Il Tirreno

Il racconto

Piombino, gli ultimi giorni del Gattarossa: «Smonto il chiosco, ma non mi arrendo» – La battaglia legale e il saluto degli ex clienti

di Luca Centini

	Giovanna Manneschi ieri (14 ottobre) davanti al Gattarossa
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Giovanna Manneschi ieri (14 ottobre) davanti al Gattarossa

Dopo la sentenza del Tar, Giovanna Manneschi prepara la rimozione del bar sulla spiaggia di Calamoresca. Dopo anni di musica, incontri e divertimento l’abbraccio con tanti ex clienti

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PIOMBINO. La cassetta di legno appoggiata sull’asfalto è piena zeppa di bicchieri di vetro. Poco più in là sono accatastati i resti di un mobiletto. La porta del bar è aperta dopo anni di silenzio. Dentro c’è un operaio indaffarato. Smonta i mobili nel cuore spento del vecchio Gattarossa. Carica tavole e oggetti nel bagagliaio di una macchina rossa.

Siamo nel piazzale sopra la spiaggia di Calamoresca. Una volta, proprio davanti al chiosco di legno, si sentivano i tintinnii dei bicchieri. Tavoli pieni, brindisi, musica rock. Ora lo stabile è circondato dalle transenne, dichiarato pericolante. La strada è scavata in più punti, anche se le ruspe sono ferme. È solo una tregua. «Sì, certo. Smonto tutto. Non vedo l’ora di togliermi tutto dalle scatole. La battaglia, però, non è ancora finita». Giovanna Manneschi è davanti a quel che resta del suo locale. Ha appena finito di abbracciare due ex clienti del Gattarossa venute a salutarla. Ora cerca di infilarsi un paio di guanti da lavoro. «Mi hanno dato il permesso di portare via le mie cose. Oggi e domani il cantiere è fermo, posso entrare», racconta.

I clienti e le emozioni

Giovanna ha scritto un post sui social per dare appuntamento a chi negli anni ha frequentato il Gattarossa. Un ultimo saluto, prima che il chiosco amato da tanti piombinesi venga tirato giù. È una questione di giorni. «Sì, forse è l’ultima volta che posso entrare qua dentro», dice, con lo sguardo fisso sulla struttura di legno. «I tempi cambiano, la burocrazia segue il suo corso e i luoghi cambiano forma».

Nel piazzale di Calamoresca c’è un’atmosfera strana. Il sole è quello di sempre, eppure si ha la percezione di trovarsi alla fine di una storia.

«Ho aperto questo locale nel 2009, nel 2014 l’ho dato in gestione, ma di fatto ci sono sempre stata. È stato bello, anche se questa fine mi ha lasciato molta amarezza».

Il riferimento è al contenzioso con il Comune di Piombino, culminato il 22 novembre 2022 con la decadenza della concessione per irregolarità legate alla gestione e alle variazioni societarie risultanti dal registro delle imprese. Il locale era già chiuso per l’avvio del cantiere destinato alla messa in sicurezza del piazzale. Alla decadenza è seguito il percorso giudiziario, che ha avuto un primo esito lo scorso luglio, quando il Tar ha respinto il ricorso di Manneschi.

Ora sul chiosco grava una diffida del Comune che chiede alla ormai ex titolare di provvedere alla demolizione. Nel frattempo, il cantiere per la riqualificazione del piazzale procede. Dopo la rimozione dello stabile, secondo quanto raccolto, al centro della piazza dovrebbe sorgere una nuova struttura.

«Sto valutando diversi preventivi per lo smontaggio», spiega Manneschi. Poi fa una pausa. «Sì, certo. Smonto tutto. Non ne posso più. Non ho intenzione di tornare a lavorare in quel luogo e, dopo quanto accaduto, non vorrei riprendere un’attività con questa amministrazione comunale».

La battaglia legale

L’amarezza è evidente. I sentimenti si mescolano: da una parte la presa d’atto di quello che sta succedendo, il dispiacere di lasciare un luogo a cui è legata da anni; dall’altra la determinazione a proseguire la battaglia legale. Martedì mattina ha un appuntamento con il nuovo legale, lo studio Nesi di Firenze, per valutare i prossimi passi. Non esclude un ricorso al Consiglio di Stato e altre iniziative legali. «Voglio arrivare fino a dove posso arrivare. Quando non avrò più scalini da salire, potrò dire di aver perso».

Il guanto da lavoro non ne vuole sapere di essere indossato. Nel frattempo si avvicina un uomo in tenuta da biker. Arriva dal promontorio. «Scusi, la interrompo. Vorrei solo dire che è un vero peccato. Questo posto era bello. Importante». Poi si rivolge direttamente a Giovanna. «Io qua ci venivo. Le voglio solo dire che mi dispiace tanto».

Manneschi lo ascolta, poi guarda l’ex Gattarossa e risponde: «Vede che sole oggi? Il locale sarebbe stato pieno di gente a pranzo». Quel chiosco, insomma, non vuole ancora lasciarlo. Almeno per qualche altro momento. Poi il discorso torna alle carte bollate. «Quella sentenza dice tutto e non dice niente», commenta. «Tutto è partito da un’irregolarità che non ho commesso io, ma chi gestiva il locale: riguardava il cambiamento della denominazione societaria nel registro delle imprese». È il passaggio da cui ha preso forma un contenzioso che, sulla base di altre contestazioni, ha portato il Comune a dichiarare decaduta la concessione. A distanza di anni, Manneschi rivendica la propria buona fede. «Ho 69 anni e ho trascorso una vita nel rispetto delle regole. La cosa che mi fa più male è come sono stata trattata da questa amministrazione. Non ho mai avuto niente a che fare con nessuno, sono sempre stata corretta e precisa. Forse proprio perché sono sempre stata così, questa batosta mi ha colpito ancora di più. Mi sarei aspettata una maggiore comprensione, ma non è andata così».

L’amarezza, determinazione e la cartolina

La delusione è forte, ma non cancella i ricordi. Il pensiero va ai clienti passati a salutarla, agli anni belli del Gattarossa, alle band, alle feste del Primo maggio, ai pranzi con il mare davanti agli occhi. «Questo posto mi ha dato tanto e mi ha fatto conoscere tanta gente. Sono felice di quello che ho fatto. È stata una cosa molto bella e apprezzata». La struttura sarà smontata nei prossimi giorni. Ma la parola fine, almeno sul piano giudiziario, non è ancora stata scritta. «Mi sono disperata tanto, ho lottato tanto. Smonto, ma continuo a lottare finché posso».

Poi l’ospitalità del Gattarossa prende ancora una volta il sopravvento. «Non ho potuto neanche offrirle un caffè, ma aspetti: ho qualcosa da darle». Giovanna rovista nel bagagliaio della macchina rossa. Tira fuori da una scatola un mucchio di cartoline. Ne prende una. Lo stile è quello di un fumetto: una panchina, il piazzale di Calamoresca, nuvole bianche e il chiosco di legno. Integro, senza transenne. A guardare quel disegno viene voglia di fermarsi a pranzo. Sotto il sole, con il mare davanti agli occhi. Ancora una volta.


 

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