Sicurezza
Garbo chiude a fine giugno, Piombino perde il tocco di design
Un altro pezzo di storia del commercio piombinese se ne va. La titolare: «È diventato troppo complicato stare sul mercato». Presto una vendita di liquidazione
PIOMBINO. A fine giugno chiuderà “Garbo”. Ed è un altro pezzo di storia piombinese che se ne va. Trentacinque anni di storia, per la precisione, di un’attività commerciale che da subito quando aprì i battenti nel 1989 si contraddistinse per originalità ed innovazione. Sono molti i negozi che nel 2024 hanno abbassato definitivamente la saracinesca, tasselli di un mosaico che contribuisce a costruire il tessuto commerciale di una città sempre più orfana di insegne che non identificano solo il proprio prodotto ma anche una strada, una via o una piazza.
Quando Rita Colombelli ha inaugurato “Garbo, Home Design” aveva solo 23 anni, una vita dedicata all’oggettistica, al design, a lampade particolari e a sedie che non sono solo delle semplici sedie, ma piccole opere d’arte il cui valore spesso aumenta con il passare del tempo. «Questa attività è la mia vita – dice Colombelli – qui sono cresciuta ed ho passato momenti bellissimi. Ma ora è tempo di chiudere e salutare i molti clienti che mi hanno supportata in tutti questi anni».
Clienti che nel frattempo non l’hanno certo abbandonata. Il problema, infatti, non è tanto il calo di affari quanto l’aumento di tutte le voci esterne che lasciano alla fine del mese margini di guadagno sempre più risicati. «Indubbiamente – prosegue- la gente compra un po' meno, ma sebbene molte persone continuino a servirsi da me gli aumenti degli ultimi anni tra luce e trasporti sono davvero importanti e non aiutano a vivere bene. Dalla pandemia in poi i problemi sono andati amplificandosi e per restare a galla bisognerebbe investire e diversificare con la vendita online ma non mi sento sufficientemente preparata per questo. Ho sempre seguito e consigliato i miei clienti da vicino, mi piace lavorare così».
Rita ha tre figli: Giovanni di 29 anni, architetto, Biagio di 26, podologo e Chiara di 24 che studia Lettere presso l’Università di Pisa. Tre grandi amori che però hanno legittimamente scelto di dedicarsi ad altre attività, non compatibili col negozio della loro mamma. «È un altro dei motivi per cui ho deciso di chiudere – spiega Colombelli – loro hanno le loro vite ben delineate ed io iniziavo a sentire il bisogno di riappropriarmi della mia. Sono attraversata da emozioni contrastanti, se da un lato sono felice di tornare ad essere libera di viaggiare, di dedicarmi al mio orto, alla casa e alla nuova arrivata in famiglia, la cagnolina Uma, dall’altro sento già la nostalgia di quella che è stata una parte importante della mia vita. Ma la verità è che è diventato troppo difficile stare al commercio oggi».
Più o meno dieci anni fa “Garbo” subì il primo grande cambiamento trasferendosi da via Ferrer dove era nato e cresciuto a via Cellini, 38. Ma in un momento tanto difficile per il commercio in generale, indubbiamente a causa dello scarso potere economico della gente, Colombelli individua anche una crisi culturale rispetto ad oggetti di design cui viene dato sempre meno valore. «Soprattutto i giovani – sottolinea – sembrano prestare meno attenzione ad oggetti che potrebbero diventare anche da collezione. Sono in pochi a conoscere stili e architetti, un aspetto che sembra appartenere di più alle generazioni passate. Inoltre se prima capitava spesso di essere scelta per compilare le liste di nozze- aggiunge- oggi i ragazzi che sposano hanno già tutto e quindi si rivolgono alle agenzie di viaggi».
Tra non molto “Garbo” effettuerà una vendita di liquidazione per cessazione attività ma nel frattempo Rita continua ad accogliere con il sorriso i suoi clienti, alcuni dei quali dopo aver appreso la notizia le hanno detto di essere molto dispiaciuti per Piombino, ma felici per lei. «Sono consapevole di chiudere un altro negozio storico della nostra città - conclude Colombelli- ma penso sia giusto farlo adesso perché mi appresto ad abbassare la saracinesca portandomi dietro un bellissimo ricordo di quello che non ho mai considerato un lavoro, ma una grande passione».
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