Toscana
Ecco lo zafferano made in Sassetta: così si recuperano terreni incolti
Nel progetto imprenditoriale sono coinvolte già tre aziende agricole. Il prodotto è venduto col marchio “Lo Zaffo” a ristoranti, negozi e a chi vuole sostenere questa avventura
SASSETTA. Il progetto è ambizioso, l’impresa per realizzarlo coraggiosa. Il risultato finale? Promuovere Sassetta “paese dello zafferano”, in prospettiva il riconoscimento Slow Food. Ci stanno provando Eleonora, Paolo e Damiano Lorenzelli, Elisabetta Serni e il marito Franco Garzella, Laura Carciola e il marito Massimo Martinelli con risultati già tangibili: la messa a dimora (a mano) a fine agosto 2023 di oltre duemila bulbi (crocus) di zafferanno, la raccolta all’alba, tre mesi dopo, dei fiori, le successive fasi di spetalatura, essicazione e riposo al buio per due mesi hanno prodotto in queste settimane il primo raccolto dei “coltivatori coraggiosi”. Che versato in minuscole boccette di vetro (mezzo grammo in ciascuna) in elegante confezione viene proposto a ristoranti, alimentari, negozi, sostenitori con su il marchio di lancio: “Lo Zaffo – Zafferano di Sassetta”.
Una piccola scritta sulla stessa confezione rivela il sentimento che anima l’impresa: “Coltivare il nostro zafferano in modo naturale e senza ausilio di mezzi meccanici ci costa molta fatica ma lo facciamo con piacere per ottenere un prodotto sano e di qualità”. Un sito, creato da Elisabetta, l’informatica del gruppo (www.zafferanodisassetta.it), consiglia i molti modi di utilizzare lo zafferano in cucina e le sorprese non mancano, una molteplicità di proposte ben oltre il classico risotto alla milanese.
Detto dei protagonisti e del risultato del loro lavoro, ora raccontiamo i momenti significativi del percorso che oggi porta in tavola “Lo Zaffo”. La parola a Paolo Lorenzelli, per gli amici del gruppo “il motivatore”, in anni passati assessore al Turismo, promotore di varie iniziative pro-Sassetta, entusiasta della nuova sfida: «Abbiamo ripreso e realizzato un progetto affidato a una cooperativa di giovani e rimasto sulla carta. Si è cominciato recuperando piccoli appezzamenti incolti, tutto secondo le regole della buona agricoltura, poi tanto sudore per la preparazione del terreno, la piantumazione, il primo raccolto. La nostra impresa – prosegue Paolo Lorenzelli, imprenditore edile – non è chiusa: se altri vogliono unirsi al nostro gruppo sono i benvenuti, purché accettino una regola esclusiva: i terreni devono essere nel comune di Sassetta».
La scintilla, va detto, è partita dal nipote di Paolo, Damiano: circa tre anni fa mise a dimora i primi bulbi. C’era il Covid, il lockdown esaltò la ricerca di aria aperta, lo zafferano produsse un contagio salutare nella cerchia degli amici. Oggi i terreni coltivati con la spezia venuta dall’Oriente sono complessivamente due ettari e mezzo, in zone diverse e di proprietà di chi li coltiva: Pisciarello (Zafferaneto 1, dei Lorenzelli) sulla provinciale Sassetta-Suvereto; La Mattacciola (Zafferaneto 2, lavorato da Laura Carciola, imprenditrice agricola di Donoratico e dal marito Massimo Martinelli) non lontano dalla prima e Poggio Michelino-Campo di Gai (Zafferaneto 3-4, di Elisabetta Serni con il marito Franco Garzella) sopra la Val Canina.
In prossimità di ogni campo cartelli segnalatori informeranno cicloturisti e appassionati di trekking della possibilità di arricchire l’escursione con una visita alle coltivazioni dello zafferano di Sassetta in fiore.
E mentre “Lo Zaffo” si avvia a conquistare un mercato, certo di nicchia, ma molto interessante e di buona cucina, Sassetta si arricchisce di una produzione sostenibile, ecocompatibile e sorretta da tanto orgoglio paesano. Che si iscrive nella sua insegna di luogo accogliente.
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