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Piombino, dopo lo sfratto e le notti in macchina la famiglia è divisa: «Ora ho paura per i miei figli»
La disperazione di una madre: «Spero che qualcuno possa darci una mano»
PIOMBINO. Dietro la notizia di uno sfratto si nascondono storie di sofferenza, tensioni, famiglie in difficoltà. Si celano volti. E il volto di Maria (il nome è di fantasia) è contratto, come scavato da un’ansia che giorno dopo giorno si fa più martellante. «Devo raccontarle dei miei bambini», esordisce appena varcata la soglia d’ingresso nella redazione del Tirreno. Fatica a trattenere le lacrime. Ma inizia a parlare. Come un fiume in piena, aiutata da un’amica che la guida quando, travolta dalle emozioni, rischia di perdere il bandolo della matassa. «Sei confusa! Raccontagli dei tuoi ragazzi, spiega che vivi lontano da loro». «È questa la mia ferita che continua a sanguinare – riprende allora – Non abbiamo più una casa e la mia famiglia è divisa. E ho paura per i miei figli».
Riavvolgiamo il nastro. Ottobre scorso. Lo sfratto per morosità diviene esecutivo e la famiglia di Maria deve abbandonare l’appartamento in affitto in centro a Piombino. «Non riuscivamo a pagare l’affitto, mio marito ha problemi di salute e non può più lavorare con continuità». Di colpo sei persone si trovano senza casa: il padre di famiglia, che abita a Piombino da oltre trent’anni, Maria, una bambina di due anni e mezzo, e tre figli più grandi, di cui due minorenni. «Per quattro giorni abbiamo dormito in macchina – racconta – faceva freddo e pioveva, ho scaricato la batteria dell’auto, per far passare un po’ d’aria tenevamo il finestrino leggermente aperto, ma l’acqua entrava in macchina. È stato terribile».
La famiglia è seguita dai servizi sociali del Comune e dall’Asl, che quando è esplosa l’emergenza familiare lo scorso ottobre si sono attivati per trovare una soluzione. La donna e la bambina di due anni e mezzo hanno trovato accoglienza in una casa rifugio per donne. Gli altri due figli minorenni sono in una struttura, il padre e il figlio più grande da allora sono in strada. Un nucleo familiare disgregato. Da mesi. L’inferno personale di Maria che non riesce proprio a darsi pace. Uno dei miei figli non sta bene, soffre di asma. E quello più piccolo sta male, vuole tornare da me e da suo babbo, è già scappato due volte. Minaccia di farsi del male. Io ho paura, non riesco a dormire».
Per questo, ormai da giorni, Maria chiede aiuto agli assistenti sociali, si è rivolta persino ai carabinieri. «Sono stati molto bravi, mi hanno aiutato e mi danno dei consigli», racconta. La donna ha ottenuto un supporto psicologico per andare avanti, nonostante la situazione familiare continui a logorarla. «Non dormo più, ho sempre la testa da un’altra parte – dice con le lacrime agli occhi – non posso stare tranquilla pensando ai miei figli che stanno male, lontani da me». L’amministrazione comunale fa sapere di seguire da vicino la situazione della famiglia e di aver attivato i percorsi previsti in questa situazione per trovare una soluzione. «Quello che chiedo è trovare il modo per riunire la mia famiglia – conclude Maria – siamo sempre stati uniti, pur nelle difficoltà. Ho paura che succeda qualcosa di grave. Spero davvero che qualcuno, a partire dalle istituzioni pubbliche, possa darci una mano».
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