Il Tirreno

Morti nel deposito di munizioni una targa in ricordo dei 10 soldati

La tomba dei soldati morti nel deposito di munizioni al cimitero di San Vincenzo, soldati italiani durante la Liberazione
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La tomba dei soldati morti nel deposito di munizioni al cimitero di San Vincenzo, soldati italiani durante la Liberazione

L’esplosione il 19 settembre del 1944 in località la Caduta, dopo la Liberazione Otto di questi militari riposano in pace da 80 anni nel cimitero di San Vincenzo

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A seguito della liberazione della Val di Cornia, avvenuta alla fine del giugno del 1944, tutta la zona divenne una importante retrovia della V Armata degli Stati Uniti d’America, impegnata nelle operazioni militari legate allo sfondamento della Linea Gotica, ultimo importante baluardo difensivo tedesco in Italia.

In appoggio di questo ultimo e grandioso sforzo alleato, furono utilizzate anche unità italiane del Regio Esercito, organizzate in reparti ausiliari dai più svariati compiti (unità di sorveglianza e lavoratori, pionieri, autisti, mulattieri, portuali ecc).

In quei mesi migliaia di soldati italiani ripararono strade e ferrovie distrutte, scaricarono navi alleate, ripararono infrastrutture vitali per il paese danneggiate dalla guerra e ne costruirono di nuove.

Le unità ausiliarie italiane furono costituite per lo più utilizzando uomini e reparti delle ex divisioni costiere che, nel periodo precedente all’armistizio del 1943, presidiavano le coste della Sardegna e dell’Italia meridionale.

Unità di seconda linea, costituite da richiamati, scarsamente armate ed equipaggiate, sopravvissute al tragico “tutti a casa”. Fra i compiti assegnati, anche quello di custodire e gestire immensi depositi di armi e munizioni alleate e curare il trasporto di questi preziosi materiali verso la linea del fronte.

Fu proprio in questo contesto che il 19 settembre 1944, in località La Caduta, lungo la via Aurelia poco a Sud di San Vincenzo, nove militari della 131ª Compagnia Servizi del XXXIII Battaglione, dipendente dal Comando Truppe Italiane per la PBS (Peninsulary Base Section, 212ª Divisione, 590º Reggimento, VI Gruppo Battaglioni) persero la vita nell’esplosione accidentale di un deposito di munizioni. Un decimo militare morì in ospedale, dopo quindici giorni di atroci sofferenze, a causa delle gravi ustioni riportate.

Chi erano

Erano tutti soldati provenienti dal Nord Italia, le cui famiglie si trovavano in territorio occupato dal nemico. Lombardi ed emiliani, richiamati non più giovanissimi, oltre la trentina. Uomini che operavano in mezzo a mille difficoltà per dare un contributo alla Liberazione dai tedeschi e dai fascisti dei loro paesi d’origine. Soldati senza notizie da casa da più di un anno, più che mai motivati a combattere, per poter riabbracciare quanto prima i loro cari, di là della Linea Gotica.

La memoria

Il comandante della 131ª compagnia, capitano Pietro Scalabrelli, ottenne dall’allora sindaco di Campiglia Marittima Giuseppe Mussio, in perpetuo, un riquadro del cimitero di San Vincenzo «ad onorare la loro memoria e perché sia di conforto alle famiglie, cui era sempre rivolto il loro pensiero, specie in questo momento in cui si annunziava l’alba della liberazione della loro terra».

Otto di questi soldati, testimonianza tangibile del silenzioso sacrificio di migliaia di militari italiani per la nostra libertà, riposano tutt’ora nel piccolo cimitero del paese.

Le vittime

Questi i nomi dei militari che persero la vita nell’esplosione accidentale di un deposito di munizioni: caporal maggiore Carlo Cavazza, classe 1914, Castello Guelfo di Bologna; fante Amedeo Bellicini, classe 1910, Antegnate; fante Antonio Guzzetti, classe 1911, Novate Milanese; fante Francesco Franceschetti, classe 1910, Manerbio; fante Carlo Anversa, classe 1909, Casalmaggiore; fante Giulio Amadei, classe 1907, Cremona; fante Oddino Montorsi, classe 1912, Castelfranco Emilia; fante Natale Ferrari, classe 1908, Bagnolo Cremasco; fante Raffaele Callegaris, classe 1907; fante Primo Faverani, classe 1908, Antegnate.

La cerimonia

Sabato 28 settembre, a 80 anni dai fatti, il Comune di San Vincenzo ricorderà i dieci militari caduti nell’esplosione del 19 settembre 1944.

Alle ore 10, alla Torre di San Vincenzo, dopo il saluto istituzionale del sindaco Paolo Riccucci e dell’Associazione nazionale Partigiani, parleranno Gianpiero Vaccaro, presidente dell’Associazione Microcosmo Piombino, e il colonnello Carlo Enrico Paciaroni, vicepresidente nazionale dell’Associazione Combattenti della Liberazione. Alle ore 11, in piazza della Vittoria, inaugurazione della targa in memoria dei caduti. Sarà presente la Premiata Filarmonica Giuseppe Verdi di San Vincenzo.

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di Redazione web