Il Tirreno

L’intervista

Presente e futuro del porto di Piombino secondo il “capo” dei portuali

di Maurizio Campogiani

	Francesco Gazzarri
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Francesco Gazzarri

Il presidente della Compagnia Portuali piombinese traccia un bilancio del 2024 con un occhio proiettato verso l’anno appena iniziato

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PIOMBINO. Nonostante un momento non esaltante per l’economia internazionale e complessivamente per i traffici marittimi, il 2024 non è stato un anno da buttare per il porto di Piombino. Anzi. E l’anno appena iniziato sembra camminare sulla stessa linea. Ne parliamo con il presidente della cooperativa dei portuali piombinesi, Francesco Gazzarri.

«Per la Compagnia Portuali di Piombino il 2024 è stato un anno tutto sommato positivo che ha visto proseguire il percorso di rinnovamento del proprio organico con nuove e qualificate assunzioni di personale. Sul fronte dei traffici alla drastica riduzione di movimentazioni di prodotti siderurgici per le imprese del territorio ha fatto da contraltare un significativo aumento delle attività di sbarco/imbarco delle rinfuse solide e liquide accompagnato dal consolidamento delle merci varie. Il 2025 è iniziato sostanzialmente sulla falsariga dell’anno precedente ma cominciamo a intravedere segnali positivi per il settore siderurgico». «In attesa di un cambio di proprietà per lo stabilimento Liberty Magona e dell’insediamento della nuova acciaieria Metinvest/Danieli che potrebbe portare anche benefici occupazionali per le maestranze della Jsw attualmente in cig registriamo in Tenaris Dalmine l’avvio di una nuova linea di tubi rivestiti che verranno imbarcati a breve sulle banchine piombinesi».

Guardando in una prospettiva più ampia, a suo giudizio il porto piombinese ha ulteriori margini di crescita e dove potrebbe sviluppare nuovi traffici?

«Gli investimenti infrastrutturali degli ultimi anni senza ombra di dubbio hanno reso il porto attrattivo per nuovi traffici. Le nuove aree retroportuali, le banchine con i loro pescaggi fino a -20 m rappresentano un plus difficilmente rintracciabile in altri scali del Mediterraneo, tuttavia, non può assolutamente considerarsi concluso il processo di ampliamento del porto ma serve uno sforzo delle istituzioni per realizzare rapidamente la Darsena Ovest e portare a termine il completamento delle opere a servizio dei nuovi impianti industriali con una percorrenza stradale e ferroviaria. Queste opere sarebbero di grandissimo aiuto per chi già produce in loco ma aiuterebbero a sviluppare anche nuovi traffici. Ritengo che l’automotive, la cantieristica navale e le ecoballe possano “approdare” nel porto di Piombino; meno realistica vedo la prospettiva di sviluppo dei contenitori che con la realizzazione della Darsena Europa avranno in Livorno il suo scalo di riferimento. Vorrei sottolineare l’istituzione della ZLS Toscana come possibile volano per lo sviluppo logistico e industriale del territorio offrendo alle imprese numerosi vantaggi».

Si parla sempre con maggiore insistenza di una nuova legge di riforma del settore. Come vede le proposte attualmente sul tavolo? Ci riferiamo in particolare alla eventuale cabina di regia nazionale, all’ingresso dei privati nella gestione dei porti e alle modifiche proposte dall’antitrust in merito all’autoproduzione? 

«Da mesi il dibattito sulla riforma della portualità è al centro dell’agenda di governo ma a oggi credo sia difficile capire quale sia l’evoluzione della riforma. Se da un lato si percepisce la possibilità di un superamento della legge 84/94 e l’apertura alle privatizzazioni delle Adsp dall’altro il Ministero delle Politiche del Mare rivendica un ruolo di coordinamento dello stato che governi il sistema della portualità con un organismo unitario. Personalmente ritengo che l’attuale sistema con le Adsp come enti pubblici non economici e la legge 84/94 a tutela del mercato del lavoro abbiano dato ottimi risultati. In merito alla proposta di modifica dell’autoproduzione presentata dall’Antitrust al parlamento credo sia doveroso da parte del governo mantenere il suo netto no. Se nella fase Covid si è consentito alle navi di svolgere operazioni portuali in regime di autoproduzione per fronteggiare le emergenze della pandemia e favorire la continuità delle attività oggi tale scelta porterebbe solo ad una minor sicurezza e alla perdita di concorrenza nel mercato del lavoro».

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