Il Tirreno

Il racconto

Piombino, bar “ingabbiato” dal cantiere: «Chiusi per mesi, cerco lavoro»

di Matteo Scardigli

	Il bar Mirò nella “gabbia” del cantiere in via Ferrer: in alto il cartello che informa i clienti
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Il bar Mirò nella “gabbia” del cantiere in via Ferrer: in alto il cartello che informa i clienti

A causa dei lavori in via Ferrer, il Mirò ha perso i clienti e ha deciso di chiudere fino ad anno nuovo

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PIOMBINO. “Chiuso per disagio”, causa lavori di riqualificazione di corso Italia e vie limitrofe, il salotto buono della città: il cantiere è arrivato fino in via Ferrer, e così il bar Mirò ha abbassato la saracinesca. «Per alcuni mesi», precisa Samuel Pesare, co-titolare dell’attività insieme a Serena Lazzara, marito e moglie costretti nel frattempo a trovare altri impieghi per tirare a campare.

La coppia aveva rilevato il locale – unica fonte di reddito – sette anni fa e ben presto arrivò il lockdown, una battuta d’arresto dalla quale i due erano riusciti a rialzarsi. Ma questo “colpo” proprio non ci voleva. «Da quando sono arrivate le reti di protezione, una decina di giorni fa, in pratica abbiamo smesso di lavorare», premette Pesare, e spiega: «Dentro non abbiamo posto per i clienti, avevamo messo un paio di tavolini ma solo col bancone riuscivamo a tirare su un centinaio di euro di incassi. Il grosso lo facevamo con il gazebo climatizzato esterno da una cinquantina di sedute: aperitivi, colazioni... senza quello non si riusciva più neanche a coprire le spese». Perché ci sono affitto e mutuo, mentre «acqua e luce le abbiamo staccate, così almeno “si risparmia”». E i mancati introiti.

Il titolare non ne fa di certo una colpa ai suoi habitué: «Capisco che, tra polvere e rumore, in molti non siano più venuti: anch’io, nei loro panni, sarei andato altrove». E racconta di essersi rivolto «all’associazione di categoria e al Centro commerciale naturale, a grandi linee».

Di fronte ai lavori – letteralmente – confessa di non aver trovato altra soluzione: via dal negozio tutto quello che si poteva portare via (anche per difendersi da eventuali malintenzionati). Però non si arrende; né lui né la sua compagna di vita, con la quale proprio ieri ha festeggiato il compleanno della figlia maggiore: «Ci siamo messi a cercare e per fortuna siamo riusciti a trovare delle sistemazioni temporanee per portare a casa il pane: io nel comparto del mare, grazie alla patente nautica che avevo preso anni fa, e lei nel settore dei servizi. Siamo stati entrambi presi in prova e speriamo che duri».

L’associazione di categoria alla quale è affiliato il bar è Confesercenti. Il presidente Vincenzo Cananzi, che gestisce il Movida 2.0 proprio in via Ferrer, cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Chi è nel punto dei lavori veri e propri ha le difficoltà maggiori, come le hanno avute gli altri nel primo e secondo tratto. Ma la città è vecchia e questo cantiere era necessario, corso Italia andava riqualificato e (piaccia o non piaccia, sui social se ne legge di ogni) il risultato si vede: mi auguro che alla fine si possano cogliere i frutti di questi disagi». “Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire”, insomma, come recita il proverbio.

La sua “confederazione italiana esercenti attività commerciali turistiche e dei servizi” mantiene, assicura, costanti interlocuzioni con l’amministrazione comunale; l’ultima proprio due giorni fa. Tavoli ai quali si cerca di trovare una quadra anche sulla delicata partita dei ristori, Tari in primis. «Quella sulla tassa sui rifiuti non era una promessa per la sospensione del tributo ma una linea guida, una “unità di misura” per capire quanto potrebbe spettare e a chi, e come ripartire le cifre», ribadiscono dalla Confesercenti, riprendendo la replica della maggioranza alle opposizioni della scorsa settimana: «Non sarà la panacea di tutti i mali ma, noi, come le altre associazioni, stiamo cercando di ottenere il massimo possibile per i nostri affiliati».

La confederazione di Cananzi (sempre come le altre) non limita la propria azione solo al presente ma guarda anche al futuro; a quello prossimo, per la precisione, perché se c’è una cosa che le imprese (cioè le famiglie che le portano avanti) bene hanno presente è la necessità di pianificare. La domanda, quindi, diventa una sola: dove saranno i lavori a Natale?

Il Mirò, come altre attività della zona, dove in tanti (gli altri) nel frattempo hanno appeso alle vetrine il cartello “aperto” per non scoraggiare eventuali acquirenti, verrà liberato dalle recinzioni – appunto – fra molte settimane, quando il cantiere proseguirà il suo cammino lungo il corso. «L’idea è quella di tornare fra quattro-cinque mesi», immagina infine Pesare, rispondendo così idealmente dalle pagine del nostro giornale a quanti attendono di poter tornare a brindare nel suo locale. Levando i calici alla riapertura.

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