Finanza
Il giallo di via L’Hermite, esce dal coma l’ex inquilino. C’è un fermato per l'aggressione: è il co-titolare di una pizzeria
I carabinieri pronti ad ascoltare il 50enne pestato: l’uomo è sospettato per l’incendio doloso nella casa. È caccia al presunto complice del tentato omicidio
PIOMBINO. Si è risvegliato dopo nove giorni di coma. L’ex inquilino dell’appartamento di via L’Hermite, andato a fuoco lo scorso 22 maggio e da allora posto sotto sequestro, potrà adesso essere ascoltato dai carabinieri della compagnia di Piombino. Che intanto hanno eseguito, su disposizione della Procura di Livorno, il primo fermo per l’aggressione: un 24enne co-titolare di una pizzeria della zona è stato portato al carcere Le Sughere di Livorno perché gravemente indiziato del reato di tentato omicidio.
I militari fin da allora indagano sul mistero di quell’incendio (di cui ormai è accertata la natura dolosa), sul tentativo di furto per cui l’uomo (un 50enne di origini campane) è stato denunciato dal proprietario dell’appartamento poche ore prima dello scoppio del rogo e sul pestaggio che lo stesso ha subito la sera stessa della tragedia. Una violenza così brutale da lasciarlo in fin di vita seminascosto nella boscaglia lungo via del Crinale, ai Diaccioni. Trovato per puro caso tra le 21,30 e le 22 da una coppia che passava lì vicino con il proprio cane e che ne ha avvertito i flebili lamenti: il 50enne, grazie a loro, è stato soccorso in tempo e trasportato in gravi condizioni all’ospedale di Cecina con svariate fratture (al costato e agli arti) e con vistosi altri traumi. Affidato al personale sanitario, è stato operato e ha trascorso gli ultimi nove giorni nel reparto di rianimazione, ridotto in coma farmacologico e in prognosi riservata.
Per quell’aggressione ora c’è appunto un fermato, ritenuto responsabile di tentato omicidio in concorso con un altro soggetto in corso di identificazione.
Il suo risveglio e lo stabilizzarsi delle sue condizioni cliniche segnano la svolta che la Procura di Livorno stava attendendo con ansia. Il pubblico ministero Giuseppe Rizzo, titolare di tutti e tre i fascicoli di indagine attualmente aperti su via L’Hermite, nelle prossime ore valuterà se procedere – relativamente al pestaggio – per l’ipotesi di reato di lesioni personali gravi o se invece aprire un’inchiesta per tentato omicidio. Consapevole che sul caso già iniziano a consolidarsi, grazie al lavoro di indagine dei carabinieri piombinesi, i primi sospetti fondati sui responsabili. Determinante potrebbe rivelarsi proprio la testimonianza del 50enne campano: i militari già avrebbero tentato un primo colloquio con lui ieri mattina a cui a breve – forse già nella giornata di oggi, sabato 1 giugno – potrebbe far seguito un secondo incontro per raccogliere le parole della vittima della brutale aggressione ai Diaccioni. I carabinieri arrivano a questa fase dopo aver già vagliato le immagini delle videocamere di sorveglianza (pubbliche e private) del quartiere: secondo le prime indiscrezioni sulle indagini sarebbero due le figure individuate attraverso i fotogrammi su cui si starebbero addensando i sospetti degli inquirenti. Ipotesi che, se troveranno conferma nella ricostruzione della vittima del pestaggio, potrebbero presto fornire ai militari ulteriori elementi per stringere il cerchio anche attorno al presunto complice del 24enne già sottoposto a fermo.
Il giallo di via L’Hermite dunque è prossimo alla sua risoluzione. D’altro canto, dai tanti dubbi di quel giorno caratterizzato dalle fiamme e dalla paura dei residenti della palazzina, alcuni nodi sono stati sciolti anche dai vigili del fuoco di Piombino: intanto è arrivata la conferma della natura dolosa dell’incendio, con il punto di origine delle fiamme individuato nell’armadio della camera da letto (escludendo quindi qualunque ipotesi accidentale, come un cortocircuito). L’indagine, anche in questo caso, è attualmente contro ignoti ma il principale indiziato è proprio l’ex inquilino, cacciato dall’appartamento in cui era ospite (in quanto in prova nell’attività di cui è titolare il proprietario dell’abitazione andata a fuoco) solo pochi giorni prima dell’incendio. E trovato dallo stesso possessore della casa sulle scale della palazzina con in mano un sacco contenente oggetti di sua proprietà. Per questo il proprietario, che aveva trovato la porta di casa forzata, lo ha denunciato ai carabinieri: si trovava proprio in caserma quando, alle 16 di quel pomeriggio, è scattata la chiamata ai vigili del fuoco per segnalare il rogo nella palazzina.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
