Il Tirreno

La storia

Dall’Elba a Milano di corsa contro violenza e bullismo: la “sfida” nata dalla storia di Paolo Sarullo, vittima di un’aggressione

di Luca Centini

	A sx Andrea Pieri, a dx Paolo Sarullo
A sx Andrea Pieri, a dx Paolo Sarullo

Andrea Pieri, 30 anni di Marciana, tenta l’impresa solidale. «La storia di Paolo mi ha toccato, voglio lanciare un messaggio»

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MARCIANA. Partire da Piombino, lasciandosi alle spalle l’Elba e la sua Marciana, per attraversare a piedi Toscana, Liguria, Piemonte e Lombardia e arrivare a Milano dopo circa 550-600 chilometri. Quindici tappe, dal 25 ottobre al 9 novembre, con un obiettivo che va ben oltre la sfida sportiva: accendere i riflettori sulla violenza giovanile e sostenere la battaglia di Paolo Sarullo, il giovane di Albenga la cui vita è stata stravolta da una brutale aggressione. È l’impresa che Andrea Pieri, 30 anni di Marciana, ha deciso di affrontare insieme alla Fondazione Uniti per Paolo ETS.

Dall’Elba a Milano

Andrea non si considera un atleta. Nella vita di tutti i giorni lavora da dieci anni in una gelateria di Procchio e corre abitualmente quattro o cinque chilometri al giorno. Nel dossier della Fondazione viene raccontato come un ragazzo profondamente legato alla propria terra, alla famiglia e allo sport, ma anche come una persona determinata, che ha scelto di trasformare una sensibilità personale in un impegno concreto. La storia di Paolo Sarullo lo ha colpito nel profondo, anche perché Andrea racconta di aver vissuto in gioventù episodi di bullismo fisico e psicologico.

«Nella vita di tutti i giorni sono una persona comune, non sono un atleta e corro la mia solita mezz’ora quotidiana, circa 5 km», racconta Andrea. Poi, però, arriva la sfida che cambierà per alcune settimane il ritmo delle sue giornate: «Il prossimo ottobre ho deciso di fare qualcosa di straordinario per lanciare un messaggio che reputo importantissimo».

La partenza è fissata a Piombino, scelta non casuale. Per Andrea il primo tratto del percorso sarà una sorta di ponte tra l’Elba e il resto d’Italia. La prima tappa sarà Piombino-Cecina, 47 chilometri. Da lì il cammino proseguirà verso Pisa, Viareggio, Massa e La Spezia, quindi Sestri Levante, Genova, Savona e Albenga, la città d’origine di Paolo. Il percorso continuerà attraverso Cairo Montenotte, Acqui Terme, Alessandria, Voghera e Pavia, prima dell’arrivo a Milano.

Stop a bullismo e violenza giovanile

Non sarà, dunque, una gara contro il cronometro. La Fondazione ha costruito il progetto perché ogni tappa possa diventare un’occasione di incontro con cittadini, associazioni, scuole e comunità locali. L’idea è che i chilometri percorsi da Andrea siano altrettanti momenti per parlare di rispetto, responsabilità, dialogo e prevenzione della violenza. «Questa lunghissima marcia nasce con un obiettivo preciso: fare beneficenza e accendere i riflettori sulla piaga della violenza giovanile, dedicando l’impresa a Paolo Sarullo», spiega.

La vicenda di Paolo è il cuore dell’iniziativa. La notte del 19 maggio 2024, mentre rientrava dopo una serata in discoteca, fu aggredito all’esterno del locale. Un pugno al volto lo fece cadere all’indietro e la testa colpì violentemente l’asfalto, provocando una gravissima emorragia cerebrale. Dopo gli interventi chirurgici e un lungo percorso di riabilitazione, Paolo deve oggi affrontare una vita completamente diversa da quella che aveva immaginato. La Fondazione Uniti per Paolo è nata proprio dalla sua storia, con l’obiettivo di trasformare il dolore in un messaggio di prevenzione e di promuovere una cultura fondata sul rispetto e sulla responsabilità. È un messaggio nel quale Andrea si riconosce pienamente. «Ci tengo profondamente a partire proprio dalle mie radici», dice. «Vorrei dimostrare che anche un ragazzo normale della nostra isola, con la sola forza della determinazione e della solidarietà, può fare la sua parte per contrastare questi drammi sociali». Andrea racconta di essersi confrontato, soprattutto durante un periodo trascorso fuori dall’isola, con la frequenza degli episodi di violenza giovanile, bullismo psicologico e fisico. Da qui la convinzione che sia necessario cambiare prospettiva: «La violenza non è la soluzione ai problemi, ne è la causa», afferma nel suo percorso raccontato dalla Fondazione. E proprio ai più giovani è destinato il messaggio che accompagnerà i suoi passi.

L’impresa

A sostenerlo lungo il percorso ci sarà una squadra composta da persone che si occuperanno di coordinamento, logistica, assistenza, sicurezza e ristoro. Tra loro la fidanzata Sara Donelli, Gennaro Chiocca, Marcello Rafanelli e Federico Caponi, oltre allo stesso Andrea, protagonista dell’impresa. La Fondazione è intanto alla ricerca di sostenitori economici e tecnici: servono attrezzature, ospitalità, cibo e ristoro, mezzi di supporto e servizi necessari per affrontare le quindici giornate di cammino. L’iniziativa vuole essere anche una raccolta di fondi a sostegno delle attività della Fondazione e di Paolo. Aziende, privati e professionisti possono contribuire economicamente o mettere a disposizione beni e servizi. La Fondazione sottolinea inoltre la possibilità, per le donazioni, di usufruire delle agevolazioni fiscali previste per gli Enti del Terzo Settore. Andrea, intanto, guarda già al giorno della partenza. «Sarei davvero felice e orgoglioso se il giornale della mia terra potesse dare voce a questa iniziativa, aiutandomi a diffondere il messaggio prima della mia partenza a ottobre», dice rivolgendosi al Tirreno. «Vorrei fare la mia parte», dice. Un passo alla volta. Chilometro dopo chilometro. Così Andrea l’elbano intende lanciare il proprio messaggio.


 

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