Italia
Elba, può davvero tornare l’idea del Comune unico: ecco perché
Le parole del sindaco di Portoferraio Tiziano Nocentini riaccendono il dibattito
PORTOFERRAIO. Adesso si può dire che la tavola è finalmente apparecchiata. Nei giorni in cui sembra aver ripreso vigore il dibattito sul riassetto istituzionale dell’isola d’Elba (l’ex sindaco di Capoliveri Barbetti ha rilanciato l’idea dell’istituzione di una Comunità isolana dell’isola) è il primo cittadino di Portoferraio Tiziano Nocentini a entrare con decisione sul tema. Così, tredici anni dopo l’esito del referendum sul Comune unico bocciato dai cittadini elbani e «gestito in maniera sciagurata», per usare le parole dello stesso Nocentini, l’idea di unire i sette comuni dell’isola torna a prendere quota. «Il dibattito che si è riacceso con forza in questi giorni sulla stampa locale, stimolato dai lucidi interventi di professionisti, cittadini e osservatori politici, impone una riflessione seria e non più rimandabile – spiega il sindaco – come sindaco di Portoferraio, ma prima di tutto come cittadino elbano che ha a cuore il destino di questa terra, sento il dovere di intervenire. E non certo per rivendicare un primato del nostro comune.
«Divisi siamo deboli»
In un lungo e articolato intervento Nocentini spiega come fin dal primo giorno del suo mandato elettorale abbia creduto «fermamente» nella comprensorialità della politica elbana. «L'Elba, appunto, non è un territorio come gli altri: è un’isola – attacca – Anzi, è l’isola più grande d’Italia, perché Sicilia e Sardegna sono due regioni autonome a statuto speciale. Questa nostra condizione geografica ci unisce indissolubilmente di fronte a sfide che non si fermano davanti ai cartelli stradali dei nostri sette attuali comuni. Pensiamo ai trasporti marittimi e aerei, alla gestione dei rifiuti, alla sanità, alla tutela ambientale e alla promozione turistica internazionale. Affrontare queste macro-questioni frammentati in sette amministrazioni diverse significa condannarsi all'inefficienza e alla debolezza politica».
Comune unico, l’idea
Il sindaco di Portoferraio dice di aver ripensato «agli errori del passato, alla sciagurata gestione del referendum per il comune unico del 2013, parlandone anche con interlocutori politici di alto livello, di idee diverse fra loro ma comunque persone capaci di ascoltare e proporre soluzioni concrete – dice –. Si tratta solo di scegliere il modello giusto, perché non si parla di una proposta che ha un colore politico: anche gli elbani oggi (e lo dimostra il dibattito di questi giorni) capiscono che non si può andare avanti così, senza potere contrattuale, aspettando solo il contentino che arriva dall’alto». Per il sindaco il timore storico legato al Comune Unico risiedeva «nella paura dell’omologazione e nella centralizzazione dei servizi a Portoferraio, con il rischio di trasformare gli altri paesi in periferie trascurate – sostiene – Oggi, però, il dibattito si muove su basi completamente diverse e mature. Sul tavolo, intanto, attualmente c’è una proposta che non cancella le nostre identità, ma le valorizza attraverso l'istituzione di municipi dotati di reale autonomia. Questo significa che ogni comunità manterrebbe un proprio consiglio municipale e un coordinatore locale per dare risposte immediate ai bisogni quotidiani dei residenti, la gestione diretta del territorio dei municipi, del decoro urbano e delle tradizioni storiche che rendono uniche le nostre comunità, un budget dedicato per preservare l'autenticità e la cura del territorio in modo continuo, senza disparità tra un versante e l'altro dell'isola».
La spinta ad unire
Nel lungo intervento di Nocentini si fa riferimento anche al lavoro che la Regione Toscana sta compiendo «per perfezionare quello strumento legislativo in maniera da mettere a disposizione una serie di bonus a sei zeri (decine di milioni di euro spalmati in diversi anni) per accompagnare la necessaria transizione. Un intervento di questo genere permetterebbe di intervenire da subito con risorse importanti sulle criticità più evidenti dell’isola, aggiunge il sindaco. «C'è poi un tema economico e strategico imminente che dimostra in modo inequivocabile quanto la frammentazione ci danneggi: l'istituzione della ZES Unica (Zona Economica Speciale) delle Isole Minori. Insieme all’Ancim, ente in cui credo fermamente, le cui capacità possono accompagnarci in questo delicato momento, stiamo portando avanti una battaglia politica durissima per porre fine all'incomprensibile esclusione dei comuni delle isole del Centro-Nord ( i sette comuni elbani, Giglio e Capraia per la Toscana, Ponza e Ventotene per il Lazio, Portovenere con l’Isola Palmaria per la Liguria) dai benefici fiscali e amministrativi di cui già godono altre realtà insulari. Anche su questo argomento – come per altri, del resto – abbiamo avuto più incontri a livello parlamentare rimasti fino ad oggi senza esito». «Ottenere la ZES per l'Elba – conclude Nocentini – significherebbe abbattere i costi della continuità territoriale, azzerare gli svantaggi della logistica, dare un credito d'imposta reale alle nostre imprese e contrastare la fuga dei nostri giovani. Ma come possiamo essere credibili e incisivi sui tavoli ministeriali a Roma se ci presentiamo divisi in sette fazioni? Un Comune unico dell'Elba darebbe alla nostra rivendicazione sulla ZES una forza contrattuale travolgente, trasformando l'intera isola in un polo d'attrazione economico omogeneo e tutelato».
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