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Piombino, iniziate le demolizioni all’Afo4: così sarà rimosso uno simbolo della città – Video

di Gabriele Buffoni
Le operazioni di smantellamento del primo tratto di nastro trasportatore ancorato all’imboccatura dell’Afo4 (foto Paolo Barlettani)
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Le operazioni di smantellamento del primo tratto di nastro trasportatore ancorato all’imboccatura dell’Afo4 (foto Paolo Barlettani)

Portato a terra il primo tratto ancorato all’altoforno. Si modifica lo skyline piombinese, segnando una tappa decisiva nel lungo processo di smantellamento dell’area dell’ex acciaieria

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PIOMBINO. I tiranti della gru tesi, con i grossi cavi che lentamente trascinano a terra l’imponente blocco del nastro trasportatore appena smontato dall’imboccatura dell’altoforno. Tra gli operai che affollano il cantiere il silenzio è teso. Non solo perché il livello di concentrazione è alto ma anche perché quel primo blocco – da smantellare completamente a terra – trascina con sé anche una parte di storia della città. Con la giornata di ieri (giovedì 22) infatti sono ufficialmente iniziate le operazioni di demolizione dell’altoforno.

Da ora in poi – in un periodo stimato tra i 40 e i 60 giorni al massimo – l’enorme complesso che rappresenta il simbolo della Piombino industriale pian piano verrà demolito. Modificando per sempre lo skyline piombinese e segnando una tappa decisiva nel lungo processo di smantellamento dell’area dell’ex acciaieria.

Due settimane di ritardo

Le operazioni nella zona dell’Afo4 si divideranno in due lotti principali. Il primo – quello avviato negli ultimi giorni con la predisposizione del cantiere e, ieri, con lo smontaggio del primo blocco – riguarderà il nastro trasportatore mentre il secondo lotto vedrà gli operai della ditta specializzata F&R (l’impresa incaricata delle operazioni di demolizione, come già in precedenza per gli interventi nell’ex area a caldo) prendere d’assalto proprio la struttura dell’Afo4.

I lavori al nastro avrebbero in realtà dovuto prendere il via già agli inizi di febbraio ma il via al cantiere è stato posticipato di un paio di settimane «a causa delle problematiche relative al noleggio delle gru periscopiche necessarie per procedere con lo smontaggio e il trasporto a terra delle varie sezioni – spiega il direttore generale di F&R Francesco Mangani – si tratta di macchinari piuttosto specifici, con caratteristiche particolari, e la cui disponibilità su tutto il territorio nazionale purtroppo non è così facile da reperire. Anche perché serve un’organizzazione ben precisa – rivela – trattandosi di strutture che hanno bisogno di vari giorni anche solo per essere piazzate e montate. Inoltre, per operare nel sito industriale, sono stati necessari corsi di formazione per gli operai della ditta incaricata del montaggio del mezzo sul posto. Varie complicazioni – conclude – che ci hanno costretto a ritardare un minimo il cronoprogramma iniziale».

La prima sezione

Ieri dunque sono partite le operazioni al primo settore del nastro trasportatore. «Un punto particolarmente delicato – spiega Mangani – dato che si è trattato di una sezione del nastro ancorata all’altoforno. Diversamente da altre sezioni che sono di fatto appoggiate sui pilastri di sostegno e che saranno più semplici da portare a terra, in questo caso si è dovuto procedere prima allo smontaggio della cerniera che collegava il nastro all’imboccatura dell’Afo4, ovvero a una struttura rigida. Il tutto senza danneggiare le parti che dovranno essere smantellate in un secondo momento».

Marcia senza soste

Ora che però il cantiere è avviato il piano della ditta F&R è di procedere senza ulteriori soste o ritardi. «Due settimane circa per il nastro trasportatore – conferma Mangani – poi passeremo alla struttura principale dell’altoforno: vogliamo cercare di sfruttare al massimo la presenza delle gru che abbiamo montato per questi lavori al nastro trasportatore per procedere subito dopo aver terminato lo smontaggio delle varie sezioni del nastro con lo smantellamento delle parti più alte dell’Afo4». Dopodiché, come già anticipato dal Tirreno, la demolizione procederà con due tagli in sezione e altrettanti collassi controllati, come per gli ex convertitori.

Il tutto mentre in città non si ferma la protesta di chi cerca di salvare l’altoforno chiedendo un suo riutilizzo come monumento industriale (raccogliendo, tra gli altri, anche la firma del regista Paolo Virzì che qui girò il suo primo film “La bella vita”). «Non entro nel merito, dato che noi stiamo solo facendo il nostro lavoro e non siamo i proprietari – commenta Mangani – ma so per esperienza che servono milioni di euro di investimento per salvaguardare e mantenere in sicurezza una struttura simile».

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