La protesta
Piombino, il Bar Roma compie sessant’anni con pizza e torta dei Ginanneschi
Dal dopoguerra fino ai giorni nostri la famiglia ha fatto dell’ospitalità un’arte
PIOMBINO. Dal dopoguerra a oggi il Bar Roma rappresenta la passione senza tempo della famiglia Ginanneschi. Esistono attività che non sono semplici esercizi commerciali, ma punti di riferimento per una comunità, testimoni del tempo e delle trasformazioni.
A Piombino il Bar Roma, come in passato le altre storiche gestioni del Faro o della pasticceria Gioia, dimostrano la dedizione imprenditoriale dei Ginanneschi, che dagli anni Cinquanta con Giorgio, fino ad oggi con Valter, hanno fatto dell’ospitalità un’arte e della ristorazione una missione.
Nel dopoguerra, aprire un bar significava molto più che servire caffè. Era un atto di coraggio, un investimento sul futuro, una scommessa su una città che si stava rialzando e che aveva bisogno di luoghi di incontro. Negli anni Cinquanta, chi tirava su la serranda di un locale contribuiva alla ricostruzione economica e sociale, creando punti di riferimento per operai, imprenditori, famiglie e viaggiatori.
«Mio padre Giorgio aveva un pallino: il mondo dei locali – dice Valter Ginanneschi, oggi alla guida del Bar Roma – . Insieme a mia mamma Irene Barbi, a mio zio Remo e con l’aiuto di zia Magda, ha gestito diversi bar e ristoranti. Il Faro, il Centro velico sotto piazza Bovio, il bar di via Pisacane e poi questo, in via Carducci 10, dove all’epoca si giocava a biliardo e dove mia madre stava dietro al bancone». In più la famiglia curava la pasticceria Gioia in corso Italia, sfornando all’inizio pure pizza e torta di ceci. Poi, nel 1965, la svolta: «Mio padre si accorse che il bar vicino alla stazione funzionava alla grande – spiega Valter – , lasciò tutto il resto e gli diede il nome di Bar Roma». Rimanere sul mercato per quasi settanta anni non è solo questione di capacità imprenditoriale, ma pure passione, sacrificio e capacità di adattamento. «In questo mondo ci sono cresciuto – sorride – . Avevo dieci anni quando mio padre mi fece indossare la prima camicia bianca con il fiocchino nero per portare i caffè ai tavoli del Centro Velico».
Negli anni, il Bar Roma ha visto cambiare la città. «Ricordo quando c’era il doppio senso da via Carlo Pisacane e da qui passavano tutti, diretti al porto o in uscita – racconta – Poi le cose sono cambiate, inizialmente pensavamo di aver perso tutto, ma poi abbiamo capito che un traffico così intenso non sarebbe più stato sostenibile né le persone avrebbero avuto piacere a fermarsi».
Nonostante le trasformazioni, la gestione familiare è rimasta la vera forza. «Oggi siamo qui con mia moglie Lucia, mia figlia Valentina in cucina, mio genero Ilir. Con noi sono state due signore che hanno lavorato fino alla pensione» sottolinea. Adattarsi ai tempi per andare avanti è un po’ la chiave del successo. «Negli anni ci sono stati alti e bassi, ma abbiamo sempre seguito il lavoro, adattandoci ai cambiamenti – aggiunge – Esempio recente? Durante la pandemia, senza mai chiudere, abbiamo ridotto il menu, fatto asporto, lavorato con quello che c’era senza mandare a casa nessuno. Collaborando, ce l’abbiamo fatta». Guardando al futuro, cosa manca? «Per piazza Gramsci si poteva fare di più, ma ora basterebbe curare meglio gli spazi. Non siamo insoddisfatti, bisogna sempre guardare avanti». Sul muro del locale, accanto alle foto storiche che raccontano questa lunga avventura imprenditoriale, è incorniciata la licenza originale del 1957. «La licenza – conferma Valter – ci ha seguiti in ogni locale fino a diventare quella del Bar Roma. Per noi non è solo un pezzo di carta, ma il simbolo di una storia fatta di sacrificio, passione e amore per questo lavoro».
Settant’anni di caffè serviti, di piatti preparati con cura, di clienti che sono diventati amici. Oggi come ieri, il Bar Roma continua a essere un punto di riferimento, dimostrando che la tradizione, quando è sostenuta dall’impegno e dalla qualità, può attraversare le epoche e restare parte viva di una città.
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