Iran, famiglia di San Vincenzo sotto le bombe: «Abbiamo dovuto lasciare il Bahrein»
Federico Battelli è manager della Tenaris Gestisce cinque fabbriche nel Regno
BAHERIN. «Le prime bombe qua sono arrivate sabato, intorno alle 11 di mattina. E ci sono state bombe anche ieri e oggi (domenica e ieri per chi legge, ndr)».
A raccontare la guerra che si è appena scatenata nei cieli del Medioriente, con il bombardamento degli Stati Uniti d’America e di Israele ai danni dell’Iran, è Federico Battelli, Operations Senior Director della Tenaris, multinazionale che si occupa di sicurezza e innovazione. Battelli, nato a Venturina e cresciuto a San Vincenzo, vive in Bahrein, più precisamente ad Al Jasra, da oltre cinque anni e mezzo, insieme alla moglie Roberta e a due dei suoi tre figli, di 14 e di 17 anni. Per seguire il lavoro del marito, Roberta nel 2007 ha chiuso la pasticceria che gestiva, proprio a San Vincenzo. Negli ultimi 20 anni quello che oggi è il responsabile di ben cinque fabbriche della Tenaris ha girato diversi paesi del mondo, ma non gli era mai capitato di vivere lo scoppio di una guerra “in diretta”. «Il posto dove viviamo noi è abbastanza lontano da dove si sono verificate le attività belliche – dice il dirigente d’azienda, contattato dal Tirreno –. Ma l’azienda per la quale lavoro ha comunque fatto evacuare me e la mia famiglia dal Bahrein all’Arabia Saudita, a Dammam». I due stati, il Bahrein e l’Arabia Saudita, sono collegati da un ponte: il “Re Fahd”, lungo 25 chilometri.
In Arabia Saudita Federico è entrato attraverso un visto di lavoro, dato che molti suoi affari si svolgono anche in questa monarchia, mentre i figli e la moglie hanno avuto accesso attraverso un visto da turisti. «Per i turisti il visto dura 90 giorni, ma noi speriamo di poter rientrare prima – continua il dirigente –. Superati i 90 giorni, mia moglie e i miei figli dovrebbero uscire dallo Stato, per poi poterci rientrare».
Anche se la Tenaris «sta monitorando la situazione», la famiglia Battelli è preoccupata. «In questo momento, la nostra preoccupazione più grande è quella che non sappiamo quanto questa guerra si espanderà, né quanto durerà», continua il venturinese. La sensazione di incertezza, questo è quanto il dirigente osserva dal momento in cui è scoppiata la guerra, è soprattutto degli occidentali che si trovano sul posto.
«Qua si parlava da tempo di questa azione, la gente se l’aspettava. Si sapeva che la cosa sarebbe successa, ma non si sapeva quando. Il Bahrein ha delle basi americane, è per questo che è stato bombardato. Bastava informarsi un po’ per capire che prima o poi questa cosa sarebbe successa – dice –. Qui i locali, per storia e per cultura, vivono la cosa in modo relativamente tranquillo. Noi invece non siamo abituati a certe dinamiche». Oltre che la sua azienda, un ottimo lavoro «lo sta facendo anche l’ambasciata italiana, che sta coordinando i vari step per gestire questa situazione».
Non sapendo quanto tempo ancora dovranno restare al di là dell’isola del Bahrein, in Arabia Saudita, «abbiamo fatto le valigie per qualche giorno, per una settimana diciamo, lasciando la casa in affitto dove abitiamo. Siamo stati in un hotel, e oggi (ieri, ndr) cambiamo e andiamo in un altro albergo – il racconto –. Stiamo vivendo una situazione un po’ particolare, ma il fatto di essere ora sulla terraferma, e non più in Bahrein, che è un’isola, un po’ ci rassicura».
La famiglia Battelli vorrebbe venire via dal Medio Oriente, in questo momento di forte cristi internazionale? La risposta del manager non è scontata: «Io sono abbastanza pragmatico – evidenza il venturinese –. Ho lavoro qua, vediamo come si evolve la situazione. Non posso pensare solo a me. Devo pensare alla mia famiglia, e anche alle persone che lavorano in azienda. Per etica, devo rimanere». Ma ad un piano B si deve comunque pensare data l’incertezza della guerra appena scoppiata. «Gli aeroporti in Arabia Saudita sono ancora aperti – continua l’italiano –. Se la situazione dovesse peggiorare, la via di fuga ce l’ho. Però, al momento, la situazione è tranquilla».
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