di un Marinese-Palleronese (2ª Categoria) cattivo e spigoloso.  A quel punto il capitano della squadra locale, appunto Nicola Pisani, 26 anni, è andato da Tonin, assumendo comportamenti che sono costati a lui la pesantissima squalifica e una più leggera (comunque da sei a otto mesi) ad altri due compagni di squadra.  Per Pisani, dopo una carriera senza macchie (da due anni non salta una partita per squalifica), arriva dunque uno stop da record: 44 mesi, praticamente un ergastolo sportivo.  Ora Pisani è sotto choc, non parla da tre giorni, non si dà pace. Farà ricorso, assistito dall'avvocato Andrea Bottone, per chiedere che la sua squalifica sia ridotta. Ma intanto prende carta e penna e scrive all'arbitro, che nove giorni fa a Marina passò davvero un brutto quarto d'ora: alcuni stralci sono venuti fuori. «Caro arbitro, - scrive Pisani - le invio questa lettera allo scopo di scusarmi profondamente ed esprimere il più ampio rammarico. Sono veramente mortificato e dispiaciuto. Gioco a calcio da quando sono bambino, non ho mai subìto squalifiche a tempo, e negli ultimi due campionati non ho subito squalifiche, giocando interi campionati nella Marinese, della quale sono da diversi anni il capitano».  E ancora: «La mia reazione, che nei fatti è stata eccessiva e ulteriore rispetto al mio reale volere, è scaturita da un tasso di adrenalina troppo elevato per la tensione agonistica a seguito di ripetuti interventi fallosi da parte della squadra avversaria, accompagnate da minacce e offese, e soprattutto dalla preoccupazione per aver visto Alessandro Vita, mio amico da sempre - per me un fratello - cadere privo di sensi a terra col viso ricoperto di sangue. Ho temuto che potesse succedere una tragedia a una delle persone che mi sono più care sulla terra. Per alcuni momenti mi sono sentito solo, e ho tentato di aggrapparmi a lei, quasi che fosse l'unica persona che potesse intervenire in una situazione drammatica. Spero che lei possa comprendere i motivi che hanno portato ad eccedere. E, mi creda, non volevo offendere o ledere la sua dignità».

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di Redazione web