Sicurezza
CALCIO
Il San Vincenzo rischia la mazzata
Francesca Gori
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A sinistra la gara è appena finita, l’arbitro mostra il cartellino rosso a Sartoni; al centro si accende la protesta mentre il diesse Filippeschi cerca di riportare la calma; a destra l’arbitro prova a fuggire, un giocatore amaranto prova a bloccare uno degli aggressoriL'aggressione Cinque giorni di referto per il direttore di gara, ora la società teme la mano pesante del giudice sportivo
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SAN VINCENZO. Il giorno dopo il brutto episodio dell'aggressione all'arbitro Riccardo Muto, sul campo del Santa Costanza, c'è attesa per il verdetto della federazione. Ma ci sono anche voci che si rincorrono. «Addirittura, qualcuno ha detto che sono stato io a picchiare l'arbitro». Parole pronunciate dal presidente della società, Aldo Di Marco.
Il presidente del San Vincenzo domenica era allo stadio. Racconta di aver seguito tutta la partita, di aver contestato, dentro di sé, alcune decisioni arbitrali. Di essersi preoccupato per la gomitata che ha colpito in pieno volto Ardenghi, uscito dal campo con una frattura dello zigomo. «Quando è scoppiato il parapiglia stavo già uscendo - spiega Di Marco - come faccio abitualmente. Arrivo sempre un po' prima della partita, ma poi me ne vado sempre un pochino prima». Quindi racconta di aver sentito urlare in campo, e di essere tornato indietro, entrando sul rettangolo verde fino a trovarsi in mezzo alla zuffa. Dice di aver provato a calmare gli animi dei supporter amaranto che hanno scavalcato la recinzione. «Questi sono episodi che non dovrebbero mai accadere quando si tratta di una partita di calcio - aggiunge - È vero, c'era un po' di nervosismo per come l'arbitro aveva condotto la gara e anche in tribuna, i genitori dei giocatori erano parecchio agitati. Ma scavalcare la recinzione e aggredire l'arbitro è davvero troppo». Uno schiaffo oppure qualche calcio e un pugno? Sarà Riccardo Muto a raccontare alla federazione quello che è successo al fischio finale di San Vincenzo-Porta a Piagge, partita finita sul 2-2 al novantaseiesimo minuto. Chi ha sferrato il pugno al volto dell'arbitro, lo ha accompagnato con una minaccia secca. «Io t'ammazzo», avrebbe detto.
Dopo essere uscito dallo spogliatoio, dove è rimasto rinchiuso con il direttore sportivo Filippeschi, è stato ascoltato dai carabinieri di San Vincenzo. Ha 90 giorni di tempo per presentare querela. Ma intanto, la giustizia sportiva farà il suo corso, perché il verbale della partita è arrivato ieri sera sul tavolo del comitato regionale. Corredato dal certificato del pronto soccorso di Grosseto che ha refertato al giovane arbitro una prognosi di cinque giorni. «Oggi incontrerò la squadra - dice il presidente Di Marco - e spronerò i ragazzi ad andare avanti. Avevamo acquistato altri giocatori, avevamo messo su una squadra che poteva vincere. Bisogna continuare a lavorare sodo, buttandoci questo brutto episodio dietro le spalle».
La società intanto si interroga sul futuro. L'attesa per le decisioni del giudice sportivo fanno passare in secondo piano i risultati ottenuti dal gruppo nel girone d'andata. La spada di Damocle resta la decisione del giudice. Perché tra le punizioni possibili la squalifica del campo è la più probabile. Franco Filippeschi, direttore sportivo amaranto dall'episodio si era già dissociato. Ma ci tiene a precisare che l'arbitro «è andato via con le sue gambe e non aveva danni fisici». Uscito dallo spogliatoio dopo che al Santa Costanza sono arrivati i carabinieri.
