Il Tirreno

Lavoro in crisi

Magona, situazione tragica per le aziende dell’indotto: «Lunedì incontro urgente in Regione»

di Gabriele Buffoni
I coils all’interno dello stabilimento Magona a Piombino (foto Paolo Barlettani)
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I coils all’interno dello stabilimento Magona a Piombino (foto Paolo Barlettani)

La scarsità di commesse e di semiprodotto sta portando le piccole realtà della logistica a un punto di non ritorno

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PIOMBINO. Una soluzione urgente e «straordinaria». La impongono i tempi, sempre più stretti. Ancora di più, la richiede una situazione che adesso appare ormai giunta in prossimità di un pericoloso punto di non ritorno per circa una ventina di posti di lavoro. Sono quelli dell’indotto Magona, ovvero le piccole e medie imprese che gravitano attorno alla sede piombinese della multinazionale, parte del gruppo Liberty Steel, e che si occupano della logistica appaltata dall’azienda centrale alle altre realtà minori del territorio. Ditte storiche, in alcuni casi, e che fino a oggi hanno dato lavoro a intere famiglie della zona di Piombino. Mentre adesso «il rischio è che chiudano – spiega Giuseppe Gucciardo, segretario provinciale della Filt Cgil – con il conseguente licenziamento dei lavoratori».

Tutto è frutto della progressiva crisi che ha colpito il settore e che non ha risparmiato nessuno. Liberty Magona inclusa. Ma se per la multinazionale «la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali è una strada percorribile – spiega Gucciardo – per queste piccole aziende dell’indotto non è possibile, perché spesso non arrivano singolarmente al numero di dipendenti sufficiente a garantire i criteri di accesso a questi aiuti. Stiamo seguendo ad esempio in maniera diretta le piccole realtà che compongono il consorzio PuliCoil, che si occupano di logistica di supporto e in particolare dello sballaggio e della preparazione dei rotoli di coil per conto di Magona. Anche per loro la situazione è drammatica: va avanti ormai da molto tempo, ma dall’inizio dell’anno – spiega il segretario provinciale della Filt Cgil – queste imprese vivono giorno dopo giorno in una situazione di forte emergenza, lavorando con il contagocce. Forse arrivano a una settimana al mese, e al momento vanno avanti con ferie e permessi. Che tuttavia sono destinati a terminare a breve. E senza accesso ad ammortizzatori sociali adeguati per i lavoratori si aprono scenari davvero drammatici».

Per questo il sindacato ha cercato una sponda nelle autorità regionali. «Grazie anche alla collaborazione dei colleghi della Fiom – spiega Gucciardo – siamo riusciti ad aprire dei canali diretti con la Regione per poter ottenere un incontro urgente. Lunedì per questo saremo al tavolo insieme all’unità di crisi del lavoro della Regione – annuncia – dove chiederemo un approfondimento su quelle che sono le strade percorribili sotto il profilo degli ammortizzatori sociali straordinari. È chiaro – sottolinea – che nelle opzioni cosiddette ordinarie è difficile trovare una soluzione percorribile, perché i numeri di queste aziende non sono certo quelli di Magona. Ma Piombino è un’area di crisi complessa da oltre dieci anni – prosegue Gucciardo – e la speranza a cui ci appelliamo è che possano venire riconosciute delle misure straordinarie a sostegno di queste realtà imprenditoriali e della forza lavoro che in esse trova un impiego. Sono a serio rischio dei posti di lavoro – ribadisce l’esponente del sindacato – famiglie che in questo momento non vedono un futuro percorribile davanti a loro». L’obiettivo, quindi, è quello di aprire «un percorso e un dialogo costruttivo con la Regione – conclude Gucciardo – affinché ci aiuti a salvare questo importante indotto per tutto il territorio di Piombino».

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