La protesta
Itticoltura a Piombino, sindacati in allarme per le tre concessioni a gara: «Centinaia di lavoratori e investimenti messi a rischio»
Massimiliano Gori di Fai Cisl, Mirko Borselli di Flai Cgil e Federico Capponi di Ulila Uil: «Chiediamo a Regione e Comune di attivarsi in modo propedeutico al fine di non perdere ulteriori posti di lavoro»
PIOMBINO. Che la posta in ballo sia alta lo sottolineano le segreterie regionali dei sindacati Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. Che esprimono preoccupazione «in merito alle concessioni demaniali marittime legate al settore dell’acquacoltura, vista la causa della controversa messa a gara di tre concessioni a Piombino». Parlano a una sola voce i segretari Massimiliano Gori di Fai Cisl, Mirko Borselli di Flai Cgil e Federico Capponi di Ulila Uil: «L’attività agricola di acquacoltura non può essere considerata alla stregua di un’attività balneare. L’acquacoltura segue i cicli stagionali di “semina” e “raccolta”, cicli che non possono essere messi a gara semplicemente per rispettare qualcosa che si è male interpretato o non approfondito nella sua complessità. Occorre sapere per tutelare, capire prima di agire».
A far rumore è la determina numero 556 del 13 maggio, a firma del dirigente dell’ufficio Ambiente del Comune di Piombino Luca Favali. In pratica, tre campi di allevamento a mare, riconducibili ad altrettante aziende, hanno le concessioni scadute al 31 dicembre 2023 e la strada che l’ente ha scelto di seguire è quella di procedere all’assegnazione con una procedura di evidenza pubblica. Nessuna proroga. Verranno messe a gara. Ed è qui che nasce il problema. In ballo ci sono le concessioni di Agroittica Toscana, Ittica Golfo di Follonica e Acqua Azzurra Toscana. Nell’arco di dieci mesi si conta di chiudere la procedura. Al netto di carte bollate e ricorsi che paiono inevitabili.
«Le attività di acquacoltura del golfo di Follonica, in particolare quelle insistenti nel Comune di Piombino – sostengono i tre segretari regionali –, sono una delle più importanti realtà del settore in Italia e rappresentano il solo esempio d’investimento operativo svolto in questi anni nel Comune di Piombino per contrastare l’enorme emorragia di posti di lavoro dettata dalla crisi siderurgica che non sembra vedere la luce in fondo al tunnel».
Dato lo scenario i sindacati di categoria rivolgono un «al mondo politico un’esortazione a tutelare le diverse centinaia di famiglie, considerando le stagionalità e l’indotto, che hanno trovato in questi anni una valida alternativa alla siderurgia». E sottolineano che «visto che il problema è già arrivato agli scranni del Parlamento, chiediamo a Regione e Comune di attivarsi in modo propedeutico al fine di non perdere ulteriori posti di lavoro». Confermando che in questa complessa partita «saranno presenti al fianco dei lavoratori per garantire il massimo della tutela».
La procedura definita dal Comune di Piombino prevede prima un avviso di manifestazione d’interesse (ancora non pubblicato) a cui, con una decorrenza di dieci mesi, farà seguito in caso di più di un pretendente l’avvio della procedura comparativa. E un prolungamento di 20 mesi alle concessioni esistenti per completare il ciclo produttivo con l’impegno di liberare poi lo specchio acqueo.
Ma perché prendere una decisione simile, considerando che per il ministero le concessioni per l’acquacoltura non sarebbero assoggettabili alla direttiva Bolkestein? Secondo quanto dichiarato dal sindaco «vige comunque la normativa a tutela della concorrenza – ha spiegato al Tirreno – supportata da sentenze del Tar e del Consiglio di Stato». Stando all’Associazione piscicoltori italiani, invece, il percorso da seguire è un altro. Di sicuro, gli spazi per la proroga delle scadenze ci sono considerato che in alcune regioni, tra cui Sardegna, Marche ed Emilia Romagna, si è provveduto a emanare norme che prevedono l’estensione al 31 dicembre del 2033. E in caso di un intervento della Regione o del Governo lo stesso Comune si è dichiarato disponibile a tornare sui suoi passi.
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