«Non sono d'accordo sull'episodio - dice il direttore sportivo - ma dopo domeniche e domeniche che subiamo arbitraggi sfavorevoli posso capire, anche se non giustificare, l'esasperazione di qualche tifoso». Di questo ritiene responsabile la Federazione che manda arbitri giovanissimi, non preparati, presuntuosi e arroganti. «Domenica l'arbitro ha ammonito mezza squadra, ha fischiato fuori giochi inesistenti - continua - e poi ha concesso sei minuti di recupero facendo giocare anche il settimo fino a quando il Porta a Piagge non ha pareggiato».
Il presidente del San Vincenzo domenica era allo stadio. Racconta di aver seguito tutta la partita, di aver contestato, dentro di sé, alcune decisioni arbitrali. Di essersi preoccupato per la gomitata che ha colpito in pieno volto Ardenghi, uscito dal campo con una frattura dello zigomo. «Quando è scoppiato il parapiglia stavo già uscendo - spiega Di Marco - come faccio abitualmente. Arrivo sempre un po' prima della partita, ma poi me ne vado sempre un pochino prima». Quindi racconta di aver sentito urlare in campo, e di essere tornato indietro, entrando sul rettangolo verde fino a trovarsi in mezzo alla zuffa. Dice di aver provato a calmare gli animi dei supporter amaranto che hanno scavalcato la recinzione. «Questi sono episodi che non dovrebbero mai accadere quando si tratta di una partita di calcio - aggiunge - È vero, c'era un po' di nervosismo per come l'arbitro aveva condotto la gara e anche in tribuna, i genitori dei giocatori erano parecchio agitati. Ma scavalcare la recinzione e aggredire l'arbitro è davvero troppo». Uno schiaffo oppure qualche calcio e un pugno? Sarà Riccardo Muto a raccontare alla federazione quello che è successo al fischio finale di San Vincenzo-Porta a Piagge, partita finita sul 2-2 al novantaseiesimo minuto. Chi ha sferrato il pugno al volto dell'arbitro, lo ha accompagnato con una minaccia secca. «Io t'ammazzo», avrebbe detto.
Dopo essere uscito dallo spogliatoio, dove è rimasto rinchiuso con il direttore sportivo Filippeschi, è stato ascoltato dai carabinieri di San Vincenzo. Ha 90 giorni di tempo per presentare querela. Ma intanto, la giustizia sportiva farà il suo corso, perché il verbale della partita è arrivato ieri sera sul tavolo del comitato regionale. Corredato dal certificato del pronto soccorso di Grosseto che ha refertato al giovane arbitro una prognosi di cinque giorni. «Oggi incontrerò la squadra - dice il presidente Di Marco - e spronerò i ragazzi ad andare avanti. Avevamo acquistato altri giocatori, avevamo messo su una squadra che poteva vincere. Bisogna continuare a lavorare sodo, buttandoci questo brutto episodio dietro le spalle».
La società intanto si interroga sul futuro. L'attesa per le decisioni del giudice sportivo fanno passare in secondo piano i risultati ottenuti dal gruppo nel girone d'andata. La spada di Damocle resta la decisione del giudice. Perché tra le punizioni possibili la squalifica del campo è la più probabile. Franco Filippeschi, direttore sportivo amaranto dall'episodio si era già dissociato. Ma ci tiene a precisare che l'arbitro «è andato via con le sue gambe e non aveva danni fisici». Uscito dallo spogliatoio dopo che al Santa Costanza sono arrivati i carabinieri.
«Non sono d'accordo sull'episodio - dice il direttore sportivo - ma dopo domeniche e domeniche che subiamo arbitraggi sfavorevoli posso capire, anche se non giustificare, l'esasperazione di qualche tifoso». Di questo ritiene responsabile la Federazione che manda arbitri giovanissimi, non preparati, presuntuosi e arroganti. «Domenica l'arbitro ha ammonito mezza squadra, ha fischiato fuori giochi inesistenti - continua - e poi ha concesso sei minuti di recupero facendo giocare anche il settimo fino a quando il Porta a Piagge non ha pareggiato».
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