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Il caso

Sparì facendo finta di essere morto: imprenditore (ed ex arbitro) condannato. Una clamorosa “fuga” tra bugie e simulazioni

Sparì facendo finta di essere morto: imprenditore (ed ex arbitro) condannato. Una clamorosa “fuga” tra bugie e simulazioni

Davide Pecorelli era riapparso dopo mesi naufragando a Montecristo. Secondo l’accusa alla base non ci sarebbe un tesoro da scoprire...

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PORTOFERRAIO. Era stato dato per morto. Ucciso in Albania nell’auto che aveva preso a noleggio, trovata bruciata con le sue cose dentro. Ma otto mesi dopo, nel settembre del 2021, è naufragato sull’isola di Montecristo sostenendo che si sarebbe presentato in procura per chiarire l’accaduto. Ora Davide Pecorelli, imprenditore nel settore beauty originario dell’Umbria ma con legami in provincia di Arezzo dove è stato arbitro, è stato condannato a 4 anni di reclusione per le accuse di incendio doloso, violazione dei confini nazionali e ostacolo al raggiungimento della verità.

Assolto da due accuse

A emettere la sentenza – spiegano i legali del manager – è stato il tribunale di Scutari, in Albania, che ha assolto l’imputato dalle accuse di vilipendio di cadavere e truffa. «Il giudice – dicono gli avvocati Andrea Castori e Massimo Brazzi – ha ritenuto insussistenti alcune gravi ipotesi di reato e ci sono state le attenuanti per il risarcimento del danno, nonché per la particolare condizione psicologica al momento del fatto. La condanna, a discrezione del giudice, potrà essere condizionalmente sospesa o convertita in lavori socialmente utili».

Scomparsa e naufragio

La vicenda di Pecorelli, 49 anni, era diventata un mistero quando il 6 gennaio l’auto che aveva noleggiato a Tirana – dove sembra fosse andato per risollevare le sorti delle sue attività – era stata ritrovata bruciata a Puke, al confine col Kosovo. Gli inquirenti avevano pure sospettato un omicidio. Anche perché nell’auto distrutta dalle fiamme c’erano delle ossa umane, l’orologio di Pecorelli e il suo telefonino. Da quel momento di lui si era persa ogni traccia. Il 18 settembre, però, il manager è riapparso sull’isola di Montecristo, dove è arrivato a bordo di un gommone preso a noleggio sull’isola del Giglio sotto falso nome. Quel giorno a Montecristo c’era un po’ di mare, perciò il 49enne ha cercato rifugio. Peccato che nella zona non si possa attraccare senza autorizzazione, dunque era stato individuato e fermato dai carabinieri, a cui Pecorelli finì per riferire la storia della caccia a un presunto tesoro in stile conte di Montecristo.

La ricostruzione

Secondo l’accusa, invece, all’inizio di gennaio del 2021 Pecorelli avrebbe dato fuoco ad un’auto da lui noleggiata in Albania, al cui interno avrebbe fatto ritrovare resti di ossa umane per simulare il proprio decesso. Alla base ci sarebbe una storia di debiti e conti non saldati che ne hanno fatto un fuggiasco. E ieri ha aspettato la sentenza in casa della mamma a Pietralunga, in provincia di Perugia. Il pubblico ministero aveva chiesto 12 anni di reclusione. Ma l’ipotesi della pubblica accusa «non ha trovato riscontro nella sentenza inflitta e pertanto la procedura di estradizione non sarebbe più sorretta dalla misura cautelare». L’udienza davanti alla corte d’Appello di Perugia per decidere la richiesta di estradizione, comunque, è stata fissata per il 28 maggio.

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