Il Tirreno

È piombinese la voce che traduce i campioni del calcio

Francesca Lenzi
È piombinese la voce che traduce i campioni del calcio

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 PIOMBINO. «Andavo al liceo quando mio fratello mi portò a vedere Pisa-Juventus. Ero juventina. E come non esserlo? C'era Platini, e io lo adoravo. Vincemmo 2 a 1 con un gol al 90' in chiaro fuorigioco. Uscimmo dallo stadio salvati dai parà». Sorride, facendo risaltare le fossette ai lati della bocca, al ricordo del proprio debutto come tifosa. Annalisa Sandrelli, 40 anni portati divinamente, piombinese cosmopolita, ha la passione del calcio sin da bambina.  Ma il pallone non è l'unico ambito che esercita su di lei un incredibile fascino. Alla fine della terza media rinuncia al motorino, preferendo una vacanza studio in Inghilterra. Non è un caso se oggi Annalisa insegna interpretariato e traduzione all'Università Luspio di Roma, e ricopre incarichi freelance in tutto il mondo.  Non ancora laureata riceve l'offerta di trasferirsi in Inghilterra, all'Università di Hull, come lettrice di italiano. Il contratto era di nove mesi. Annalisa rientra in Italia solo sei anni più tardi, nel 2002, dopo un susseguirsi costante di altri incarichi e una notevole cultura calcistica a base di Premier League.  Seguono anni da contrattista alle università di Forlì e Trieste e una borsa di studio alla Scuola superiore di studi umanistici dell'Università di Bologna, diretta da Umberto Eco, prima di approdare a Roma. «Finalmente mi avvicinavo a casa. Trieste e Forlì, anche a causa dei pessimi collegamenti, erano veramente lontane da casa mia. Mi mancava troppo il mare. Adesso faccio la pendolare, 3-4 giorni a Roma, poi di nuovo a Piombino».  Se la maggior parte degli incarichi da interprete prevede «lavori barbosi», come atti di divorzio, appalti e istruzioni tecniche, non mancano possibilità decisamente più attraenti. Intanto il cinema. Annalisa traduce e revisiona film, sia dvd che pellicole proiettate nei più importanti concorsi cinematografici. Ma è soprattutto il calcio ad aver regalato momenti entusiasmanti.  Nel 2007 è interprete del Milan, ad Atene, nella finale di Champions. Un anno dopo, è al seguito della nazionale negli Europei, come interprete di Donadoni. Un'altra finale di Champions League, Barcellona-Manchester, e per finire, la recente Supercoppa Europea nell'entourage interista.  Grandi soddisfazioni, e molti aneddoti da raccontare. Due su tutti: la festa post finale di Champions 2008 a Roma, sulla Terrazza Caffarelli, grazie alla quale ha finalmente potuto conoscere l'attuale presidente dell'Uefa, monsieur Michel Platini, e il salvataggio eroico, a suon di interpretariato volante, di un Alessandro Del Piero visibilmente in difficoltà di fronte ai giornalisti stranieri durante gli Europei.  Annalisa si divide tra l'insegnamento universitario, la professione di freelance, e ovviamente le partite del Livorno. Già, perché nonostante la passione bianconera, gli ultimi anni della squadra labronica hanno infiammato la giovane interprete piombinese. Anche grazie a due calciatori simbolo: Igor Protti prima, Cristiano Lucarelli poi. In particolare quest'ultimo è oggetto «di passione smodata», come ammette Annalisa. «Passione pure molto fisica». E la perdonerà il fidanzato, a maggior ragione ora che il giocatore si è allontanato da Livorno.  Dalla risata spontanea si fa presto però a tornare a un approccio più composto, sebbene acceso dalla vivacità nell'esposizione. Nei momenti in cui Annalisa parla del proprio lavoro è evidente la parallela combinazione di competenza e dedizione. «Non è difficile diventare interpreti - dice - difficile è diventare un bravo interprete. È necessario non perdere mai di vista la funzione di servizio del nostro mestiere. L'abilità sta nell'essere in un certo senso invisibili».  Ma chi è l'interprete? «È un esperto di comunicazione. Non traduce le lingue, ma i messaggi. La curiosità e l'eclettismo sono requisiti essenziali in questo lavoro che ti fa essere un giorno attore, un altro calciatore, un altro ancora architetto».  C'è tempo per chiederle qual è il suo sogno nel cassetto. «Sono contenta di quello che ho. Potrei abituarmi a un hotel 5 stelle in un torneo importante, ma sto bene anche nella mia casa di Piombino a tradurre un libro. Se proprio devo sbilanciarmi in un sogno però dico senza dubbio: fare l'interprete per Lucarelli in una finale di Europa League».

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