La guida
All'Elba crea un’oasi di pace in spiaggia: Istia, il luogo magico fra il caos
Nell’arenile di Capoliveri Stefano Magro ferma il tempo e insegna: amache, laboratorio ambientale, cartelli illustrativi con le microplastiche, no wireless e fruizione lenta e rispettosa degli altri
CAPOLIVERI. Un laboratorio educativo e ambientale direttamente sulla spiaggia, dove il mare si vive lentamente, rispettando gli altri e soprattutto la natura. L’arenile di Istia – oasi di pace a due passi da Capoliveri, celebre anche per aver ambientato alcune scene della fiction “Le onde del passato”, andata in onda su Canale 5 – è questo e non solo. Merito di Stefano Magro, a 20 anni pr nelle discoteche milanesi e per oltre due decenni istruttore di sub dalle Maldive e Cuba.
Nella pineta della Tenuta delle Ripalte, punto di riferimento del vino e dell’accoglienza in questa parte dell’Elba, ha creato un piccolo parco fatto di pace, amache su cui riposarsi al fresco fra i pini, istruzioni su come le microplastiche rovinano il nostro mare, riflessioni sul rapporto uomo-natura e sull’ecologia, l’orto dove coltiva fra gli altri pomodori e melanzane, arredi creati con i tronchi degli alberi che creano percorsi e, affinché tutto economicamente si sostenga, un bar dove degustare i vini fiore all’occhiello dell’azienda e un punto dove affittare lettini e ombrelloni. «Ho deciso di intraprendere quest’attività nel 2023 – spiega Magro, che lavora in un’impresa tutta familiare – perché la Tenuta delle Ripalte mi ha chiesto di valorizzare quest’area, sposando un progetto. Io me ne prendo cura, rispettandola: lasciandola alla fruizione indiscriminata, senza alcun servizio, avrebbe significato rischiare di trascurarla».
La spiaggia di Istia è demaniale, come tutti gli arenili pubblici, e vi si accede a piedi (o in bici) sia dall’ingresso della proprietà privata della tenuta (che insiste in tutta la zona alle spalle della spiaggia, di fatto circondandola) sia dalla vicina Calanova, dove c’è un parcheggio e da lì si può proseguire a piedi attraverso un ponticello e delle scale che ricongiungono alla strada carrabile. Per arrivarci in macchina, invece, bisogna essere ospiti alle Ripalte o comunque fare riferimento a loro perché la strada e tutta l’area retrostante l’arenile restano all’interno della loro recinzione e dunque non ad accesso libero. Magro, ora alla quarta estate di lavoro dopo una vita trascorsa come istruttore subacqueo, quella pineta l’ha trasformata. Rendendola un luogo magico. Le amache, quattro in totale, ospitano chiunque decida di rilassarsi. I tavolini di legno vicino al bar, che è “food truck”, portano i nomi delle isole e degli isolotti dell’Arcipelago toscano. Pianosa, Gemini, Montecristo: «È importante dare un nome alle cose – è il suo mantra – e l’ho suggerito anche al nuovo presidente del Parco dell’Arcipelago toscano per quanto riguarda i luoghi d’immersione a ridosso di Pianosa. Perché, mi chiedo, contrassegnare le boe con dei codici? Diamo loro un nome, ad esempio quello della cala più vicina. Alle Maldive si è costruita una storia su questo». Lo scopo del suo progetto è educativo. Il mare si vive lentamente e la password della connessione wireless, indicata vicino al bar, è “offline”, «perché non esiste».
Le microplastiche che espone servono, ad esempio, a far capire quanto l’azione dell’uomo abbia un impatto diretto e negativo sui fondali, nonostante il mare riesca ancora in qualche modo ad autorigenerarsi. «È quasi un miracolo». Riflessioni che si accompagnano a quelle sull’emergenza idrica in atto. «Io qui faccio un po' il guardiano – prosegue Magro – e mi impegno affinché le persone rispettino gli altri e la natura. Si deve vivere il mare e la spiaggia in pace, senza fare confusione. A chi viene lo dico continuamente». Un rebus disegnato su un pannello di legno a ridosso della spiaggia fa capire chiaramente che qui gli unici rumori ammessi, cioè le «note musicali», sono il mare e i versi degli uccelli. Nient’altro. Urlare non è concepito. «Molte scelte – prosegue Magro – sono dettate dalla cultura del silenzio». Per lui è un privilegio lavorare in un posto così bello. «Già, oggigiorno, siamo fortunati ad abitare in questa parte di mondo, il cosiddetto “Occidente” – le sue parole – perché in altri continenti ci sono veramente persone che non hanno niente. Noi abbiamo semplicemente avuto fortuna. Qui, in particolare, è bellissimo: abbiamo uno splendido isolotto, una natura rigogliosa, è meraviglioso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
